Recensione: “Una vera tragedia”

una vera tragedia
foto Studio Pagi

Arriva finalmente a Milano lo spettacolo vincitore del Premio Scenario 2019. “Una vera tragedia” rimane infatti in scena al Teatro i fino al 18 ottobre.

La parola è sicuramente uno dei principali punti di forza di questo lavoro firmato da Riccardo Favaro, affiancato in regia dall’attore Alessandro Bandini. Uno spettacolo che inevitabilmente destabilizza il pubblico, costruito su una numerosa serie di livelli temporali e narrativi.

una vera tragediaTutto si svolge nel salotto di un appartamento, in scena tre poltrone e una lampada. Ci troviamo in una location molto utilizzata nelle sit-com e i primi minuti di spettacolo, con tanto di risate in sottofondo potrebbero lasciar pensare a un genere simile con dialoghi che strizzano l’occhio al teatro dell’assurdo. Una delle caratteristiche di “Una vera tragedia”, però, è che nulla è come sembra e tutto può cambiare da un momento all’altro. Quando lo spettatore crede di aver raggiunto una certezza ecco che qualcosa rimette tutto in dubbio, perfino per quanto riguarda l’identità dei personaggi.

Una coppia sembra in attesa del ritorno a casa del figlio, la prima scena avviene in modo marcatamente rallentato ma quando gli attori iniziano a parlare tutto prende velocità. Alle loro spalle i sovratitoli seguono le loro parole, a volte sostituiscono i silenzi, altre ancora prendono vita propria esprimendo concetti diversi da quelli espressi a voce dai protagonisti, il tutto continua a dare l’impressione che ogni cosa sia mescolata e diversa da come appare.

Passo dopo passo l’atmosfera diventa sempre più inquietante, quel salotto sembra assumere le sembianze della stanza rossa di David Lynch con tanto di luce stroboscopica ad accentuare l’energia del luogo. C’è da dire che un’altra chiara caratteristica di questo spettacolo è quella di lasciare allo spettatore un ampio margine di possibili significati. Un thriller psicologico dove per raggiungere un epilogo bisogna ripercorre a ritroso certe fasi della storia.

Sul palco anche i quattro attori, Alessandro Bandini, Flavio Capuzzo Dolcetta, Alfonso De Vreese e Marta Malvestiti,

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Foto Studio Pagi

devono destreggiarsi tra i continui balzi di personalità dei loro personaggi. Si formano così due coppie, da una parte De Vreese e Bandini con le loro espressioni spesso glaciali e simili tra loro a sottolineare la vicinanza che c’è tra il ragazzo e l’adulto. Dall’altra Malvestiti e Capuzzo Dolcetta capaci di far emergere il difficile rapporto tra madre e figlio attraverso il loro profondo dialogo.

Per settanta minuti il pubblico rimarrà coinvolto nella storia e sforzandosi per cercare di mettere insieme i pezzi di questo puzzle e molto probabilmente, se avesse il tasto rewind, a fine spettacolo tornerebbe indietro per poter rivedere certi particolari sotto un altro punto di vista.

Ivan Filannino

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