Recensione: “Amleto, una questione personale”

una questione personale
foto Alvise Crovato
foto Alvise Crovato

Come da tradizione il bosco è un elemento chiave del festival Il Giardino delle Esperidi. Solo ricordando gli ultimi anni, Michele Losi ci ha offerto spettacoli itineranti tra i sentieri del Monte di Brianza come “Alberi Maestri” (anche nella sua versione kids) e “Progetto Conrad”. Stavolta, però, sul Monte di Brianza si va solo materialmente, con lo spirito ci troviamo ben più lontano, in Danimarca alla corte di Elsinore.

“Amleto, una questione personale”, diretto da Anna Fascendini, Giulietta de Bernardi e Michele Losi, è un viaggio circolare che parte dal palco, si sposta nel bosco per poi tornare a concludersi sul palco. Un viaggio interattivo e immersivo nel mondo di Shakespeare e non solo perché in fondo si tratta di una questione personale e la sua individualità comporta anche il fatto che al prossimo non interessi.

Come detto lo spettacolo inizia nello splendido palcoscenico di Campsirago Residenza, è in corso il matrimonio tra Claudio e Gertrude. Una lunga e varia coreografia dove i 9 attori in scena possono dare sfogo ai loro movimenti scenici in quella che è una vera e propria festa. Un matrimonio decisamente vario che passa dalla musica indiana e decisamente commerciale di Jogi del dj Panjabi Mc per poi diventare psichedelico andando a tirar fuori dal cilindro “I nani” di Richard Benson. Ma in questo clima di gioia nella mente di Amleto iniziano a insinuarsi i primi dubbi. Ecco perché è necessario abbandonare il palco e addentrarsi nel bosco, in cerca della verità o semplicemente di una risposta. Una voce guida accompagna gli spettatori muniti di cuffie e, citando una frase di Vivarium, altro percorso di Campsirago, “se ti vengono in mente pensieri futili scacciali”.

una questione personale
Foto Alvise Crovato

Il pubblico si divide così in tre gruppi, ognuno vivrà un percorso diverso nel bosco incontrando nel tragitto diversi personaggi. Così nascono dunque tre spettacoli e tre diversi finali. L’unica scena comune ai tre gruppi nel bosco è la prima dell’atto V, il funerale di Ofelia. Il sarcasmo sulla morte che spesso emerge nel percorso qui è ancor più rimarcato dalla prova dei due becchini Stefano Pirovano e Sebastiano Sicurezza però non sminuisce la solennità della scena che raggiunge il suo culmine all’arrivo del feretro di Ofelia accompagnato da un coro in lingua spagnolo. Il tutto viene reso ancor più suggestivo dal tramonto e dal panorama che dà sulla valle. Un momento topico dello spettacolo che i registi hanno saputo costruire in modo eccellente.

Oltre a quello della morte, un altro tema ricorrente è quello della verità e qui si entra anche nel contemporaneo sia con alcuni riferimenti all’anno e mezzo di pandemia sia chiedendosi se in fondo la verità al giorno d’oggi interessa davvero ancora a qualcuno. In scena sette attrici (Barbara Mattavelli, Benedetta Brambilla, Giulietta de Bernardi, Liliana Benini, Marialice Tagliavini, Sara Milani e Stefania Ventura) e due attori (Stefano Pirovano e Sebastiano Sicurezza). Tutti meritano un grande applauso per come si trovano a loro agio sia sul palco sia in mezzo al bosco. Sorprende come riescano a muoversi come elfi tra un albero e l’altro spuntando fuori sempre al momento giusto in sentieri che a piedi inesperti possono trasformarsi in labirinto ma in cui loro ormai conoscono ogni singolo ramoscello. Inevitabilmente spicca la prova di Sebastiano Sicurezza a cui, nei panni di Amleto, tocca l’onore di chiudere la storia. Se lo spettacolo andrebbe visto tre volte per scoprire i tre diversi finali non è da escludere un quarto giro solo per poter guardare attentamente ogni sua piccola espressione facciale.

“Amleto, una questione personale” è quindi altamente consigliato, gli amanti di Shakespeare potranno apprezzare il lavoro fatto attorno al testo del bardo ma la sua poetica è aperta a tutti unita a una splendida esperienza nel cuore della natura che riavvicina alla terra, all’acqua e all’aria.

Ivan Filannino

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