Il debutto di una nuova compagnia è sempre una notizia da accogliere con gioia, ancora di più se quanto proposto sul palco è un prodotto di valore. È il caso della compagnia Atto Cronico che ha mostrato al pubblico dello Spazio Mast di Rho il suo primo lavoro intitolato “Destinocosmetico”.
Si va ad affrontare il tema del Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) e le angosce che ne derivano, un argomento che tanti pensano di conoscere senza, però, essere mai andati alle radici. Spesso questo disturbo viene trattato con leggerezza quasi comico, un recente esempio è il film “Una terapia di gruppo”, con protagonista Claudio Bisio, dove uno dei personaggi si mette in mostra per le sue manie ed ossessioni tra le risate del pubblico. La compagnia Atto Cronico sceglie, giustamente, una strada completamente diversa mettendo lo spettatore davanti anche agli aspetti più drammatici del DOC.
Il drammaturgo e regista, Andrea Finizio, per questa sua opera prima prende liberamente spunto dal romanzo “Cosmetica del Nemico” di Amélie Nothomb e fa subito vedere la sua mano nell’ideazione di movimenti scenici sempre azzeccati e nel disegno luci che sa rendersi importante protagonista del racconto.
Sul palco gli attori Elena Bellanova, Manuel Lantignotti e Alessandro Torre si dimostrano ben rodati e affiatati. Nel vedere due tennisti e una ragazza è facile andare con la mente al trio amoroso creato di Luca Guadagnino nel film Challengers, ma è solo un’apparenza velata. Il ménage à trois di “Destinocosmetico” si svolge in un mondo onirico dai caratteri che riportano a David Lynch.
Certi dialogi appaiono taglienti più di un rasoio e non abbassano mai il ritmo. Il pubblico viene sballottato, proprio come una pallina da tennis, in una trama dove nulla è quello che sembra. Il sottotitolo “Una partita impossibile” non è messo a caso data la difficoltà nell’individuare il vero avversario da sconfiggere, in un attimo chi appariva come vittima può diventare carnefice spalancando dubbi desiderosi di essere colmati.
Alla compagnia Atto Cronico il merito di aver puntato i riflettori su un disturbo troppo spesso banalizzato e di averlo fatto con cognizione di causa attraverso uno spettacolo dal grande potenziale che potrà essere utile a sensibilizzare maggiormente il pubblico su questo tema.
Ivan Filannino
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