Collettivo Menotti: intervista a Nicolas Errico ed Enrico Ballardini

collettivo menotti

Un Collettivo, fragile come la terra, al Teatro Menotti ma in Streaming!

In questo momento storico il nostro amato teatro è Fragile come la Terra, questo il claim della stagione del Teatro Menotti a ricordarci che di fatto siamo abitanti fragili di una terra fragile.

Fragile come l’inizio della stagione teatrale 2020/2021 che, purtroppo, ha dovuto chiudere subito il sipario come da DPCM del 24 ottobre 2020.

Ma chiudere non vuol dire spegnere e così il Teatro Menotti, diretto da Emilio Russo, ha deciso di lasciare calato il sipario ma accendere i riflettori utilizzando lo streaming a partire da giovedì 26 novembre. I primi ad andare in scena online saranno i giovani attori del Collettivo Menotti lo spettacolo Guida galattica per gli autostoppisti scritto dal britannico Douglas Adams.

Per saperne di più abbiamo sentito Nicolas Errico, da un paio di anni ha trovato casa presso il Teatro Menotti grazie alle produzioni di Uccelli e Medea.

Nicolas ci presenti il Collettivo Menotti?
Il Collettivo Menotti è un gruppo di 10 artisti under 35 selezionati dal regista Emilio Russo. È stato un onore per me farne parte e sapere che Emilio ripone fiducia in me.

Tre libri contemporanei, tu assieme a Giuditta Costantini, Jacopo Sorbini e Chiara Tomei, sarete in scena/streaming in due. Me li racconti?
Sono due testi visionari; Guida galattica per gli autostoppisti e Mattatoio N.5.
Il primo racconta la storia di un uomo che viene salvato dal suo amico extraterrestre dall’esplosione della terra.
Il secondo racconta la storia di un uomo che ha il potere e la capacità di viaggiare nel tempo, sia nel suo passato che nel suo futuro.
Sono due testi, a mio avviso, che mettono in risalto la vulnerabilità dell’essere umano e la sua fragilità su questa terra. Vediamo uomini spaventati in quanto le circostanze del momento distruggono quelle che sono le proprie convinzioni e sicurezze sulle quali hanno basato la propria esistenza. Fanno subentrare nella propria vita la paura dell’incertezza.
Credo siano due temi molto vicini alla situazione che stiamo vivendo oggi.

A volte la realtà supera la fantasia!
nicolas erricoNon ho letto Guida galattica per gli autostoppisti, ma ho letto che sarete accompagnati da musiche da vivo eseguite da Riccardo Dell’Orfano e Davide Benecchi. Come mai questa scelta?
È sempre una scelta registica, è il terzo lavoro che intraprendo con la regia di Emilio Russo e anche nelle altre due produzioni la musica dal vivo era presente, a volte con semplici strumenti, a volte anche con il battito delle mani come in Medea. A dire il vero questa cosa mi piace molto e mi piace che Emilio abbia questa sensibilità. Quando recitazione e musica si amalgamano in un duo perfetto, dove l’una risalta la bellezza dell’altra, non appagano solo gli occhi.

Invece ho letto Mattatoi N.5 (romanzo di Kurt Vonnegut, stesso cast senza la componente musicale) la struttura narrativa è decisamente anticonvenzionale, disordinata e ricchissima. Cosa mi devo aspettare?
In questo momento stiamo provando Guida galattica per gli autostoppisti, quello che accadrà in Mattatoio N.5 lo scopriremo più avanti.

In questo momento storico, tu giovane attore, quanto ti senti ‘Fragile come la Terra’?
In questo momento storico mi sento molto fragile.
Diciamo che fare l’attore non è una cosa facile soprattutto date le circostanze. Io, come tanti miei colleghi non ci sentiamo tutelati. Lavoratori dello spettacolo ancora oggi non hanno ricevuto il bonus da parte del Governo, teatri che non riescono ad alzarsi dalla crisi economica e preferiscono spettacoli di repertorio che nuove produzioni che sarebbero per loro più costose. L’arte non può tacere, deve continuare ad esprimere bellezza e cultura, non può avere paura. Un mondo senza arte (attraverso le sue mille sfaccettature) è un mondo povero che non ha futuro.

Per ora questa magia cercherete di farcela vivere in diretta tramite la rete…
È vero saremo in streaming, vista l’impossibilità di andare in scena con in platea un pubblico, ma ci tengo a dire che il teatro è fatto di concretezza, non lasciamolo sparire nell’indifferenza poiché rende l’essere umano un essere migliore.

Salutiamo Nicolas e accogliamo un altro dei protagonisti del Collettivo Menotti, Enrico Ballardini nel cast dello spettacolo Possiamo salvare il mondo prima di cena scritto da Jonathan Safran Foer in scena con Giuditta Costantini, Helena Hellwig, Claudio Pellegrini e Martina Sammarco.

Enrico sei tra gli interpreti di uno dei miei libri/scrittore preferiti, ci racconti lo spettacolo?
Lo spettacolo è il coraggioso tentativo di provare a mettere in scena un saggio brillante di Jonathan Safran Foer; Possiamo salvare il mondo prima di cena.
Parte dal presupposto che raccontare la storia dell’emergenza ambientale non sia un tema avvincente… non abbastanza da farci appassionare:
“non spaventa, non affascina, non coinvolge abbastanza da indurci a cambiare la nostra vita”
Abbiamo cercato di dare un senso a una drammaturgia tratta da un saggio (impresa non semplicissima affrontata da Emilio Russo), cercando di raccontare quello che è stato il nostro approccio di persone, prima che personaggi, sui confronti che nascevano discutendo i dati, le idee, le considerazioni e le storie che il libro presenta. Il titolo del libro e dello spettacolo si basa su una proposta che l’autore fa: ovvero cercare di cambiare leggermente le nostre abitudini alimentari, precisando che, probabilmente, si tratterebbe di un sacrificio minimo che tutto il mondo sarebbe in grado di fare. Anziché smettere di utilizzare automobili, energia elettrica, modificando radicalmente il nostro stile di vita moderno e insostenibile da un punto di vista ambientale, l’autore propone un esperimento: non mangiare cibo di derivazione animale prima di cena. Così facendo, secondo alcuni studi riportati nell’opera, non avremmo più bisogno di allevamenti intensivi, causa del 51% del riscaldamento globale.
Lo spettacolo è ricco, inoltre, di interventi musicali e canzoni di grandissimi artisti che, durante la loro carriera, hanno affrontato il tema della cura della Terra in maniera sublime creando, a mio parere, un’atmosfera di riflessione non solo mentale, ma dell’anima… anima-le, appunto!

Possiamo salvare il mondo prima di cena è un libro unico, che parte dalla volontà di convincere degli sconosciuti a fare qualcosa: non mangiare cibo di derivazione animale prima di cena e termina con un messaggio rivolto ai figli, ai quali ciascun genitore – non solo a parole, ma con le proprie scelte – spera di riuscire a insegnare.
Tu che sei genitore, assieme alla tua splendida compagna, cosa state insegnando a Lucio?
I bambini imparano dall’esempio che ricevono.
Pur essendo grande la contraddizione in un essere umano, il modo in cui la si affronta, o in cui la si accetta, credo possa fare la differenza. Cercare di trovare un equilibrio col mondo che ci circonda, è una pratica che dobbiamo affrontare quotidianamente. E poi amare, amarsi e sentirsi amati, penso sia l’esempio più sano per andarsene tranquillamente in giro per il mondo senza paura. Mio figlio vive con due persone che non sempre sanno cosa sia il giusto e lo sbagliato, ma cosa sia la giustizia e cosa l’ingiustizia credo di sì: quando si agisce cercando di fare del bene e quando si opera volendo provocare del male. I bambini hanno più chiaro di noi cosa scegliere, e a quali risvolti quella scelta porterà. Da ciò che vedo, invece, mi sembra che i grandi si siano preoccupati troppo poco delle conseguenze delle loro azioni.
Per questo bambino, noi proviamo a essere due persone che continuano a scegliere con la propria testa e il proprio cuore, assumendocene la responsabilità. Non credo vedrà mai, nei suoi genitori, due persone che scappano, semmai, nel caso dei tanti sbagli che facciamo, faremo e che tra l’altro ci riescono benissimo, vedrà due individui che restano a cercare un rimedio.

Gli allevamenti intensivi sono responsabili di una percentuale enorme delle emissioni di CO2 causate ogni anno dall’uomo, secondo alcuni studi si tratterebbe addirittura del 51% del totale, il tutto in funzione di una nostra alimentazione a base di carne, formaggi e uova.
Cambiare abitudini è difficile (e la situazione che stiamo vivendo oggi lo sta dimostrando) ma necessario per cambiare il mondo. Chiedere di rinunciare, ogni giorno, a tutti i prodotti di origine animale, solo fino all’ora di cena, sarebbe chiedere troppo?
Direi di no, poi lo stai chiedendo a un vegetariano… (chi scrive lo è da trent’anni e vivo benissimo) quindi so bene che la cosa è possibile e non compromette minimamente la qualità della vita, anzi, direi il contrario… ma questo lo sanno tutti.
Tra l’altro qui non si dice alle persone quanto sarebbe bello diventare vegetariani, come non si parla di non utilizzare più la macchina, o non farsi più la doccia, o non usare più la lavatrice. Qui si tratta di avere coscienza delle proprie abitudini, e magari modificarle leggermente. La storia del mondo è fatta di modifiche delle abitudini e tradizioni, altrimenti ancora oggi le bambine sarebbero madri a quindici anni, la schiavitù sarebbe un’usanza legale e normalissima e il sole girerebbe ancora intorno alla Terra. Il problema è che queste abitudini le cambieremo solo quando avremo l’emergenza in casa. È già da un po’ che sta suonando alla porta, è già sul pianerottolo, ma a noi piace così tanto essere sordi, seduti sui nostri comodi divani. Abbiamo confuso la felicità con la comodità; ma tra un attimo l’emergenza butterà giù la porta. Mi sembra che qualcosa sia già riuscita a entrare, e i nostri comodi divani stanno cominciando a scricchiolare.

A spettacolo finito, cosa prevale?
Per ora abbiamo fatto una sola replica.
Ma ciò che prevale sempre alla fine di un lavoro, è sempre la speranza di avere acceso la luce della domanda dentro qualche spettatore, e la consapevolezza che lo spettacolo è stato possibile, proprio perché c’è stato il pubblico. Il desiderio e la gioia dell’incontro, per ricordarsi che nessuno è solo… specialmente a teatro.

Uno spettacolo potrebbe avere il potere di cambiare le persone?
Non posso che pensare alla mia esperienza, che è la sola che conosco: a me uno spettacolo ha cambiato la vita e alcuni spettacoli, libri, canzoni, musiche, quadri, foto, film, conferenze, amori, amici, incontri, continuano a cambiarla.
L’Incontro può sempre farci vedere un punto di vista differente dal nostro, metterci in discussione. Quando ci mettiamo in discussione possiamo cambiare. Che poi “cambiare” non significa diventare San Francesco, significa magari cominciare ad ascoltare di più, incuriosirsi di più, parlare di meno, desiderare cose che fino a ieri non desideravo, credere importante qualcosa che fino a oggi nemmeno conoscevo. In questo senso sono certo che uno spettacolo potrebbe davvero avere il potere di cambiare l’esistenza di tantissime persone.

In questo momento storico quanto ti senti ‘Fragile come la Terra’?
Conosco bene la mia fragilità, mia e di tutto ciò che mi circonda.
Ciò che mi spaventa è quando non la si racconta, quando ogni cosa deve essere indistruttibile, invulnerabile, e l’essere fragili risulta quasi un’offesa. Cercherò di continuare a non avere paura di mostrare questa fragilità. La fragilità del mio Pianeta, delle cose che contiene e delle persone che lo abitano, è ciò che mi fa innamorare ancora di loro, e che mi fa pensare che non siamo ancora perduti.

Le parole di Enrico ci fanno pensare che quando guarderemo al passato non potremo mentire a noi stessi. Arriverà un momento in cui le nuove generazioni (i vostri figli) si domanderanno perché abbiamo permesso che la situazione precipitasse in questo modo, perché non ci siamo presi cura della cosa più preziosa che abbiamo, la Terra, la nostra casa.
A quel punto non varranno più le scuse, non potremo dire che non sapevamo abbastanza, o che non avevamo il potere di prendere decisioni fondamentali per cambiare le cose e nessuno potrà esimersi dal chiedere a se stesso perché non ha avuto il coraggio di cambiare, di fare qualcosa quando era in tempo per farlo.

Ad oggi non sappiamo se il teatro in streaming potrà funzionare, a noi sinceramente manca la compresenza di attori e pubblico nello stesso spazio. Dall’altra parte il teatro in streaming potrebbe fare avvicinare più persone possibili verso quella magia di cui parla Nicolas e spingerle, in un futuro prossimo, ad uscire di casa per tornare a teatro. Perché uno spettacolo dal vivo è tutta un’altra storia!

Per adesso non ci resta che invitarvi ad acquistare il vostro biglietto online (6,00 euro) andando sul sito https://www.teatromenotti.org vi basterà scegliere il giorno che preferite e riceverete il codice streaming per la registrazione.

Intervista realizzata da TiTo

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