Le ragazze raccontano: intervista a Gaia Calimani e Valeria Cavalli

le ragazze raccontano

La redazione di Milano Teatri ha deciso di dare il proprio supporto alle rassegne, spettacoli ed eventi cancellati durante questi giorni di crisi. Abbiamo deciso di iniziare con la rassegna “Le ragazze raccontano”, cuore della stagione di MtM, e di intervistare la presidente di MTM Gaia Calimani e la regista Valeria Cavalli.

In questo momento di attesa Le Ragazze Raccontano ha preso altre forme, si è trasformata. Sono stati spostati degli spettacoli, è cambiato qualcosa? Come stava andando?

VALERIA CAVALLI: è nato da un desiderio grande di parlare e di raccontare della creatività femminile. Stava andando molto bene: questa è stata una delle cose che ci ha fatto soffrire di più, alla luce di questo stop di un pezzo di stagione. Chiaramente ci dispiace: però ci sono contingenze che non si possono e devono negoziare.

GAIA CALIMANI: Si. Era l’anno zero della nostra bellissima rassegna, che io e Valeria cavalli abbiamo pensato proprio nella capacità energetica del femminile nel raccontare il teatro. C’erano donne drammaturghe, donne registe, donne attrici. La stagione di MtM era a partita benissimo, già da settembre. Avevamo dei bellissimi nomi. Alcuni spettacoli e iniziative siamo riuscite a farle.

VALERIA CAVALLI: Era molto varia e gli stimoli erano tutti diversi. C’era anche chi presentava dei testi scritti da uomini, come Federica Fracassi che ha presentato il suo spettacolo “Eva”, sul testo di Massimo Sgorbani. Adesso ci sarebbe stata Michela Cescon con il suo “Talking Heads”, composto da due monologhi di Alan Bennet. Siamo riuscite quasi a concludere la rassegna dei romanzi del ‘900 letti dalle ragazze di ATIR: mancava soltanto Sandra Zoccolan, che purtroppo era il 15 di marzo.

GAIA CALIMANI: Le letture dei romanzi di ATIR inoltre stava andando benissimo. Ne mancava una sola, mannaggia. Il mese di marzo doveva essere il mese di grandissime presenze, avevo fatto di tutto per avere Michela Cescon, avremmo avuto anche il Macbeth di Serena Sinigaglia del teatro stabile di Bolzano. E poi tante altre.

VALERIA CAVALLI: Quindi insomma il nostro percorso era felice, ma siamo sicure che proseguirò nella prossima stagione.

GAIA CALIMANI: Noi non ci arrendiamo, tutto quello che si può lo riporteremo nei nostri calendari l’anno prossimo. Recupereremo tutto un po’ alla volta. Intanto io e Valeria stiamo lavorando alle ragazze raccontano 2. Perché le ragazze non mollano!

Ho letto che Le ragazze raccontano non è una rassegna, ma un percorso dedicato alle voci femminili. Da dove nasce questa idea?

GAIA CALIMANI: Avevamo in stagione cinquantacinque titoli da fine settembre a luglio. Moltissime di queste proposte avevano una forte presenza femminile e allora ci siamo dette: perché non segnarle come con un evidenziatore e dare anche al pubblico la possibilità di seguire un percorso? Il pubblico ha bisogno anche di venire aiutato ad avvicinarsi al teatro, dandogli delle indicazioni, delle linee e delle proposte. Partire dal femminile è stata fatto naturale: in teatro, in cultura, le donne sono molto attive. Ci mettono anima, cervello, mani, piedi, braccia, gambe e cuore. Quindi non è una rassegna, è un filo conduttore. Un’anima di MtM.

VALERIA CAVALLI: è nata dall’unione, dalla forza di squadra e anche perché, prima di tutto, siamo appunto due donne. Io faccio parte del tavolo artistico, mentre Gaia Calimani è la presidentessa. Il fatto di avere alla guida una donna, aiuta. Non parlo solo di questo tipo di rassegna: la donna genera progetti, idee e quindi avere un presidente donna significa fertilità. Facendo parte di due comparti completamente diversi, seppur vicini e paralleli, è stato molto bello anche per noi due trovarci all’interno di questo percorso: è peculiare che la parte più istituzionale e organizzativa s’incontri così tanto con la parte artistica. Inoltre, Gaia Calimani ha un forte lato artistico – anche se non lo vuole ammettere.
Siamo convinte che è grazie a queste energie che andrà avanti. Ancora, ancora e ancora.

Quindi è un modo nuovo di scoprire voci femminili e un ritrovarne altre.

GAIA CALIMANI: Assolutamente.

VALERIA CAVALLI: Si. Abbiamo già la nostra rosa di ragazze per l’anno prossimo. Adesso dovremmo capire come ricomporre la stagione perché chiaramente con questo stop abbiamo avuto qualche difficoltà. Non ci arrendiamo e anzi ragioniamo ancora sempre con progetti ulteriori: perché le ragazze raccontano non rimarrà sempre così, avrà delle evoluzioni continue. Io e Gaia dobbiamo stare anche un po’ tranquille: abbiamo continuamente idee e poi invece bisogna fare i conti anche con quello che avviene nel mondo.

Sul vostro sito ho letto questa frase. “Abbiamo voluto proprio loro, le abbiamo scelte, ci hanno scelto, saranno con noi, abiteranno i nostri spazi, i nostri palcoscenici. Non solo con le loro parole ma anche con la loro presenza, con quella capacità di esserci e di raccontare che da sempre appartiene alle donne.” Si parla di comunicazione quindi. In che modo una donna da un valore aggiunto alla tradizione del raccontare le storie?

GAIA CALIMANI: Ogni donna ci mette un pezzo di sé stessa, lo fa forse con qualche barriera psicologica in meno rispetto all’uomo, se dobbiamo fare qualche distinzione. Quando una donna sceglie di fare un lavoro come questo, ci mette un pezzo di sé. Quindi raccontare tante voci di donne è alta e raccontare la donna.

VALERIA CAVALLI: Poi le grandi raccontatrici sono le donne. Pensiamo all’epoca contadina quando si riunivano con i bambini intorno al fuoco e raccontavano storie. La donna, si dice, è anche un po’ strega, nel senso buono. Quindi ammalia. Non a caso Shahrazād ha raccontato per mille e una notte per evitare di essere uccisa. Quindi è proprio insito nella donna il desiderio di tramandare oralmente qualcosa. Anche se le fiabe sono state scritte più spesso da molti uomini – i Grimm, Andersen, Perrault, Esopo, Fontaine ecct – però chi raccontava le fiabe e le favole ai bambini? Le donne. Quindi è anche questa maternità che ci fa prendere cura del racconto. È una voce che ammalia, che trasporta in altri mondi.

Le ragazze raccontano è perfettamente in linea con i Talenti delle donne, il palinsesto culturale di quest’anno. Alcuni dei vostri spettacoli sono stati coinvolti in questa iniziativa comunale.

GAIA CALIMANI: è stato un caso fortunato. Da lì a poco il comune ha lanciato il palinsesto de “I talenti delle donne”. Allora ci siamo come dire messi in rete anche con l’assessore del Comune di Milano Del Corno e infatti, una parte de “Le ragazze” raccontano, è ivi contenuta. Andrà avanti, con una nuova energia.

VALERIA CAVALLI: Inoltre, queste idea de ” Le Ragazze raccontano” è stata anche subito sposate dalle ragazze stesse, dalle artiste: anzi tante sono venute poi da noi a congratularsi. Anche ragazze che sono in altri teatri: sono però venute a trovarci, abbiamo fatto lunghe chiacchierate. Abbiamo detto comunque che lo spazio per le ragazze ci sarà sempre e quindi quando avranno dei progetti – piccoli o grandi che siano, degli studi – noi siamo disponibili e aperte. Stiamo cercando di variegare le nostre scelte, dalle ragazze più giovani, a qualche nome più conosciuto. Saranno tutte diverse. Ci saranno anche diversi ragazzi: perché poi, appunto, non vuole essere solo una rassegna dedicata alle donne, solo per le donne, che parla solo a loro. La rassegna parla a tutti: questo è importante. Non ci vogliono essere delle preclusioni.
Il teatro parla a tutti: in questo momento così particolare, dove non sappiamo dove sbattere la testa, siamo isolati, l’arte ci viene incontro. I libri, le parole degli artisti sono importanti: qualcuno pensa di no. Qualcuno scuote la testa. Dice che importanza sta altrove: ma le parole belle che arrivano dall’arte, i quadri, la musica sono una ricchezza. Quanta ricchezza abbiamo nelle nostre città. In Italia. Nel mondo. Quanto è importante la cultura per lo sviluppo di un popolo!

Concludendo, c’è un momento particolare che vi piace ricordare della nascita e della crescita di questo progetto?

GAIA CALIMANI: È bello pensare che sia nato davvero da un granellino. Parlando con Valeria ci siamo dette: “A me piacerebbe avere lei!”, “Guarda che lei è forte! Se poi lei va in scena, mette tutta sé stessa!”. Quindi ci siamo messe in moto ed è arrivata a questo contenitore di titoli. Mi piace ricordare la conferenza stampa, quando guardandomi attorno mi sono ritrovata circondata da amiche. Tutte con una grandissima curiosità, una grandissima voglia di raccontare e noi con la voglia di ascoltare le loro storie. Quindi, scegliere questo momento: mi sono guardata intorno e avevo delle persone bellissime al mio fianco. Il fatto di averle tutte vicino, fisicamente insieme, è stato qualcosa di speciale. E quindi penso che questo sia qualcosa di speciale.

VALERIA CAVALLI: Ricordo i primi incontri con Gaia Calimani: sono stati sicuramente dei momenti anche molto divertenti fra noi due. Poi ora voglio ricordare, in particolare – senza togliere niente agli altri – il progetto di ATIR. Ci siamo trovate in queste quattro domeniche – purtroppo la quinta non l’abbiamo potuta fare – alle 7:30 di sera, nella sala “La cavallerizza”. Fuori a volte pioveva: si sentivano le gocce. E c’erano con queste attrici meravigliose che ci trasportato, ci hanno raccontato, come fossimo dei bambini, dei romanzi in una versione ridotta. Hanno saputo raccontarci la favola della domenica sera.

Vi ringrazio di cuore per la positività contagiosa delle vostre parole, che state infondendo anche a me!

VALERIA CAVALLI: Noi stiamo positivi! Non a caso il nostro logo è quello arcobaleno, che non è solo simbolo d’amore per tutti: perché cosa spunta dopo un temporale? Spunta l’arcobaleno. In questo momento stiamo vivendo un temporale epocale, ma ci sarà una pentola d’oro, da qualche parte, dalla quale spunterà un arcobaleno.

Intervista raccolta da Irene Raschellà

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