Teatro Menotti: “Il teatro di Saverio La Ruina”

la ruina
foto Tommaso Le Pera

Le storie e la lingua sono i due elementi che costituiscono il teatro di narrazione di Saverio La Ruina. Due aspetti che nella sua personale al Teatro Menotti sono strettamente connessi, sono protagonisti in un unico percorso tra le tappe della sua straordinaria e inesauribile produzione.
Da Saverio e Chadli vs Mario e Saleh, che sarà presentato in prima nazionale a due “classici” come Dissonorata e La Borto per concludersi con il sorprendente Polvere.
Un teatro della parola e delle emozioni che nascono dalla parola stessa e dai temi che si intersecano, che non possono esistere l’una senza gli altri; il linguaggio che è musicalità, è espressione, la parola che diviene drammaturgia.

19|24 ottobre prima nazionale

SAVERIO E CHADLI VS MARIO E SALEH

All’inizio c’erano Mario e Saleh, un occidentale cristiano e un arabo musulmano che, all’indomani di un terremoto, si ritrovano a convivere nella stessa tenda. Ma alla prima nazionale, Chadli, l’attore che interpreta Saleh, esce dal personaggio e riscrive il finale. Rimango sconcertato. Intuisco in quella ribellione una grande sofferenza. Vorrei accoglierla nello spettacolo. Le repliche continuano, i mesi passano, io e Chadli parliamo. Lui mi racconta di sé, dell’Islam, della sua vita in Italia da arabo di seconda generazione. Spesso registriamo le nostre chiacchierate. Poi faccio la cosa più semplice: faccio un passo indietro, metto Saverio e Chadli accanto a Mario e Saleh e lascio che siano loro a parlare…

Saverio La Ruina

26|27 ottobre

DISSONORATA
Un delitto d’onore in Calabria

Spesso, ascoltando le storie drammatiche di donne dei paesi musulmani, mi capita di sentire l’eco di altre storie. Storie di donne calabresi dell’inizio del secolo scorso o di oggi. Quando il lutto per le vedove durava tutta la vita e per le figlie anni e anni. Le donne vestivano quasi tutte di nero, compreso una specie di chador sulla testa, anche in piena estate. Donne vittime della legge degli uomini, schiave di un padre-padrone e il delitto d’onore era talmente diffuso che una legge quasi lo depenalizzava.
Partendo dalla “piccola” ma emblematica storia di una donna calabrese, lo spettacolo offre lo spunto per una riflessione sulla condizione della donna in generale. Parlando del proprio villaggio, parla della condizione della donna nel villaggio globale. Nello spettacolo risuonano molteplici voci di donne. Voci di donne del sud, di madri, di nonne, di zie, di loro amiche e di amiche delle amiche, di tutto il parentado e di tutto il vicinato. E tra queste una in particolare. La “piccola”, tragica e commovente storia di una donna del nostro meridione. Dal suo racconto emerge una Calabria che anche quando fa i conti con la tragedia vi combina elementi grotteschi e surreali, talvolta perfino comici, sempre sul filo di un’amara ironia.

Premio Ubu 2007 “Migliore attore italiano” Premio UBU 2007 “Migliore testo italiano”; Premio Hystrio alla Drammaturgia 2010; Premio Ugo Betti per la drammaturgia 2008 “Segnalazione speciale”; Premio G. Matteotti 2007 “Segnalazione della commissione”.

28|29 ottobre

LA BORTO

Non è solo la storia di un aborto. È la storia di una donna in una società dominata dall’atteggiamento e dallo sguardo maschili, uno sguardo predatorio che si avvinghia, violenta e offende; un atteggiamento che provoca gli eventi ma fugge le responsabilità. L’aborto ne è solo una delle tante conseguenze. Ma ne è la conseguenza più estrema. La protagonista racconta l’universo femminile di un paese del meridione. Schiacciata da una società costruita da uomini con regole che non le concedono appigli e che ancora oggi, nel suo profondo, stenta a cambiare, Vittoria racconta il suo calvario in un sud arretrato e opprimente. E lo fa nei toni ironici, realistici e visionari insieme, propri di certe donne del sud.
Non mancano momenti sarcastici e ironici come quando gli uomini geometri misurano il corpo femminile, come se al posto degli occhi avessero il metro. O come quando il paese si trasforma in una immensa chiesa a cielo aperto per scongiurare le gravidanze. Né quelli commoventi legati alla decimazione del “coro” delle donne.
Ma quando la protagonista chiude il cerchio col racconto del calvario della nipote, il sarcasmo e la commozione lasciano il posto a una profonda amarezza, mettendoci davanti alla dura e ambigua realtà dei nostri giorni.

Premio UBU 2010 “Migliore testo italiano”; Nomination Premio UBU 2010 “Migliore attore”; Premio Hystrio alla Drammaturgia 2010; Testo selezionato per il progetto Face à Face 201.

30|31 ottobre

POLVERE
Dialogo tra uomo e donna

Le botte sono la parte più fisica del rapporto violento di coppia; l’uccisione della donna la parte conclusiva. Ma c’è un prima, immateriale, impalpabile come polvere evanescente che si solleva piano intorno alla donna, la circonda, la avvolge, ne mina le certezze, ne annienta la forza, il coraggio, spegne il sorriso e la capacità di sognare. Una polvere opaca che confonde, fatta di parole che umiliano e feriscono, di piccoli sgarbi, di riconoscimenti mancati, di affetto sbrigativo, talvolta brusco.

Da un’operatrice di un Centro antiviolenza

Non so quanto c’entri il femminicidio con questo lavoro. Ma di sicuro c’entrano i rapporti di potere all’interno della coppia, di cui quasi ovunque si trovano tracce.

Saverio La Ruina

Premio Lo Straniero 2015; Premio Enriquez a2015 alla Drammaturgia; Premio Enriquez 2015 Miglior Attore; Premio Annibale Ruccello 2015 alla drammaturgia.

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