La pelle è il confine fra l’esterno e l’interno del nostro corpo. E’ ciò che ci separa da tutto quello che ci circonda ma è anche ciò che contiene tutto quello che abbiamo dentro di noi, non solo fisicamente ma anche emotivamente.
Questo è quello che ci vuole raccontare Aia Taumastica con il suo “ Sulla pelle” in scena al teatro Out Off di Milano fino al 25 marzo.
Tutto inizia da ciò che di più drammatico ci si può immaginare parlando di pelle, una profonda ustione che devasta l’organo più esteso del nostro corpo.
Da questo inizio si sviluppa poi tutto lo spettacolo ed è da qui che ci vengono raccontati gli odori della pelle, le sue sfumature di colore, la sensazione che dà quando la si tocca.
E così vediamo l’innamoramento di due ragazzi che, attraverso gli odori emanati dalla loro pelle, per gradi la rendono protagonista di tutta la loro storia, passando attraverso un atto d’amore fisico in cui questo organo viene esplorato, fino ad arrivare al distacco totale dei corpi e alla conseguente separazione delle persone.
Ma non solo. Gli attori ci mostrano anche di come l’uomo sia disposto a rinunciare a tutto pur di avere una pelle perfetta.
Colpisce, a tal proposito, la scena in cui si racconta di come il grande business delle chirurgia estetica ha cambiato le priorità di alcune donne.
Cividati, infatti, in maniera molto provocatoria, ci mostra un ammaliante dottore che convince una giovane e bellissima donna a sottoporsi a interventi di chirurgia estetica, che non avrebbe nessun motivo di fare, spiegandole che la bellezza si può sempre migliorare.
La cosa sconvolgente è che questa donna, non potendosi permettere tali interventi, su richiesta dello stesso medico è disposta a barattare i suoi ricordi più cari. Così, in cambio di un lifting al viso, regala al dottore il ricordo della nonna tanto amata; per un intervento al ventre, è disposta a regalare il ricordo della sua gravidanza.
L’autore e regista della piece alterna momenti poetici a momenti comici in un susseguirsi di scene che ci raccontano il “ruolo” della pelle nella nostra vita. Valorizza sapientemente l’utilizzo del corpo dei suoi attori, molto bravi, anche se, a tratti, si ha la sensazione che avrebbe potuto osare un po’ di più spingendo maggiormente l’acceleratore nello sviluppo delle scene a maggior impatto emotivo.
La scenografia dello spettacolo, semplice ma ricercata, ci porta in una dimensione quasi sospesa, anche se, a comporla, sono tavole tratte da manuali di medicina.
“E’ strano pensare che la parte di te che conosco meglio sia già morta”
Francesca Tall
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