Al Piccolo Teatro di Milano è andato in scena “De Infinito Universo”, debutto alla regia per il giovane Romano Filippo Ferraresi. In questa sua opera, coniuga gli studi alla Sorbona di Parigi con le contaminazioni dei suoi lavori con Franco Dragone, uno dei fondatori del Cirque du Soleil, e gli anni di assistenza al regista Romeo Castellucci.
Lo spettacolo porta in scena tre personaggi, molto differenti tra loro, che attraverso i loro tre monologhi si interrogano sul senso della vita analizzando il declino intrinseco a ogni cosa, dal declino di un universo destinato alla sua estinzione, al declino dell’essere umano. L’opera accompagna lo spettatore nel viaggio che, dall’universo infinito, astratto e paradossale di Giordano Bruno, porta alla reale e tangibile necessità di una politica, che possa compensare la decadenza dei valori umani e la fragilità di valori che travolge il presente.
Nel primo monologo, Gabriele Portoghese che interpreta un energico ed entusiasta astrofisico, in un’appassionata esposizione, ci mostra uno scenario in cui l’universo sarà inevitabilmente destinato a trovare la sua fine. La disperata ricerca di un significato a tutto questo è però destinato a restare senza risposta.
Nel secondo, lo stesso Portoghese, nei panni più pacati di un pastore che, con i versi di Canto notturno di un pastore errante dell’Asia di Giacomo Leopardi, ci ripropone attraverso la poesia, lo smarrimento dell’uomo di fronte all’immensità.
La conclusione dello spettacolo è affidata a Elena Rivoltini che, con una lettera immaginaria a Ursula von der Leyer, denuncia l’incapacità della politica di rispondere e reagire alla perdita di valori e di stimoli che l’umanità sta attraversando.
Mentre la tecnologia avanza l’uomo sembra essersi perso, anche le religioni sembrano far parte di un modo di concepire la spiritualità appartenente al passato, incapace di rispondere alle nuove domande della contemporaneità.
“Che senso ha la vita? Mai come ora questa domanda è stata così importante”.
I tre monolghi sono intervallati dalle straordinarie acrobazie di Jérémy Juan Willi, accrobata svizzero di eccezionale bravura, e da coinvolgenti giochi di luci, di Claudio De Pace, e suoni, di Lucio Leonardi, che portano lo spettatore in uno spazio fuori dal tempo, dove immagini e poesia prendono il soppravvento.
Questo spettacolo di solo un’ora, intensa e coinvolgente, è stato prodotto coraggiosamente dal Piccolo Teatro che, così facendo, ha dimostrato che le nuove generazioni esistono e hanno qualcosa da dire.
Enea Montini
Leave a Reply