Squarci di verità, donna non rieducabile

La stagione teatrale 2016/2017 del Teatro Carcano inizia con il botto: la pioggia non ha spaventato i milanesi e la sala è gremita, presenti anche alcune scolaresche. Lo spettacolo, in scena fino a domenica 16 ottobre, vanta nomi importanti – l’attrice Ottavia Piccolo, il drammaturgo Stefano Massini, il regista Silvano Piccardi. Titolo: “Donna non rieducabile”.

“Uno spettacolo sulla giornalista russa Anna Politkovskaja” diresti agli amici per convincerli ad accompagnarti… sbagliato. Lo spettacolo è “un viaggio negli occhi di Anna Politkovskaja”, così lo definisce il pluripremiato autore Stefano Massini. La differenza sta nel fatto che lo spettacolo non racconta la storia di Anna, bensì consiste in un “album di immagini”, formato dai brani autobiografici e dagli articoli della giornalista, ciascuno preciso, immediato, potente. Buio-luce: ecco il Teatro Dubrovka di Mosca, la scuola di Beslan, i villaggi sperduti delle montagne, gli uffici dell’esercito… Attraverso le parole si crea circa una ventina di quadri – atmosfere, avvenimenti, stati d’animo – da cui emerge l’orrore della guerra russo-cecena denunciato e vissuto in prima persona da Anna.

“Anna Politkovskaja è un’eroina” aggiungeresti ancora parlando con gli amici… sbagliato. O meglio, il regista Silvano Piccardi ci tiene a precisare che lo spettacolo non intende celebrare la figura eroica di Anna, ma “restituire al pubblico, nella forma più diretta, più semplice, più anti-retorica possibile, il senso della scelta di verità”. Esattamente come era Anna, essenziale e sincera, fino alle estreme conseguenze: Anna non ambiva all’eroismo, lei voleva fare il suo mestiere, senza orpelli e senza compromessi. E così anche lo spettacolo riflette questo tratto della personalità della giornalista: rigoroso e radicale, la scena spoglia – un tavolino, una sedia, fogli – e la sequenza nitida dei “flash”, squarci e tagli di luce, che riportano in vita gli scritti di Anna.

“E’ un monologo” commenteresti con gli amici… improprio. L’attrice Ottavia Piccolo mette in campo tutta la sua bravura e la sua esperienza per descrivere ambienti e situazioni diversi, per dar corpo e voce a varie sensazioni fisiche e stati d’animo, per creare dialoghi con le tante persone che Anna incontra nei suoi viaggi, dai russi ai ceceni, dai familiari ai suoi oppositori. Se nell’avanzare della vicenda personale, Anna appare sempre più indifesa e soffocata dalla solitudine, sul palcoscenico non sembra che ci sia soltanto Ottavia Piccolo a recitare: basta un cambio di voce, e appare un nuovo personaggio, un nuovo mondo, una nuova storia.

E la voce non risuona sola in scena, accompagnata e a sua volta in dialogo con l’arpa di Floraleda Sacchi, che si trasforma magistralmente dai rumori spaventosi della guerra a melodie nostalgiche e allo stesso tempo inquietanti.

“Sono trascorsi ormai 11 anni dal giorno del suo assassinio, il 7 ottobre 2006, forse qualcuno non si ricorda più nemmeno chi è Anna”… purtroppo vero. Tuttavia, nonostante il passare degli anni, la sua storia è ancora attuale e scomoda. La cronaca oggi racconta di altre guerre (chissà che cosa sta accadendo in Cecenia…), gli scenari bellici si spostano altrove in Siria e in Medio Oriente, riecheggiano i nomi degli stessi leader in contesti diversi, eppure resta la percezione che nella sostanza non sia cambiato nulla, che la violenza e l’odio continuino a mietere vittime e a generare altra violenza e altro odio. Se appena morta, qualcuno già dichiarava di non ricordarsi chi fosse Anna Politkovskaja, è ancor più importante continuare a farne memoria e non solo. Certo è difficile essere una “Donna non rieducabile”, Anna ne è consapevole e soffre per i rischi, l’isolamento, la stanchezza, la paura, la morte: lo spettacolo non lesina sulle ombre della vita di Anna. Smarrimento e oscurità sono note dominanti, eppure gli squarci di luce penetrano violenti e drammatici, come delle lame che affondano nel buio, come le domande di un’irriducibile giornalista che non si fermano all’apparenza per mostrare a tutti la verità e restare umani.

Marzorati

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