Recensione: “1968 – lo sport narra la storia”

1968

La storia contemporanea ci ha offerto molti casi in cui lo sport è andato inevitabilmente a intrecciarsi con la politica e la cultura. Se come episodio capostipite possiamo forse indicare le Olimpiadi del 1936 con immagine di copertita la premiazione di Jesse Owens davanti a Hitler, il culmine lo si tocca nel 1968, e in generale alla fine degli anni ’60, quando la concentrazione di eventi sportivi legati alla politica diventa più che mai alta.

Ed è proprio il 1968 l’anno che il giornalista sportivo di Sky, Nicola Roggero, decide di raccontare sul palco del Teatro Menotti con lo spettacolo “1968 – la storia narra lo sport”. Un racconto nato come reading nel 2016 e che ora si evolve grazie al prezioso lavoro del regista Emilio Russo.

68 è un numero che ormai fa parte della leggenda, che emoziona chi ha vissuto quegli anni, ma che non lascia indifferente nemmeno chi certi eventi li ha studiati solo sui libri, per molti si tratta di un anno che ha cambiato il mondo e che probabilmente non ha eguali per la quantità di episodi e cambiamenti che ha portato in gran parte del pianeta.

Con grande classe Nicola Roggero inserisce i fatti sportivi nella storia unendo i pezzi del puzzle che regala al pubblico un racconto tutto da seguire.

Una storia che parte qualche anno prima del ’68, nel ’64 con il rifiuto del premio Nobel di Jean Paul Sartre e nel ’65 con l’avvento di Rinus Michels sulla panchina dell’Ajax. Ma se le vicende di Johan Cruijff e soci rimangono nella sfera sportiva e culturale dell’epoca, ben diverso è ciò che succede alla Nazionale di hockey della Cecoslovacchia e ad altri atleti cecoslovacchi come Emil Zatopek e Věra Čáslavská chiamati a sfidare sul campo e non solo l’Unione Sovietica. Roggero, al suo debutto sul palco del Menotti, riesce a infondere la giusta enfasi ed emozioni in una delle storie più toccanti del suo spettacolo.

Il racconto si sposta poi negli Stati Uniti i protagonisti sono nomi che fanno parte dell’Olimpo sportivo come Muhammad Ali, Wilt Chamberlain e soprattutto i duecentisti Tommie Smith e John Carlos. Non entriamo nel dettaglio di ogni storia brillantemente raccontata da Nicola Roggero capace di spiegare e ancor di più di invogliare il pubblico ad approfondire.

Sul palco anche il maestro Gipo Gurrado ad eseguire dal vivo le musiche con la sua chitarra, note che si inseriscono nel racconto sempre con discrezione, lasciando alla voce il ruolo di protagonista, esaltandola senza mai sovrastarla.

Sul palco un tavolo e tre pedane che ricordano ovviamente un podio. Quel podio di Città del Messico nel 1968 che ha visto la Čáslavská girare il volto per non vedere la bandiera sovietica e Tommie Smith e John Carlos alzare il pugno chiuso contro la discriminazione razziale con in mezzo a loro l’australiano Peter Norman, che in alcuni tratti ricorda Luz Long rivale di Owens nel salto in lungo del ’36.

Con “1968 – lo sport narra la storia” abbiamo avuto l’ennesima prova che il format dello storytelling sportivo piace al pubblico, magari anche per una questione di comodità, ma quel che conta è il risultato e la storia raccontata sul palco riesce bene a coinvolgere anche chi non è un vero appassionato di sport. Nell’intervista fatta prima del debutto a Nicola Roggero scherzosamente e col sorriso abbiamo consigliato una collaborazione teatrale con il collega Federico Buffa, idea che si è rafforzata vedendo lo spettacolo e immaginando il doppio narratore sul palco, Ora 1968 merita di essere mostrato al resto d’Italia, ma tra un paio di anni perché non provare un nuovo esperimento?

Ivan Filannino

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