Polli da Volo: ospiti Francesca Garolla e Teatro i

francesca garolla e teatro i

 

Il Gallus Sinae è un uccello domestico, allevato per moltissimi scopi, meglio noto come “pollo”.
È però celebre per non essere in grado di volare. Se non per piccoli tratti.
Per qualche piccolo slancio di necessità.
Il “Pollo da volo” è invece una razza strana, socievole, selvatica, che sfida la natura.
Cercherà sempre, giorno per giorno, di volare.
Anche se gli allevatori, da oltre un recinto lontano, continueranno ad urlare che non serve.
La rubrica “Polli da volo” nasce con l’intento di sostenere e dare voce agli esercenti dello spettacolo, messi
in difficoltà dall’attuale, terribile, tragedia che sta colpendo tutti. Tutti costoro, sono Polli da volo.
Se per oggi non si vola, domani si vedrà.

PUNTATA 1: FRANCESCA GAROLLA E TEATRO i

CHI SIETE?
Io sono Francesca Garolla, sono nella direzione artistica del Teatro I, insieme a Renzo Martinelli, che è un regista, e Federica Fracassi, attrice. Teatro I ha soltanto ottanta posti, ma è centralissimo in Milano: siamo accanto alla Darsena. È uno dei teatri convenzionati con il Comune di Milano, quindi tutto sommato una struttura stabile, anche se quando si dice “stabile” magari si pensa al Piccolo Teatro di Milano. Noi invece siamo semplicemente…piccoli.
Ci occupiamo dal 2005 – anche se il teatro ha aperto nel 2004 – di teatro contemporaneo. Negli anni, soprattutto, sempre più, di drammaturgia contemporanea: una specifica che adesso si può vedere in diversi teatri di Milano, ma che quando siamo nati noi era veramente d’essai nel panorama milanese. Tra l’altro, negli ultimi anni ci siamo concentrati sempre di più sulle scritture originali: noi siamo sia una compagnia di produzione, facciamo spettacoli con la regia di Renzo Martinelli, alle volte con testi scritti da me, che sono autrice, e a volte con la presenza di Federica Fracassi. Ma ne produciamo anche altre, tendenzialmente per fare anche quello che simpaticamente si chiama il “ricambio generazionale”: cerchiamo di dare visibilità a giovani registi, autori, artisti che cercano di emergere.

QUAL È LA VOSTRA POETICA ARTISTICA?
Direi che la nostra poetica è legata soprattutto alla scrittura, intesa sia come drammaturgia testuale che drammaturgia di scena. A teatro I sono sia autrice che Dramaturg: per farla breve – anche se hanno fatto dei trattati su questo – mi occupo di lavorare sui vari segni dello spettacolo. Lo spettacolo è fatto di tanti linguaggi diversi: visivo, sonoro e quello testuale. Nonché, il fatto che ci siano degli attori, persone vive, sulla scena. Gioco con questi elementi, aiutando e coadiuvando il lavoro del regista. questo lavoro, nel nostro caso, si estende un po’ perché ogni anno scegliamo un titolo che corrisponde ad un tema per la stagione, che è qualcosa legato al contemporaneo – inteso come urgenza del presente, che vale la pena indagare. E diventa un po’ la linea guida scelta per le produzioni e delle ospitalità che noi abbiamo in stagione. Quest’anno il titolo della stagione è il “Il resto è silenzio”. Forse aveva qualcosa della premonizione, visto il momento.

COME STATE VIVENDO QUESTA SITUAZIONE?
I teatri, i cinema e i musei sono stati i primi a chiudere: questo allungherà per noi questo tempo di pausa. Questo incide, ovviamente, in una struttura teatrale: incide perché non si può fare spettacolo, incide perché le attività rivolte al pubblico si interrompono. Incide anche su tutta un’altra serie di attività: organizzative e creative. Che vanno avanti, ma non hanno la loro dimensione spettacolare. Direi che una situazione di questo tipo, per quanto riguarda l’ambito culturale, non fa altro che rendere ancora più evidente la sofferenza di un sistema culturale che soprattutto in ambito teatrale e indipendente non ha una serie di tutele. Non esiste un vero e proprio “welfare” per lo spettacolo dal vivo. Non so neanche se posso utilizzare questa parola, ma la utilizzo lo stesso. Adesso ci si sta infatti muovendo per cercare di avere delle tutele e delle risposte che possano in qualche modo tamponare questo momento fermo. In generale, in teatro si lavora attraverso la scrittura teatrale: il che significa che non si hanno dei rapporti lavorativi continuativi, ma legati agli spettacoli. Questo mette in difficoltà i singoli, da una parte, ma mette in difficoltà anche le strutture, perché si cerca di vivere questa situazione mettendosi tutti sullo stesso livello. Questo incide anche su chi si occupa di organizzazione o di direzione.
Detto ciò è evidente che non è una cosa contro i teatri o contro la cultura: è partita da lì. C’è da dire che il tempo che si passa in un teatro è molto più di quello che si può passare accanto ad una persona in un negozio: io posso comprendere le ragioni che hanno portato a questo. Il cortocircuito si crea sul fatto che non è una categoria tutelata. Quello che penso io è che la situazione non è critica rispetto a questa emergenza: spesso ci si accorge della cultura nella sua assenza. Questo mi colpisce molto. Nel momento in cui si chiudono i teatri: ecco! Si parla dei teatri e della loro importanza. In questo caso in un senso macroscopico. Ma è come accorgersi della mancanza di una persona nel momento in cui non c’è. Il concetto dovrebbe essere che, un lavoro basato sulla condivisione e la creazione di collettività, comunitario, non diventa importante solo nel momento in cui non c’è. Dovrebbe essere un continuum.
Devo dire la verità: non mi stupisce che non sia stato spazio per noi negli iniziali decreti, soprattutto alla luce del fatto in cui l’emergenza principale è la salute. Non è una cosa poco dolorosa. Per quel che riguarda il teatro, invece è sicuramente uno strumento per riflettere su alcune cose. In questo senso andrebbe considerato e trattato con valore. Ma mi piacerebbe che ce ne si ricordasse aldilà di questi momenti.
In ogni caso attendiamo. D’altra parte, in questo momento tutti attendono, no? È il tempo dell’attesa, ancor più che del silenzio.

STATE OFFRENDO DELLE PROPOSTE ALTERNATIVE ALLO SPETTACOLO DAL VIVO?
Noi stiamo cercando di tenere viva una riflessione attraverso delle iniziative che passano dai social networks. però non abbiamo fatto streaming o cose di questo tipo. L’idea è quella di dire “noi ci siamo”. Non dimentichiamoci a vicenda, più che non dimenticateci. Siamo su questo livello di discorso. Ma veramente, penso che la cosa più utile in questo momento sia ascoltare cosa sta accadendo, perché quello che sta accadendo è veramente di una portata enormemente significativa. Io nella mia vita non ricordo niente di simile: questo vale nella mia vita di teatrante, sia come persona. Per cui, come teatro, stiamo cercando di muoverci con questo tipo di sensibilità. Ci piace dare consigli su piccoli pezzi d’arte, o piccole cose che possono riempire le giornate di ciascuno.

COSA VI AUGURATE PER IL FUTURO, PER VOI OPERATORI DELLO SPETTACOLO?
Io penso che quando finirà o si allevierà questo momento così critico, ci sarà la necessità di un momento di passaggio, di un assestamento. nel momento in cui si tornerà alla normalità non saremo tutti pronti e scattanti. quello che mi auguro è che ci sia una voglia di sostenere e sostenerci a vicenda senza fare delle divisioni. senza dividersi per categorie, per enti, per livelli di importanza. questo me lo auguro in senso generale. per quello che riguarda il teatro e altre situazioni – perché il danno economico non sarà ovviamente legato solo alla cultura ma più ampio, anche basandoci su quello che sappiamo e leggiamo – mi auguro che si possano trovare strumenti e modalità per tutelare in primis le persone e subito dopo le strutture. poi mi auguro anche che ci saranno altrettante stagioni molto scoppiettanti.
I ringraziamenti in questo momento sono diffusi a tutti i nostri spettatori, a quelli in generale e a tutti gli spettatori potenziali. Quindi li ringrazio da prima, perché so che verranno a teatro poi.
Mi viene da dire un’ultima cosa: occupandosi di arte, di cultura e in particolare di teatro, ci si occupa di comunicazione. In questo momento la comunicazione è la cosa più importante di tutte: noi oggi abbiamo a che fare con qualcosa che non vediamo, ma viene solo raccontato. In questo senso, pur non essendo aperti, chi si occupa di questo abbia la responsabilità di provare a raccontare questo tempo con gli strumenti che desidera. Questo non è un ringraziamento, è più un augurio. Lo ripeto anche a me.

IO TI RINGRAZIO ANCORA E MI COMPLIMENTO ANCORA PER IL VOSTRO – E TUO – “TU ES LIBRE”, DELL’ANNO SCORSO, DEL QUALE HO UN RICORDO BELLISSIMO.
Ecco! Questo è l’augurio! Tu es libre a tutti!

A cura di Irene Raschellà
Grafica di Ginevra Lanaro

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