Di Veronica Fino
Cari amici di ProfAmà,
Non ho fatto in tempo a riprendermi da canti e risate per lo spettacolo di Mauro Repetto e Monica De Bonis “Ho incontrato Spider Woman” che subito voglio raccontarVi di un altro momento molto speciale.
Lunedì, io e Ivan, il mio (amico nonché super -n.d.r.-) direttore di MilanoTeatri, che come sempre ospita questo spazio dedicato ad Amà (toriali) e Prof(-essionisti, ormai lo sapete -n.d.r.-) siamo stati ai casting di “Alice nel Paese delle Meraviglie”, il nuovo musical prodotto da ItaliaShow e Nati da un Sogno, in tournée dal prossimo Ottobre. I provini si sono svolti presso l’ospitante scuola di danza “Area Dance”
Insieme ad altri colleghi, abbiamo assistito a intense prove di danza, canto e recitazione. E, se pensate sia tutto, l’insolita veste in esterna di quest’uscita di ProfAmà, Vi sbagliate.
Abbiamo anche avuto il piacere e l’onore di intervistare il trio Roberta Bonino, la regista, Stefano Lori e Andrea Chiovelli, che si occupano di musiche e liriche.
Tutto parte da un sogno: far vivere agli spettatori futuri una “nuova” Alice portandola dal suo mondo meraviglioso alla nostra realtà.
Buona lettura!
Veronica
“Alice nel Paese delle Meraviglie – il Musical”
“Alice nel Paese delle Meraviglie – il Musical” è una produzione, come anticipatoVi, di ItaliaShow e Nati da un Sogno, e si presenta come novità per grandi e piccini.
Un cast corposo di ballerini e personaggi iconici come Regina, Cappellaio Matto, Bianconiglio, Brucaliffo o, ancora, Pinco e Panco e Stregatto, si preparano a farci divertire e riflettere, sotto la maestria e sensibilità di Roberta Bonino, insieme alle musiche del felice duo Lori-Chiovelli.
La coreografia sarà affidata a Maura Rizzo, direttrice di Alacritas Danza, mentre la Supervisione Artistica sarà di Mauro Simone
Il casting: selezionare Alice e gli altri
Gli aspiranti performer, già preselezionati fra un numero enorme di candidati provenienti da ogni parte dello Stivale, erano chiamati a dare il massimo nonostante il grande caldo di questi ultimi giorni. Tutti loro, esordienti o volti già noti agli esperti del settore, si sono messi in gioco davanti alla commissione.
È stato bellissimo poterli osservare e imparare a leggerne le emozioni mentre eseguivano le coreografie: ragazzi prestanti eppure timidi inizialmente, ragazze fedi al concetto di body positivity, perfettamente a loro agio e gioiose di essere lì.
Dalla sala danza, alcune artiste si dirigevano poi verso la sala canto per l’audizione dei ruoli principali. Naturalmente, su tutte, si cercava lei: Alice. Ragazze giovanissime, dai 13/14 anni in su, hanno cantato e recitato davanti a Roberta, Stefano e Andrea.
Dal canto al recitato
L’emozione ha tradito qualcuna, mostrando l’innocenza naïve della loro tenera età, durante l’esecuzione dei brani, sebbene siano state in grado, seppur così giovani, di mostrare grande tenacia nella recitazione.
Tuttavia, ognuna delle ragazzine ha dato grande prova di maturità nel sorridere in ogni momento, andando oltre la tensione per la presenza di grandi artisti che ne testavano le doti.
E poi, ça va sans dire, la Regina di cuori. Per il ruolo, giovani donne di talento si sono confrontate esibendosi nei brani di Ursula de “La Sirenetta” e chi di Gothel di “Rapunzel”, prima, e in monologhi scelti personalmente.
Dalla ribellione di Nora (“Casa di Bambola”), forse in toni troppo stizziti per una donna comunque del suo tempo (dimenticando gli esempi delle immense Giulia Lazzarini o Ottavia Piccolo -n.d.r.-), alla pungente ironia di Allen, o nelle divertenti parole di Yzma (villain dell’ingiustamente underrated “Le follie dell’imperatore”), le ragazze hanno mostrato consapevolezza di sé.
Hanno dato particolare attenzione anche ai loro outfit, rigorosamente in nero e rosso; una di loro, così come per Alice, indossava anche un costume del personaggio.
Ora, starà ai giudici scegliere le loro protagoniste.
Alice nel paese delle meraviglie – il Musical: dialogo con la produzione
Io e i colleghi presenti abbiamo potuto subito vedere il livello molto alto delle esibizioni, da una parte, e del grande lavoro creativo di scrittura, musica, immaginazione scenica e ricerca emotiva che si nasconde dietro –oltre– la magia di Alice nel Paese delle Meraviglie – Il Musical.
Durante una pausa fra i provini, ci siamo confrontati con i tre professionisti alla guida del musical.
Sorridenti e disponibilissimi, ci hanno raccontato del percorso artistico dello spettacolo, condividendo riflessioni, obiettivi e visioni di un progetto che vuole restituire al pubblico proprio stupori e meraviglie autentiche del genere teatrale.
La narrazione emotiva attraverso la musica
L’attenzione dedicata alla parte musicale è, senza alcun dubbio, un elemento di strutturazione narrativa dello spettacolo.
VF: «Che tipo di Alice dobbiamo immaginarci? E come nasce l’idea di trasformare la sua storia in musical?»
Risponde Stefano: «In termini musicali volevo accennare, come dire, alla fiaba, a tutte queste cose, ma anche dare un un nuovo volto. Una nuova veste, calcando più i personaggi importanti e cercando in qualche modo di valorizzarli con nuove sonorità. Musiche e arrangiamenti. Questo, anche nel mio ambito»
VF: «Quanto conta la musica nella definizione emotiva di questa Alice?»
Stefano: «Moltissimo. La musica accompagna il suo viaggio, e soprattutto accompagna quello emotivo degli spettatori. Ogni brano ha una funzione narrativa precisa: momenti più sognanti, altri ironici, e altri più intensi.»
I brani dello spettacolo non si limitano, conseguentemente, ad essere soltanto canzoni, ma divengono strumenti di drammaturgia. Nel musical, infatti, tutto è finalizzato al racconto. Un insieme di musica, luci, coreografie e pause. Anche i silenzi convergono in un solo linguaggio.»
Un’inedita Alice nel paese delle meraviglie
VF: «L’impressione è che sia un po’ tutto inedito»
Stefano: «Tutto inedito!»
Incalza, con un grande sguardo luminoso, Roberta: «È tutto inedito. Io l’ho scritto cercando di restare il più possibile fedele alla fiaba, ma dandogli una connotazione un pochino più moderna, soprattutto in merito ai ragazzi.»
Ciò che succede ad Alice è un avere il bisogno, un sentirsi oppressa
Continua, spiegando: «Ciò che succede ad Alice è un avere il bisogno, un sentirsi oppressa dai grandi perché vogliono che cresca, che smetta di fare le cose da bambini, e che corra. Esattamente come loro, perché adesso i grandi sono sempre di corsa. Perciò Alice dirà basta, nel senso di dire che crescerà con il suo tempo.»
Crescere secondo i tempi dell’io: il messaggio di Roberta per la sua Alice
«Farlo, crescere nei propri tempi è concedersi un momento per respirare. Osserviamo tutti che adesso questi ragazzi sono tutti così.»
(-Crescono prima del tempo, ma in modo incompleto, soprattutto emotivamente, disarmati dall’assenza di guide, aggiungo io.-)
«E nel momento in cui Alice decide di prendersi un attimo, è il momento in cui viene catapultata in questo magico mondo, in cui incontrerà un sacco di amici che le insegneranno, l’aiuteranno ad accogliere, tutte le cose belle. Le permettono di capire che davvero può rimanere assolutamente piccola, prendersi assolutamente il suo tempo senza dover per forza crescere subito e velocemente. Può, anzi, crescere piano piano portandosi però dietro tutti i sogni che aveva anche da bambina, continuando a fare le cose che faceva anche da piccola.
Questo è i messaggio che io voglio dare a tutti i bimbi che verranno a vederlo, a tutti i ragazzini che verranno a vederlo perché adesso sono un po’ tutti frullati, no? E quindi io ho provato a dare questa connotazione.»
Conclude: «Alice è un personaggio che attraversa le generazioni. Volevamo creare uno spettacolo capace di mantenere la poesia del racconto originale, ma anche di parlare al pubblico contemporaneo. Non solo favola, ma viaggio all’interno di sè.»
Alice tra sogno e realtà
VF: «La sensazione è quella di entrare davvero in un mondo sospeso tra sogno e realtà.»
Roberta: «Era esattamente il nostro obiettivo. Abbiamo lavorato molto sull’atmosfera, sull’immaginario visivo e sulla componente emotiva. Volevamo che ogni spettatore, entrando in teatro, potesse sentirsi parte del Paese delle Meraviglie.»»
VF: «Insomma, è una metafora importante che dovremmo imparare anche noi noi grandi, non solo noi piccoli in realtà…»
Risponde qui Andrea: «Tra l’altro, la prima canzone è proprio questo, cioè un opening su un gruppo di adulti che dicono l’equivalente di “che bella che era la vita»
Nostalgia dei tempi lieti: com’era più facile la vita quando eravamo piccoli”
«È pur vero che non si può restare piccoli: bisogna crescere. Quando arriva Alice dice di stare bene così, le dicono che non è possibile.
A sua volta, lei chiede perché non si possa.
Poi, nella canzone successiva, da solista, inizia a prendere coscienza: il momento di crescere è ormai giunto.
Ma chiede ancora un solo momento per prepararsi ed essere pronta a crescere.
Ciononostante è grottesco siano tuttavia gli stessi adulti a partire dalla consapevolezza di una vita più facile e colorata.»
Tutto molto caotico, ma perfetto nel suo caos
(Ringrazio e cedo la parola ai colleghi. -n.d.r.-)
Collega: «Cosa cercate nei ragazzi che che vengono qua oggi?»
Roberta: «Tanto talento, tanto… ma soprattutto tanta voglia di lavorare insieme, di stare bene, e portare il personaggio sul palco. Cerchiamo dei giovani. Io, come regista, preferirei fossero tutti giovani; devono mettere in scena questi personaggi che sono tutti frizzantini, sbucano fuori dai fiori, o fuori dai tavoli, saltano fuori dai cappelli. Quindi deve essere deve essere tutto molto caotico, ma anche essere tutto perfetto nel suo caos.»
Andrea: «C’è da dire che ci sono tanti, tanti giovani. E fino a ora, tantissime persone di talento.
Cioè, veramente è sorprendente che in Italia ci siano tanti aspiranti così in gamba e appassionati di musical»
Tanti giovani di talento
Roberta: «Abbiamo ricevuto tantissima attenzione. Un po’ però ci aspettavamo un livello alto perché abbiamo ricevuto più di 560 candidature. Pertanto, questa è già una scrematura: meno di un terzo.
Andrea: «Noi sì, ne abbiamo chiamati circa 150 su 560. È stata una scrematura difficile ma stupito anche noi la risposta all’offerta di lavoro.
Roberta: «Non so se sia il merito del titolo o di cosa, però la risposta la risposta è stata buona. Ci dicono anche dalle altre produzioni che è una buona risposta, quindi… Sì!»
Stefano: «Come i due o tre provini di questa mattina che m’hanno steso.»
Il successo del genere teatrale musicale
Collega: «Sì, perché oramai diciamo che il musical è entrato nel DNA italiano, cosa che che non era fino a 10 anni fa, adesso invece -finalmente- è molto apprezzato.»
Roberta: «È vero, sta prendendo piede, stanno nascendo anche accademie, quindi… Arrivano già i ragazzini di 16 anni che sono già pazzeschi.»
Collega: «Sì, bravissimi, bravissimi. Sembra di essere a Broadway, quasi…»
Stefano: «Il livello veramente si è alzato tantissimo, si è alzato tantissimo. Una volta li trovavi col lanternino quelli che erano in grado di sopportare un palco, la gente, ma anche lo stress di comunque fare degli spettacoli.»
Andrea: «Incredibile il miglioramento raggiunto. Ma, aggiungo, per fortuna. Anche per noi che scriviamo: in questo modo, abbiamo del materiale umano su cui ci possiamo sbizzarrire. Note, cose, numeri anche per chi è meno incamminato nel percorso. Passaggi complicati anche a livello tecnico.»
VF: «Credo sia anche complicato adattare dopo tutto il discorso registico-tecnico sull’artista se l’artista non è particolarmente preparato»
Andrea: «Assolutamente. Io credo, secondo le nostre esperienze, che un autore scriva e faccia tutto a tavolino per quello che è, per la sua creatività. Poi l’artista che si ha davanti, o eleva quello che l’autore scrive, portandolo all’ennesima potenza, oppure rimane fermo. Ovvio, è anche fondamentale avere artisti molto bravi. E ci pare sia questo il caso.»
Stefano aggiunge: «Tutto si è alzato tantissimo. So che faremo un cast eccezionale. È dalle prime ore dei provini che ripeto che non ce n’è uno che non prenderei.» (Super euforico, anche lui, con gli occhi colmi di passione e attesa, come quelli di Andrea e Roberta. Guardarli mentre parlano con quell’entusiamo fa dimenticare di essere di fronte a super artisti acclamatissimi. -n.d.r.- )
Fra fiaba e fantasia: Alice nel paese delle meraviglie è un musical sognante
IF: «Si ispira alle atmosfere del film con Jhonny Depp o più cartone animato?»
Roberta: «Più fantasia, fiaba.
Andrea: «Diciamo più favola, diciamo Disney.»
Roberta: «Un po’ Disney, almeno per i costumi.»
Collega: «Musicalmente non è Disney.»
Roberta: «Non musicalmente. Però, è un musical sognante, non cupo.»
Mi viene spontaneo rispondere, senza troppo realizzare fosse un pensiero ad alta voce che:
è una cosa di cui un po’ c’è bisogno. Tornare, anche solo in parte, a quell’atmosfera più naïve, rispetto a tante altre cose può essere una chiave di lettura.
Roberta: «Assolutamente, anche per adulti, non sono per i più piccini»
La contemporaneità di Alice e degli altri
Le liriche di Andrea Chiovelli cercano di mantenere solidi i due aspetti su cui si basa l’opera: leggerezza e profondità.
VF: «Alice oggi cosa rappresenta?»
Andrea: «Rappresenta la ricerca di sé. È una ragazza che nell’opporsi al crescere si trova in un mondo ribaltato e fantastico. Dove, paradossalmente, lei troverà la sua verità e la sua direzione.
Attraverso il caos, di conseguenza. Una visione contemporanea essenziale»
(Mentre sto scrivendo, mi viene inevitabilmente da citare la famosa frase di Nietzsche “Bisogna avere un caos dentro di sé per partorire una stella danzante”. Credo sia tutto lì, nel percepirle, le cose, sentirle un po’ più nostre. -n.d.r.-)
VF: «Quasi una metafora della crescita.»
Il corpo scenico e la danza
Anche il linguaggio del corpo, la danza, sono elementi fondanti di uno spettacolo come questo, e come noto, le coreografie stesse hanno una logica, ovvero, una funzione narrativa.
E lasciando un’identità specifica del personaggio, entra anche negli aspetti psicologici del racconto.
Lo notavo guardando i ballerini. Quei giovani talenti, nelle nervature dei loro corpi che oscillavano più o meno lievi sul pavimento, seguendo una musica con toni ben precisi, raccontavano più di una storia. Portavano alla luce la solidità dell’instabile. Dell’errore che sfocia dalla stanchezza, da un tempo che si interrompe e riporta in luoghi differenti. Sia pure nella stessa stanza.
Un musical che punta allo stupore
Durante l’incontro emerge chiaramente la volontà di costruire uno spettacolo immersivo, capace di parlare sia agli adulti sia ai più giovani. La produzione insiste spesso sul concetto di “meraviglia” come esperienza condivisa.
Ed è forse proprio questo il cuore del progetto: ricordare al pubblico che il teatro può ancora essere un luogo di immaginazione viva, capace di trasportare, emozionare e sorprendere.
Perché, come Alice insegna, basta avere il coraggio di attraversare una porta per scoprire mondi inattesi.
Alice fa parte delle storie che non smettono mai di appartenere all’immaginario collettivo e parlarci. Una favola che attraversa il tempo, parlando a ogni generazione, ma senza perdere identità e poesia. Meraviglia.
Teatro, o il viaggio della coscienza
“Alice nel Paese delle Meraviglie” è una di quelle storie che, anche da adulti, continuano a guardarci negli occhi e a ricordarci quanto sia importante ricordarci di lasciarci stupire. E, allo stesso tempo, rallentare. Per mantenere quella piccola follia che ci rende migliori.
Doppia meraviglia.
“Sono diventato matto?”
Cappellaio Matto: “Temo di sì. Sei assolutamente svitato. Ma ti rivelerò un segreto: tutti i migliori sono matti.
Durante la presentazione di “Alice nel Paese delle Meraviglie – Il Musical”, prodotto da ItaliaShow e Nati da un Sogno, abbiamo respirato qualcosa che va oltre il semplice spettacolo teatrale: un progetto costruito con passione, immaginazione e delicatezza emotiva, nato dal desiderio di trasformare il teatro in un’esperienza immersiva e profondamente umana.
Dietro luci, musiche, costumi e coreografie vive infatti un messaggio molto forte: crescere non è un’automatica forzatura ad interrompere i sogni.
Al contrario, è l’apprendere come custodirli benché la realtà cerchi di schiacciarci nel vorticoso percorso di crescita.
Alice porta a spasso i suoi sogni e ci si butta col cuore
I ragazzi hanno portato sensazioni, turbamenti, batticuori e tutte le loro energie, palesando i loro sogni.
Fermando e isolando ciò che apparteneva all’esterno di quelle sale. Pensando e distinguendo a chiare lettere chi volessero essere e in cosa sperassero.
Più di ogni cosa, i ragazzi, così come Roberta, Stefano e Andrea, i loro sogni li hanno portati a spasso. Ci si sono buttati. Con i loro cuori.
Come Alice nel Paese delle Meraviglie.
La sua splendida storia, nata dal genio di Lewis Carroll, pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson, risale al 1865. Molte le rivisitazioni teatrali, cinematografiche (Impossibile non avere in mente una certa accoppiata Burton-Depp, o una certa Regina di cuori con i carte-soldati, ancor più a ritroso… -n.d.r.-), eppure continua ad affascinare ed entrare nei sogni ancora oggi.
Non è questo, diventare grandi?
Il bivio di Alice: oltre gli orologi, i sogni
Alice affascina, perché da circa 600 candidature giunte, nello spazio della scuola, sono arrivati in preselezione oltre un centinaio di ragazze e ragazzi di diverse età.
Entra nei sogni, vi viaggia, vi spazia e vi resta.
Vi si sofferma: e forse, è questo comprendere che esiste un momento per tutti noi in cui guardare noi stessi- dentro noi stessi- ascoltarci, è la chiave per vederci -noi stessi, di nuovo- nel mondo.
Un mondo che ci impone di correre, di tagliare la testa alle opinioni che non ci fanno comodo o, più semplicemente, differiscono; di pensare e fare ciò che fanno gli altri, in una fretta che spesso non sappiamo motivare, anche sognare diventa privilegio.
E allora, sentiamoci privilegiati ogni volta che ci fermiamo e pensiamo a ciò che desideriamo, nel rispetto degli altri.
Torniamo a comprendere che la fiaba della normalità, intesa come omologazione, è in verità una barzelletta, e che è bello anche sentirsi un po’ matti. Con cappello, o senza.
Ma esigiamo sempre, fra tutte le nostre corse, il diritto a sognare. Ché di bisogni di sogni, di quelli che trasformiamo in piccoli (-immensi-) traguardi di realtà, ce n’è un mondo. Di meraviglie, naturalmente.
Alice qui si esprime in tutta la sua autenticità.
Balla, canta, recita.
E prima ancora? Insegna.
Quella cosa lì (Sì, in barba al ridondanza -n.d.r.-): la meraviglia del cogliere, con coraggio, le meraviglie.
Adesso è per sempre!
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