ProfAmà | Leonessa D’Oro, 20 candeline e un dialetto più vivo che mai. Il racconto di Michele Faracci

Leonessa d'Oro 2026 al Teatro Micheletti di Travagliato durante la premiazione del Festival Nazionale del Teatro Dialettale

La XX edizione del Teatro Dialettale di Travagliato attraverso le parole dell’uomo simbolo del GATAL, Gruppo Attività Teatrali Amatoriali Lombardia

Di Veronica Fino e Michele Faracci

Cari Amici,

Vi avevo già raccontato della Leonessa D’Oro, il Festival del Teatro Dialettale di Travagliato (BS) ideato dalla meravigliosa Maria Teresa Scalvini in occasione della scorsa edizione.

Eppure, non sono la sola a descrivere l’importanza di questo concorso di risonanza nazionale.

Pure quest’anno la Manifestazione si è conclusa con il Gran Galà dello scorso 16 Maggio.

Durante la serata è avvenuta la premiazione, presso lo storico Teatro Micheletti. La statua della Leonessa, simbolo di Brescia è finita a Roma, alla Compagnia AD HOC per “Na coccarda Tricolore”.

Un testo molto sentito, inevitabilmente; legato ai tempi di un’Italia Garibaldina che sentiva.

Il suo essere parte di una nazione, le necessità di riconoscersi mantenendo le proprie peculiarità.

Riflesso di un popolo che Sentiva.

In modo più forte ed esteso su un territorio allora in preda ai tumulti rivoluzionari, un senso fiero di appartenenza e unità all’Italia.

Qualcosa che forse dovremmo ritrovare, per ritrovare quell’identità autentica di cui abbiamo anticipato prima.

In questa occasione però, io mi limiterò a riportare le parole e l’articolo sulla Leonessa di una delle persone a me più care, Michele Faracci.

Storico appassionato e protagonista con Gatal del teatro amatoriale da oltre cinquant’anni, esperto di professionismo ripercorre valori, tradizioni e significato culturale. 

Sono certa che ne apprezzerete il modo gentile, appassionato e attento con cui scrive. Lui che, di teatro Ama’toriale, ha vissuto per oltre 50 anni.

Soprattutto perché iniziò con l’allora Gruppo Teatro voluto da Monsignor Longoni e l’indimenticato Roberto Zago, che fondò, inoltre, la storica Compagnia Dei Giovani.

Da quel momento fin ad oggi, a quasi 88 primavere, Michele ininterrottamente respira, vive appieno e ispira quel mondo di cui è stato grande protagonista.

Buona lettura!

La Leonessa d’oro 2026

La Leonessa d’Oro è molto più di un premio: è il cuore del Festival Nazionale del Teatro Dialettale ideato da Maria Teresa Scalvini.

Colei che ha creato un piccolo miracolo, tutto italiano.

Una manifestazione lungimirante fin dagli albori. Nata nella piccola provincia bresciana, essa è poi cresciuta enormemente.

Fino a diventare riferimento nazionale per la valorizzazione delle tradizioni linguistiche e teatrali italiane.

Ogni anno dieci compagnie provenienti da diverse regioni si confrontano sul palco. Così facendo, richiamano simbolicamente le “Dieci Giornate” che valsero a Brescia l’appellativo di Leonessa d’Italia

Durante la presentazione della manifestazione, immancabile l’intervento dell’Assessore alla Cultura Lombardia Simona Tironi. Di origini travagliatesi, elogia un lavoro che dura tutto l’anno.

Lo definisce, significativamente, un Festival con un forte valore educativo e culturale.

Non solo per la Lombardia.

Naturalmente, Tironi sottolinea anche l’impegno enorme negli anni di Maria Teresa Scalvini, di cui è grande amica e discepola.

Di Maria Teresa, la vera Leonessa D’Oro, nella stessa misura sottolinea la grande dedizione nel trasmettere il patrimonio del dialetto. Che estende anche ai più giovani e nelle scuole.

Un esempio di accoglienza e attenzione verso le persone. 

E un lavoro realmente oneroso: una selezione fra ben più di 120 opere e Compagnie aspiranti. Tutte desiderose di partecipare, esprimendo parte della propria cultura, che -ricordiamolo- costruisce la nostra storia.

Quest’anno la vittoria è andata all Compagnia AD HOC APS di Roma per lo spettacolo “‘Na coccarda Tricolore“.

La Leonessa dal meta-teatro al meta-articolo

Se è vero che, partendo dalle “Rane” di Aristofane e arrivando ai “Sei” di Pirandello, senza dimenticare “Il Sogno” di Shakespeare, il meta teatro si è sviluppato fino a dominare assai il teatro contemporaneo, decido di fare un’operazione di meta-articolo.

“Un articolo nell’articolo”, citato per intero.

Ma non Vi aggiungo altro, se non che da un tentativo di ribalta locale, di paese, è ora storia di in essere. Di UN Paese.

Dove, da Nord a Sud le Compagnie dell’intero mondo amatoriale, le cui compagnie fanno a gara per essere presenti e poter esibire il trofeo della Leonessa.

A seguire, in sintesi, la bellissima analisi del nostro Ama’ d’eccellenza, Faracci, che ha anche consegnato uno dei premi della Leonessa.

A tal proposito, acciocché troviate l’estratto più semplice da distinguere, Ve lo aggiungerò distinguendolo in corsivo, evidenziandone inizio e finale in grassetto.

(Che in inglese è bold, nel senso di coraggioso, e mi sembra il termine più azzeccato, pubblicando su un canale per lui inedito -n.d.r.-)

Michele Faracci: “Il dialetto è la memoria di un mondo semplice”

«Si dice spesso che il dialetto stia scomparendo, ma è pur vero che gli amatori sono i più veri difensori di questo patrimonio.

Ciò poiché

il dialetto è un’espressione tangibile delle tradizioni e degli specifici valori di comunità che non possono andare dispersi.

Ne è una prova il Festival Nazionale del teatro dialettale “Leonessa d’Oro” che si tiene ogni anno a Travagliato (BS). E’ un po’  l’esempio dell’Italia unita attraverso il Teatro. 

Il dialetto attinge ai valori della terra e delle tradizioni e vuole salvare il linguaggio per mantenerlo vivo e trasmetterlo, attraverso il palcoscenico, nella vita di tutti i giorni.

E’ una cultura destinata a sparire se non viene coltivata, merita l’attenzione di tutti e l’amore che Travagliato dimostra è un esempio da imitare.

In sintesi, è memoria d’un mondo semplice, genuino e i ricordi di un’età passata devono essere tutelati.

Maria Teresa Scalvini da vent’anni ne è l’animatrice entusiasta e instancabile. Quest’anno è il coronamento di un viaggio lungo vent’anni, un traguardo storico. E Maria Teresa ne può andare fiera.  

Si sono presentate ben 106 candidature da tutta Italia e, dopo plurime valutazioni e selezioni, sono state scelte le dieci compagnie finaliste:

  • Bologna,
  • Brescia,
  • Padova,
  • Roma,
  • Torino,
  • Trapani,
  • Trento,
  • Venezia
  • Verona

Un caleidoscopio di alcuni dialetti del nostro stivale, dopo una non facile scelta.

Molteplici tipi di dialetto che hanno calcato il palcoscenico del bel teatro Micheletti di Travagliato dal febbraio al maggio di quest’anno, in lizza per l’ambito trofeo della statuetta d’Oro.

La Leonessa, un esplicito rimando all’intreccio stesso della città ospitante.

Sabato 16 maggio scorso si è svolta la serata di gala delle Premiazioni al miglior lavoro, agli attori, ai registi, alle compagnie sino alla compagnia vincitrice assoluta, alla presenza dell’Assessore alla Scuola e Lavoro della Regione e ai vertici dell’amministrazione comunale e delle istituzioni locali.

Due diversi momenti della Leonessa, ricordando Giuliana Balzaretti

Ci sono stati anche due momenti diversi, ma entrambi molto toccanti, quando il teatro ha fatto spazio alla memoria ricordando Giuliana Balzaretti.

Balzaretti è stata figura instancabile del teatro dialettale bresciano, cui è stata dedicata questa edizione del ventennale.

La seconda parte si è caratterizzata infine con la performance catalizzante dell’attore e regista bresciano Giuseppe Pasotti.

L’artista ha presentato, con  notevole forza espressiva, “Tu non uccidere” tratto dal celebre saggio di Don Primo Mazzolari.

Un intenso momento di riflessione che è andato ben oltre la competizione teatrale.

La Leonessa d’Oro 2026 se l’è aggiudicata la compagnia AD HOC APS di Roma con un testo storico riferito all’epoca garibaldina, di grande impatto emotivo.

Per ogni premio, naturalmente, hanno avuto spazio e menzione anche le relative nomination, che hanno sfiorato la vittoria e si sono contese il podio.

La Leonessa, “un caleidoscopio” di dialetti, incontri, riflessioni e amicizia

La manifestazione è stata una grande occasione di incontro, di riflessione e di amicizia tra appassionati di quest’arte.    

Mi permetto un ultimo commento a conclusIone di una magnifica serata: il rammarico per l’assenza di una compagnia Gatal!

Michele Faracci   

Nota: *in questa edizione, effettivamente, per la Leonessa D’Oro, non sono state selezionate Compagnie fra le circa 90 iscritte al circuito del Gruppo Attività Amatoriali Teatrali Lombardia. Come soleva essere, invece, consuetudine negli scorsi anni.

Dopo la Leonessa D’Oro è sempre quasi tempo di Καλο Καλοκαιρι

Mentre torno a scriverVi in prima persona, rifletto.

Vi sembreranno, queste, settimane di intenso lavoro per me con ProfAmà.

Per dirla tutta (ok, nello scritto, il concette di dire fa sorridere persino me, ma… sono licenze letterarien.d.r-), ho avuto modo di conoscere molti artisti.

Tutti, in verità, meriterebbero davvero di essere raccontati.

E io spero arrivi a Voi, gentili Lettori e appassionate Lettrici, anche solo una parte di ciò che mi hanno regalato.

Solo nell’ultimo periodo, ad esempio: la direttrice di Accademia Ucraina di Balletto, la Prof che ha ideato Kerkìs-Teatro Antico in Scena, le emozioni ai casting di Alice-il Musical.

Ancor più di recente, i ragazzi di Compagnia Mai.

Anzi, con l’occasione, ringrazio di nuovo MilanoTeatri che ci ospita, come sempre, e come di dovere.

In ultima istanza, anzi, devo ammettere che è così.

Invero, ho intensificato i miei pezzi perché poteste godere delle bellissime esperienze che sto vivendo, in vista della pausa estiva.

Anche perché –off topic totale– il 18 Luglio sarà per me una data importante e vorrei arrivarci pronta. Il bianco, a volte, è difficile da portare!

A parte i miei personalissimi sproloqui (sarà il caldo, suvvia -n.d.r.-), prima di augurarVi buona Estate, Vi riserverò un’altra piccola sorpresa.

A tal proposito, i Greci hanno un’espressione di buon augurio molto celebrata, Καλο Καλοκαιρι, ma aspetto ancora un po’ per dirlo.

Ve l’hoo promess

Ve l’hoo promess e Ve ‘l promett. Ovvero: ve l’ho promesso e ve lo prometto, come diciamo nel nostro bel dialetto meneghino.

Sì, perché il Il dialetto è senza alcun dubbio un tesoro del nostro bel Paese.

(Bello per davvero, in barba agli eterni lamentosi -n.d.r.-)

La manifestazione di Travagliato, giunta alla sua ventesima edizione, ha assunto, di anno in anno, una valenza sempre più qualificata e ambita.

A dimostrazione di come quel sistema linguistico autoctono sia specchio di tutti noi: quello spirito identitario di Nazione lo abbiamo impresso.

Dentro.

Il dialetto come rifugio del ricordo

Quella lingua che, spesso, sentivamo dai nonni, e che, altrettanto spesso, ricerchiamo nei ricordi. Dove talvolta rifugiarci.

Non lo vediamo spesso con le operazioni nostalgia, anche al cinema, con ad esempio Barbie o, attualmente, con Masters of the Universe? Quello con un certo caschetto biondo in armatura mutandata e una spada da sollevare per evocare il potere?

Ma quale potere? Quello di generazioni di bambini e bambine (-anche se noi amavamo più She-Ra, benché adorassimo Kringher- n.d.r.-) che immaginavano luoghi e personaggi eterni. Immagazzinando così ricordi felici che, realmente, eterni lo sarebbero diventati. Pertanto, preziosi.

Il dialetto è un bene prezioso.

Parte di quel rifugio che sa di casa amata.

Per noi oggi il dialetto è come un rifugio, in quanto ci porta, attraverso il sorriso, al campanile, alla famiglia, agli affetti, alla parte più sana di noi stessi.

Esso dunque cela e, per contro, spesso svela aneddoti, tradizioni, culture e segreti che fanno parte della nostra identità.

Da preservare e valorizzare.

E Michele Faracci è un maestro del dialetto e del Teatro, quello che emoziona e si emoziona.

Che ti accompagna e resta. A cui in qualche modo, già dalla prima prova, si sente di voler bene.

Come quello che voglio a Michele.

Immenso, come lui.

Veronica

About Veronica Fino 15 Articles
Veronica Fino, classe 1983, Milanese di nascita e convinzione ODG Lombardia, Direttivo GATaL Lombardia, autrice, planner, Social Event e Media Management. Scrivo, leggo, descrivo, dipingo, organizzo, fotografo, non sempre con il medesimo ordine.

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