Recensione: “Cyrano sulla Luna”

cyrano

Una panchina, alcuni palloncini e un fondale pieno di stelle.
Questo è ciò che appare allo spettatore all’apertura del sipario di “Cyrano sulla luna” in scena al teatro Litta di Milano fino all’11 febbraio.
Una scenografia che non cambia mai. Perché non serve, perché la luna di questo Cyrano non cambia faccia come quella di Giulietta. Perché cambia tutto intorno ma lei non ha bisogno di cambiare.

Il satellite terrestre pone a Cyrano diversi quesiti. Domande che a noi sembrano banali ma che per lei non lo sono. Interrogativi a cui il protagonista riesce a rispondere tranquillamente perché sono “domande bambine”.
E Cyrano risponde e prende in giro tutto e tutti, il teatro, i teatranti, gli spettatori.
Prende in giro anche se stesso, tanto.
Ma c’è una domanda alla quale il protagonista non riesce a rispondere: HAI MAI AMATO DAVVERO?
Cyrano è costretto a guardarsi dentro e a capire che l’unica a vincere, nella sua vita, è stata la paura. La paura di non riuscire a dire mai a Rossana la verità. Perché sulla terra non si può dire la verità. Nessuno dice la verità. Soprattutto quando si ama davvero.

Il protagonista ci racconta tutta la sua vita ma quando le emozioni prendono il sopravvento, quando parla dell’amata cugina, non gli escono le parole di bocca, si bloccano, letteralmente.

In perfetto stile Rostand, Chieregato, autore del testo, usa spesso una scrittura in rima utilizzando a tratti le parole del testo originale, a tratti le sue, rendendo tutto decisamente attuale ma conservando le caratteristiche dei poeti e dei cantastorie di un tempo.

Pietro De Pascalis, eclettico attore unico sulla scena, è capace di raccontare tutte le facce del suo Cyrano, un personaggio sprezzante, autoironico ma allo stesso tempo fragile e profondamente sensibile ed è in grado di far rivivere tutti i personaggi del testo originale sottolineandone le caratteristiche e attualizzandoli moltissimo.

La maggior parte delle musiche sono usate come tappeto sonoro che accompagna i sogni di Cyrano ma si ascoltano due cover musicali, in versione strumentale efficacissima, come “Va bene così” di Vasco Rossi e “Ci vorrebbe il mare” di Marco Masini che danno emozioni molto particolari.

Le luci creano un’atmosfera impalpabile, sin dall’inizio, catapultando subito lo spettatore in un ambiente decisamente lunare permettendogli di fare un viaggio di andata e ritorno dalla terra alla luna.

Uno spettacolo davvero emozionante, che va AMATO e non solo guardato, come ci suggerisce il protagonista. Unico piccolo neo è la voce della Luna, che arriva solo alla fine, con un po’ troppa prepotenza, spezzando un po’ la commozione dello spettatore.

Cos’è il vento? Ama una donna che non ti ama. Quello è il vento.

Francesca Tall

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