“Delitto e Castigo” al Teatro Menotti: intervista a Woody Neri

delitto

Quanto siamo disposti a giustificare le nostre scelte prima che diventino il nostro castigo?

Nel cuore della stagione teatrale, dal 2 al 07 dicembre 2025, approda sul palcoscenico del Teatro Menotti una nuova e intensa rilettura di Delitto e Castigo, il capolavoro di Fëdor Dostoevskij, firmata dalla regia raffinata di Andrea Baracco.

Lo spettacolo celebra i 20 anni dall’adattamento teatrale di Glauco Mauri (1930 – 2024), debuttato nel 2005, e si propone come atto d’amore per la grande letteratura e per il teatro come spazio di riflessione sull’uomo, di fatti si distingue per una messa in scena essenziale e potente, capace di restituire tutta la profondità psicologica e morale del romanzo.

La regia di Baracco, insieme alla scenografia di Marta Crisolini Malatesta e alle luci di Umile Vainieri, costruisce un ambiente scenico che è al tempo stesso storico e mentale, dove il pubblico è invitato a entrare nel conflitto interiore del protagonista, Raskol’nikov, giovane studente che si confronta con il peso del proprio crimine e con le domande fondamentali sull’etica, la giustizia e la redenzione.

Per saperne di più ho contattato l’attore Woody Neri al quale ho chiesto cosa significhi oggi portare in scena un classico?

Trovo il lavoro di Andrea Baracco e Maria Teresa Berardelli sui romanzi e sulla letteratura classica veramente prezioso. A Marzo porteremo sempre al Teatro Menotti un altro grande romanzo, Mephisto di Klaus Mann. Sono lavori in cui non si trasporta semplicemente un romanzo sul palco, ma si travasa il linguaggio narrativo in quello drammatico, si trova il teatro, l’azione, i vettori emotivi. Si evocano i sentimenti che animano i personaggi e quindi, in ultima istanza, l’autore che gli ha dato vita.

Per chi non avesse letto il libro né mai visto a teatro Delitto e Castigo, cosa vedremo?

Le angosce di Raskolnikov e dei personaggi che girano attorno a questa vicenda.

Che cos’è che li ossessiona fino allo sprofondare nel delitto e in cosa consiste, se c’è, un’espiazione.

Quali, se ce ne sono, le differenze tra l’adattamento teatrale di Glauco Mauri del 2005 e quello di Baracco?

Prendendo le mosse dall’imprescindibile adattamento di Glauco, si è cercato di dare maggiore respiro al carattere pastorale del romanzo, reintegrando personaggi che il Maestro aveva eliminato per concentrarsi sull’indagine di Porfirij su Raskolnikov.

Quanta libertà ti/vi ha lasciato Baracco nel costruire i personaggi così profondi e sfaccettati?

Andrea è molto attento e preciso sulla posizione emotiva dei personaggi e su come le relazioni deflagrino. È un alchimista che prende gli elementi e li fa interagire tra loro in una catena di reazioni che precipitano inevitabilmente l’una nell’altra. Perché questo succeda gli attori devono essere estremamente consapevoli del processo che stanno abitando. D’altro canto Andrea ama gli attori quando riescono a trascendere ed essere reali esseri umani che interagiscono tra loro pur nella finzione scenica. La vera libertà risiede nello svolgere fino in fondo il proprio compito.

Non ti ho chiesto chi interpreti?…

Interpreto due personaggi: Luzin e Svidrigajlov.

Entrambi hanno, per motivazioni quasi opposte e con opposte conseguenze su loro stessi, un’ossessione per Dunja, la sorella del protagonista. In scena, pur non incontrandosi mai, si passano una sorta di testimone. C’è una relazione a distanza per contrasto tra i due. È interessante passare dall’uno all’altro e sentirne dentro l’estrema distanza ma anche la loro collaborazione, in fondo, nel partecipare alla costruzione della medesima storia.

Pensi che Raskolnikov sia un personaggio da condannare o da comprendere?

Comprendere e condannare non sono in antitesi.

Raskolnikov un personaggio respingente e che non suscita alcuna empatia, ma proprio per questo spaventoso quando ci perdiamo nei i processi interni e nelle azioni che ne sono la diretta conseguenza. Lo condanniamo certo. Ma poi bisogna anche essere pronti a condannare sé stessi se ci siamo sorpresi almeno una volta a fare gli stessi pensieri.

Ti sei mai trovato in una situazione in cui la tua coscienza ha lottato con la logica?

Praticamente ogni giorno.

Quali sono le differenze tra giustizia legale e giustizia morale nell’opera?

La giustizia si applica ed impone la pena.

Ma il titolo parla di castigo. E il castigo è qualcosa di più ampio e lievemente diverso: risiede già nelle motivazioni ed è lo stesso motore del delitto. È ciò che ci trascina verso un’ossessione irriducibile, è la pietra che ci trascina a fondo e che dobbiamo spingere sulla cima della rupe. Dalla pena si può sfuggire, dal castigo è impossibile. Per espiarlo serve un lavoro sulle sue origini profonde, ma è un processo molto lungo e complesso che richiede tutta la vita e spesso non basta.

Quale messaggio sperate che il pubblico porti a casa?

Francamente non credo che il teatro sia veicolo di messaggi. Semmai dovremmo riuscire a farci le domande giuste, e su questo il teatro può molto.

Domandona… che ormai si ripete nelle mie interviste.

Cosa ti piacerebbe leggere in una recensione sullo spettacolo Delitto e Castigo e cosa ti darebbe più fastidio?

Mi piace quando le recensioni danno il giusto spazio al lavoro degli attori, che sono i veri e più preziosi e sensibili strumenti del teatro.

Delitto e castigo di Baricco si chiude come un sipario che non lascia scampo: la scena diventa confessione, il palcoscenico tribunale, e ogni parola è una lama che incide la coscienza. Qui il teatro non racconta, ma giudica; non consola, ma costringe a guardare il volto della colpa riflesso nei nostri occhi. Quando le luci si spengono, il vero spettacolo continua ovvero il silenzio che ci accompagna fuori, carico di domande tra queste una:

«Quanto siamo disposti a giustificare le nostre scelte prima che diventino il nostro castigo?»

Per scoprirlo bisogna andare a Teatro…

TEATRO MENOTTI

dal 02.12.2025 al 07.12.2025

Delitto e Castigo

di Fëdor Dostoevskij

adattamento teatrale di Glauco Mauri

regia Andrea Baracco

con Gabriele Gasco, Woody Neri, Giulio Petushi, Rebecca Sisti, Aurora Spreafico, Paolo Zuccari

sinossi:

Delitto e castigo è un viaggio nei meandri più oscuri della coscienza umana, ambientato nella San Pietroburgo ottocentesca e dominato dalla figura tormentata di Raskol’nikov, giovane intellettuale sospeso tra giustizia e crimine, ragione e colpa, espiazione e redenzione. In questa nuova edizione teatrale, la Compagnia Mauri Sturno – oggi al suo primo spettacolo dopo la scomparsa dei fondatori – riprende l’adattamento di Glauco Mauri, costruendo un ponte tra passato e futuro, tradizione e ricerca. A vent’anni dal debutto, lo spettacolo si conferma un atto d’amore per la grande letteratura e per il teatro come spazio di riflessione sull’uomo, la morale e il senso della vita. Attraverso un linguaggio scenico essenziale ma penetrante, lo spettatore è condotto dentro il tormento di Raskol’nikov e dei personaggi che ne popolano l’universo, in un dialogo serrato con le domande etiche, filosofiche e spirituali che rendono il capolavoro di Dostoevskij sempre attuale.

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