Recensione: “La luce delle stelle”

un'altra luce

Può la scienza mischiarsi al teatro?
Lo spettacolo “La Luce delle Stelle” ci dimostra che è possibile.
Scritta ed interpretata da tre veri scienziati e diretta dal regista Flavio Albanese; questa pièce tratta temi complessi come l’ astrofisica, l’ ottica e la termografia, con un linguaggio semplice e comprensibile al grande pubblico.

Sul palco si alternano, come in una vera conferenza con pubblico, i tre protagonisti :
Nicola Ludwig, nella vita autore e fisico ricercatore, nel ruolo di scienziato egocentrico e dispettoso.
Marco Gilberti, fisico teorico e docente, interpreta un professore stralunato, logorroico e pieno di se.
Marina Carpineti, docente e ricercatrice in campo ottico, è l’ unica donna dell’opera, e per questo un po’ bistrattata dai colleghi maschi.

Ad affiancare i 3 protagonisti troviamo Stefano Sandrelli come quarto scienziato e organizzatore della conferenza.
Il suo ruolo è quello di voce fuori campo, ma l’ attesa del suo arrivo e le sue telefonate scandiscono lo svolgersi dell’opera.

Un’ opera che si apre e si chiude sulle note di Proud Mary, che accompagna foto di galassie e nebulose.
Dopo l’ intro musicale gli attori entrano in scena e ci fanno via via scoprire i segreti degli infrarossi, delle supernove e dei raggi ultravioletti.
Per fare questo alternano battute ad esperimenti, nozioni a gag, immagini ad aneddoti storici.
Una menzione speciale va all’esilarante spogliarello del Ludwig, vestito con tanto di parrucca e tutina aderente, che ha usato la luce (letteralmente) rossa dello spettacolo per introdurre il concetto di spettrografia al pubblico.

Un pubblico che, divertito e sconcertato, diventa parte dell’opera stessa: viene chiamato in causa dagli attori con domande, richieste bizzarre, o come cavia della termo-camera.
Ed è sempre al pubblico che viene riservata una grossa sorpresa finale, quando lo spettacolo sembra già essersi concluso.

Lo spettacolo è solo l’ ultimo di una serie collegata al progetto “Lo Spettacolo della Fisica” gestito in con la collaborazione del Dipartimento di Fisica dell’Università di Milano, dove i protagonisti insegnano.

In conclusione, che la materia in se piaccia o meno non si può negare che la pièce sia ben scritta ed interpretata, comprensibile anche per i non addetti.
Una cosa possiamo affermare con assoluta certezza: se avessimo avuto professori del genere, la fisica sarebbe stata meno noiosa.

Giovanni Petrillo

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