Dal 6 al 29 novembre 2025 la Fondazione Luciana Matalon di Milano, ospita Onironautica 3, ultimo capitolo del progetto multidisciplinare ideato da Nello Taietti. Un viaggio visionario in cui fotografia, teatro e rappresentazione plastica tornano nuovamente a fondersi come strumenti di indagine onirica e metafisica. Alla mostra fotografica si aggiunge, sabato 22 novembre in doppia rappresentazione (ore 16 e ore 18), l’omonima pièce teatrale, che si svolge all’interno di uno spazio immersivo circondato dalle opere dell’artista e calligrafa giapponese Sisyu, creando un ambiente suggestivo e simbolico in cui lo spettatore è invitato a compiere un viaggio interiore.
Per conoscere meglio questo progetto abbiamo intervistato Nello Taietti, presidente e direttore della Fondazione Luciana Matalon
Come nasce il progetto Onironautica?
Nel 2003 ho messo in scena al Piccolo Teatro di Milano l’opera “Madame Butterfly” in occasione di un gemellaggio con una cittadina coreana. Con lo studio dell’opera di Puccini nasce il mio innamoramento per il personaggio di Cio Cio-san che darà poi vita ad Onironautica 1. Racconto il sogno in cui convinco Cio Cio-san a lasciare Pinkerton per stare con me, il tutto rielaborando i testi pucciniani. Il sogno si conclude poi con la distruzione di Hiroshima e Nagasaki perché Puccini aveva collocato la casa di Cio Cio-san a Nagasaki. Ogni capitolo, però, si conclude con un’immagine di speranza come ad esempio Shibuya, il famoso quartiere di Tokyo che rappresenta la rinascita del Giappone.
Si arriva poi al capitolo due…
In Onironautica 2 ho subito l’influenza esterna. Eravamo in piena crisi Covid e stava iniziando la guerra in Ucraina. Mi faccio accompagnare con una rilettura dei testi della mitologia greca e faccio un viaggio su una terra che vive un dramma. Onironautica 2 è quindi fatto di preghiere, suppliche e richieste di cambiamento. Anche qui la speranza finale è rappresentata da un cuore che torna a battere e il vagito di un bambino che nasce all’alba.
Onironautica 3, invece, cosa racconta?
Nel terzo capitolo mi trovo nel Giappone contemporaneo e la costruzione avviene attraverso la mitologia orientale, dal buddhismo allo scintoismo. In questa opera utilizzo il butoh, un ballo che nasce in Giappone nel dopoguerra. Dopo le bombe atomiche questo ballo inscena il racconto della vita e della morte. È fatto di movimenti molto lenti e suoni gutturali. In questo viaggio sono accompagnato da una figura chiamata Nikutai. Si tratta di un corpo di carne di ballerino di butoh ma rappresenta anche il luogo dove si concentrano tutti i dolori, le paure e le gioie. Prima di tornare nel luogo da cui è venuto il nikutai ci lascia dei messaggi per dirci di vivere la vita con amore e leggerezza.
Come si uniscono teatro e fotografia?
Le fotografie sono quelle dei personaggi coinvolti nel progetto come il ballerino di butoh, la ballerina giapponese di danza classica e la modella che rappresenta una dea scintoista. La modella viene dipinta con una carta che nella simbologia giapponese è simbolo di resistenza e di forza umana alle avversità della vita. Sono foto in primo piano e più che la tecnica della fotografia c’è l’emozione del percorso.
Le opere di Sisyu come si inseriscono?
La rappresentazione si svolge all’interno di uno spazio immersivo, si è circondati dalle opere dell’artista e calligrafa Sisyu e durante lo spettacolo saranno proiettati ideogrammi su pareti e pavimento. Sisyu è una delle artiste più importanti del Giappone. L’imperatore Akihito usciva da palazzo reale con la moglie per vedere le rappresentazioni di Sisyu. Lei ha rappresentato il Giappone all’Expo, noi siamo stati i primi ad esporre le sue opere alla Fondazione Luciana Matalon prima e poi due anni fa al Museo archeologico di Olbia. Con Sisyu abbiamo un vero rapporto di amicizia.
Quale è il ruolo di Vera Agosti in questo progetto?
È la curatrice. Rappresenterà le opere prima della pièce teatrale ed è la curatrice della mostra fotografica. Ha scritto dei testi e ci ha seguito in questo contesto.
Quante foto ci saranno in mostra?
Saranno circa 25 per artista più una foto del backstage fatta da Gianmarco Taietti che rappresenterà quanto avvenuto dietro le quinte.
Cosa rappresenta il patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano?
È un motivo di orgoglio. Abbiamo un buon rapporto col Consolato giapponese. Ho una moglie giapponese e dal mio innamoramento per Cio Cio-san nel 2003 ho fatto ricerche su tutto il mondo giapponese. Il patrocinio del Consolato è dovuto anche alle nostre esperienze passate e mi fa piacere che nel libretto di sala ci siano anche le parole del console generale.
Quale è stata la sfida principale di Onironautica 3?
Tutti questi percorsi di Onironautica sono stati supportati da testi importanti. La difficoltà del terzo capitolo è quella di mettere insieme diverse componenti musicali, dall’elettronica alla classica e ovviamente il butoh.
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