L’uragano e i tre canoni di Caterina

Una piccola sala, un piccolo palcoscenico. Sul palco dei libri (“Il codice dell’anima”, “Amleto”, “il sogno di una passione”, “L’arte di come formarsi come attori”, “Colazione da Tiffany”…) dei cambi d’abito una sedia ed un megafono, pagine fotocopiate de L’URAGANO”. Materiale di scena e di studio, prova concreta di un tempo interrotto, di un progetto sospeso.

Vicenda reale: Caterina PAOLINELLI viene abbandonata, a pochi giorni dal debutto del nuovo spettacolo, dalla sua compagnia. Chi per un motivo chi per un altro i membri del gruppo se ne vanno lasciando sola Caterina con il suo copione de “L’URAGANO”.

Vicenda drammaturgica: L’opera di Ostrovskij è ambienta in Russia a metà del 1800 e narra la storia di Katerina (Kafa) Kabanova moglie del ricco e vecchio Kabanov, che cede ai sensi di colpa per aver cercato, in assenza del marito, conforto e amore tra le braccia del giovane mercante Boris.

Il progetto abortito lascia appeso il destino di Katerina. Nasce da qui il monologo di Caterina PAOLINELLI: dalla necessità di far completare alla donna russa il suo frammento di vita seppure doloroso e infausto. E lo fa presentandoci un’ora di spettacolo divertente e sagace in cui l’attrice illustra l’opera di Ostrovskij e il carattere di Katerina, le tecniche teatrali necessarie per impadronirsi del personaggio e a quali risorse emotive proprie l’attore deve attingere affinché il personaggio diventi credibile. Il tutto riportando a margine gli effetti che l’artista subisce dal troppo rovistare nel suo intimo.

Diversi livelli narrativi che si intersecano senza schemi e tempi stabiliti. Katerina personaggio lascia il posto a “Catarina Attrice” che lo cede a “Caterina Donna”. Il trasferimento di ambiente narrativo, quasi dichiarato nella prima fase dello spettacolo, diventa via via più fluido e porta e intenzioni drammaturgiche più sfumate tra un contesto all’altro.

“Caterina Attrice” si cala nell’ atmosfera cupa che accompagna il racconto de “L’ URAGANO” utilizzando la trama dell’opera come canale per lanciare di volta in volta incursioni negli altri flussi narrativi. Ne risulta una divertente, malinconica e sarcastica carrellata di situazioni e personaggi (particolarmente ben riuscita l’ipotesi di Katerina proto-femminista) da cui Caterina parte per raccontarci la difficoltà di essere donna e le complessità legate alla scelta di essere attrice: tutto “per una passione finta, per un sogno di passione”.

Le “tre Canterine” si contaminano e si alimentano reciprocamente marciando verso un finale comune.

All’arrivo dell’uragano e al sacrificio di Katerina, “Caterina Donna” viene quasi travolta e deve cercare in se emozioni e suggestioni che possano arginare la dirompente sofferenza del personaggio.

Un bel progetto (di cui fanno parte anche Matteo Cecchini, Massimiliano Ferrari, Caterina Simonelli e Valerio Ameli) ma non semplice. In particolare il canone “Caterina Attrice”, seppure emozionante e dal quale emerge evidente la difficoltà del mestiere d’attore, sembra destinato ad “addetti ai lavori”.

Certamente una bella sfida per un pubblico disposto alla riflessione tecnica ed emotiva sul teatro sul lavoro di teatrante.

DE MARCHI Roberto

Rosso

Visto allo Spazio Qua di Milano il 3 marzo

Di nuovo in scena:

DOVE?  Teatro Linguaggicreativi – Via Eugenio Villoresi, 26, Milano (MM2 Romolo)

QUANDO?  sabato 1 aprile ore 20,30

PREZZI:  Intero 14€-Ridotti 10€

PRENOTAZIONI al Tel. 0239543699 – 333.6213155, mail: promozione@linguaggicreativi.it.

 

 

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