“Non correre Amleto”, la recensione

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Suoni amplificati in un’atmosfera ovattata con luci da sera d’inverno. Sono esattamente i suoni, le luci e l’atmosfera che si vivono quando, colpiti da un lutto, ci si ritrova per la prima volta soli in spazi non più condivisi riflettendo sul perché della morte. Non tanto sulla morte come termine della vita, ma sulla morte in quanto tale; soprattutto, poi, se la morte giunge improvvisa, ingiusta, feroce.

Quando si è morti? Si domanda DONNA (Elena Ghiaurov) stando nella sua porzione di scena, divisa, da una fila di mattoni, dalla scena di UOMO (Milutin Dapcevic ); scene uguali e contrarie.

Si è morti quando gli altri lo sanno. Quindi esiste un tempo indefinito in cui non si è morti; un periodo incerto che si ripropone, con uguale dolore, ogni qualvolta ci si imbatte in qualcosa rimasto in sospeso: una discussione,  una caffettiera ancora piena, un libro da finire, una pallina da golf.

Cose minute che portano però un dolore incolmabile.

E poi: perché si muore? Ovvero: qual è la causa materiale che può motivare una morte? Di certo non può essere una distrazione o un destino beffardo a provocare così tanto dolore.

DONNA ricostruisce, attraverso una puntuale documentazione fatta di ritagli di giornali atti giudiziari e testimonianze, la morte di uno zio (evento che realmente ha coinvolto dell’autrice) in Bosnia, nel ’93, quando un convoglio umanitario con a bordo cinque volontari venne bloccato da una banda armata. I cinque vengono costretti a scendere: uno di loro resta fermo, gli altri fuggono nei boschi. Due si salveranno tre saranno uccisi; tra questi ultimi l’unico a essere rimasto fermo: lo zio di DONNA.

Quando si sa: 29 maggio 1993 anche se la notizia arriva solo alcuni giorni dopo.

Dove:  Gornij Vakuf.

Perché? Ecco: forse, ma forse, se i suoi compagni non si fossero messi a correre non avrebbero sparato e lui si sarebbe salvato. Valgono tutti i “se” possibili per salvarlo.

DONNA ricompone questo ricordo famigliare parlando con UOMO che si trova a pochi passi ma ad una distanza incolmabile. UOMO (che si sta preparando per andare a giocare a GOLF) risponde con sarcasmo e presunzione ai quesiti, ai dubbi e alle tesi di lei.

Sarcasmo che prosegue fino a quando, uscito di scena UOMO, si palesa lo sforzo da parte di DONNA di elaborare un lutto recente con lo stesse modalità utilizzate per la morte dello zio.

Dove è successo? Quando? Perché? Perché era distratto è una risposta inaccettabile per giustificare un evento così enorme. Forse voleva salvare un cane o un bambino. Non può essere che una distrazione porti costi così tanto dolore. UOMO ha una risposta ma non esiste dialogo e non serve a DONNA superare il muro ed entrare nella scena UOMO, raccontarne la storia. La storia raccontata è quella consolatoria dei sopravvissuti.

Testo elegante, bravissimi ed emozionati regia ed attori.

Una occasione da non perdere.

Roberto De Marchi

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