“Lo sciopero delle bambine”: intervista a Rita Pelusio & Rossana Mola

sciopero
foto Silvia Varrani

Al Teatro della Cooperativa, dal 9 al 14 dicembre 2025, un’eroicomica impresa che ha cambiato la storia.

Nel cuore di Milano un gruppo di apprendiste-sarte scesero in strada per sfidare i giganti del proprio tempo. Non erano né donne né sindacaliste: erano bambinetra i sei e i tredici anni!

E hanno vinto.

Senza diritti, sfruttate e sottopagate, queste piccole lavoratrici fermarono per cinque giorni l’industria della moda milanese, dando vita al primo sciopero minorile della storia d’Europa. Una protesta ingenua e coraggiosa che conquistò l’attenzione dei giornali, il sostegno di intellettuali come Anna Kuliscioff e aprì la strada alla consapevolezza dei diritti femminili e infantili.

Oggi quella storia torna a vivere sul palco grazie a Rita Pelusio e Rossana Mola, per la regia di Enrico Messina e la drammaturgia di Domenico Ferrari, Rita Pelusio ed Enrico Messina.

Per saperne di più ho fatto una piacevole chiacchierata proprio con Rita & Rossana alle quali ho chiesto:

Cos’è successo nel giugno del 1902?

Le piscinine, bambine tra i sei e i tredici anni, apprendiste di sarte e modiste di Milano, decidono di scioperare. Sono sfruttate e sottopagate, costrette a svolgere i lavori più umili e a consegnare alle clienti scatoloni enormi chiamati telegrammi che al posto delle parole contenevano vestiti per signora e potevano arrivare a pesare 12 chili. Le piscinine venivano costrette a camminare per le consegne per quattordici ore al giorno con qualsiasi condizione climatica.

Il 23 giugno, si organizzano, iniziano a marciare per il centro di Milano, invadono la Camera del Lavoro e, per cinque giorni, fermano l’industria della moda della città.

Con il sostegno dell’Unione Femminile, in particolare delle intellettuali socialiste e femministe, Anna Kuliscioff e Ersilia Bronzini Maino e del presidente della Camera del Lavoro Giuseppe Scaramuccia chiedono e ottengono, l’aumento della paga giornaliera, la riduzione delle ore di lavoro e del peso degli scatoloni, la retribuzione degli straordinari e l’abolizione dei lavori domestici per le padrone.

Grazie al loro sciopero, nel 1903, l’Unione Femminile fonda «La Fraterna», una società di mutuo soccorso finalizzata a offrire supporto concreto i cui scopi erano solidarietà, previdenza e istruzione; fu fondata anche una scuola di disegno professionale diretta da Giuseppe Mentessi, pittore di fama e docente presso l’Accademia di Brera.

Invece cosa vedremo dal 9 al 14 dicembre sul palco del Teatro della Cooperativa di Milano?

Vedremo una narrazione immaginifica di questa storia, abbiamo deciso che a raccontarla fossero due piccioni che abitano le piazze e che nel raccontare questa vicenda si interrogano su quanto ancora ci sia da conquistare nei diritti del lavoro.

Mia curiosità.

Come avete scoperto la vicenda di queste ‘piscinine’?

Il drammaturgo Domenico Ferrari aveva sentito raccontare la vicenda a Radio Popolare, e ci ha chiamato dicendo che secondo lui era molto importante farne uno spettacolo.

Così abbiamo iniziato le ricerche.

Abbiamo letto libri ispirati alla storia e saggi che documentano le condizioni di lavoro e di vita di quegli anni, poi abbiamo chiesto di poter accedere agli archivi dell’Unione Femminile Italiana dove abbiamo potuto confrontarci con lettere e articoli di giornali dell’epoca.

Piscinine, in dialetto meneghino, per chi non lo sapesse significa; piccoline!

Cosa vi ha fatto dire: “Questa storia DEVE tornare a vivere”?

In parte mi avete già risposto!

È una storia che parla tanto all’oggi, un esempio positivo e concreto di come sia possibile farsi sentire, di come ogni azione anche piccola può contribuire al cambiamento.

Queste bambine all’inizio non vengono prese seriamente, vengono derise dalla stampa; ma loro sono determinate a cambiare la loro condizione, non si accontentano, non si arrendono, agiscono, fanno rumore, scendono in piazza e vengono ascoltate. La conquista di una diventa conquista per tutte: le piscinine infatti, cambiano la storia dei diritti nel lavoro minorile e femminile in Italia.

Se posso, qual è il parallelo più forte tra quella lotta e le battaglie di oggi?

Ci sentiamo spesso impotenti e questo, tra altri motivi, ci impedisce di lottare per i nostri diritti, pensiamo di non avere abbastanza voce per essere ascoltati. Ci si prova ma purtroppo spesso è così, non riusciamo a smuovere le cose per portare a un cambiamento. Ma quello stesso senso di impotenza diventa anche una scusa per non provarci, per non fare la nostra parte: ci accontentiamo perché lottare è faticoso.

Le piscinine hanno compreso, anche se piccole e ignoranti, la necessità di esprimere il dissenso, di non accettare di essere usate e manipolate e hanno chiesto di essere ascoltate, rispettate e tutelate: e hanno ottenuto quello che chiedevano, per loro e per le generazioni successive e sono state d’esempio. Dopo di loro, infatti, per esempio, scioperarono anche i garzoni di Milano.

Cosa ci hanno, o ci insegnano, queste bambine sul coraggio…

Sicuramente la prima lezione è che tutti e tutte hanno “il diritto di difendere i propri diritti”, anche quando si è deboli e in minoranza; queste bambine, vivono in condizioni di miseria anche estrema, costrette a lavorare per contribuire al mantenimento della famiglia, ma trovano il coraggio di protestare contro lo sfruttamento e gli abusi da parte delle loro padrone (e non solo), rivendicando condizioni di lavoro dignitose; capiscono che per essere ascoltate devono essere in tante: all’inizio sono solo una trentina, ma nel giro di pochissimo tempo, unendosi e creando una rete di solidarietà, arrivano ad essere circa 500. Il loro coraggio e, di conseguenza, la loro forza aumentano grazie a quel senso di unione e resistenza condiviso.

Avete detto che questa storia è raccontata da due piccioni.

Perché? sempre se posso…

Volevamo raccontare questa storia come se fosse una favola, sospesa tra passato e presente, e abbiamo scelto come voce narrante due piccioni che passano il tempo ad accontentarsi delle briciole e provano a spiccare il volo senza riuscirci.

Conoscendovi, qual è stata la sfida più grande nel bilanciare comicità e impegno civile?

La sfida più grande è stata quella di trovare una forma di linguaggio teatrale che unisse l’onirico del piccione alla concretezza e crudezza della storia.

Rimanere sospesi nel silenzio e dare il tempo allo spettatore di accogliere le parole.

Se quelle bambine vedessero Milano oggi, ma soprattutto potessero vedere lo spettacolo, cosa pensate direbbero?

Crediamo che se vedessero Milano oggi direbbero:

“ALURA!!  SVEGLIA!!!! DISCIULES!!!!

SE VURI RICIAPA’ LA VOSTRA MILAN, ANDI GIO’ IN PIASSA A RECLAMA’!!

Se vedessero lo spettacolo, probabilmente chiederebbero a che ora si fa merenda!

Traduco per i non milanesi:

ALLORA!! SVEGLIA!!!! SBRIGATEVI!!!!

SE VOLETE RIPRENDERE LA VOSTRA MILANO, SCENDETE IN PIAZZA A (in questo caso) SCIOPERARE!!

Se poteste parlare a una di quelle piscinina, cosa le direste?

Le diremmo che la sua storia e quelle delle sue compagne ci è entrata dentro, come quelle di tutte e tutti coloro che hanno avuto il coraggio di lottare per cambiare le cose, mettendoci la faccia e prendendosi la responsabilità delle loro piccole e grandi azioni e aggiungono un pezzetto di consapevolezza in più, e quindi di forza, per continuare a lottare.

Invece cosa vorreste che dicessero gli spettatori a fine spettacolo nel foyer del Teatro della Cooperativa…

Ci vediamo in manifestazione?

Qual è la frase dello spettacolo che vorreste che il pubblico non dimenticasse?

La forza mica è una questione di peso.

La forza è una questione di leggerezza.

Concludendo… ho letto che a ogni replica de Lo sciopero delle bambine, si terrà un breve incontro. A chi legge vogliamo dire qualcosa in più su questi incontri, giusto da segnarli in agenda?

Abbiamo invitato ospiti a cui teniamo molto sia per il loro impegno sociale e civile sia per il contributo che hanno dato per far conoscere questa storia. Avremo Tiziana Ferrario, Serena Dandini e Sara Poma, Marta Fana, Fiorella Imprenti, Eleonora D’Errico, Martina Bettinelli, Diana De Marchi, tutte queste donne hanno trattato la vicenda nel loro lavoro scrivendo libri o creando podcast, e tutte continuano a mobilitarsi affinché i diritti del lavoro per le donne vengano tutelati.

Lo sciopero delle bambine un racconto ironico e poetico, filtrato dallo sguardo di due piccioni filosofi che osservano la città dall’alto, trasformando la cronaca in una favola moderna. Tra risate e riflessioni, lo spettacolo ci ricorda che nessun diritto si conquista senza coraggio.

Per scoprire una pagina di storia che parla ancora al nostro presente non dovete fare altro che andare a teatro…

Teatro della Cooperativa

dal 9 al 14 dicembre 2025

Lo sciopero delle bambine

l’eroicomica impresa del 1902

con Rita Pelusio e Rossana Mola

regia Enrico Messina

testi e drammaturgia Domenico Ferrari, Rita Pelusio ed Enrico Messina

Come detto da Rita Pelusio e Rossana Mola al termine di ogni replica un breve incontro per riflettere, insieme, sul significato e sull’attualità delle lotte per la dignità e l’uguaglianza.

Segnate in Agenda:

09/12 Tiziana Ferrario

10/12 Eleonora D’Errico e Martina Bettinelli

11/12 Diana De Marchi e Unione Femminile Nazionale

12/12 Fiorella Imprenti

13/12 Marta Fana

14/12 Serena Dandini e Sara Poma

Questi approfondimenti sono stati realizzati con il contributo del Comune di Milano nell’ambito del progetto Milano, Rivoluzione Industriale: uno sguardo agli albori dei primi movimenti di solidarietà sociale.

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