Intervista ad Attori Aperti ed Errante Associazione

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Il 27 settembre alle ore 17:30 si tiene il terzo appuntamento di Arte nei Parchi, palinsesto organizzato da Errante Associazione. A esserne protagonisti saranno Attori Aperti, oggi ospiti insieme a Vania Cuppari, presidentessa di Errante. La prima domanda va a lei: come nasce l’associazione? Qual è la vostra missione?
Vania Cuppari: Errante nasce un po’ più di un anno fa, a luglio,dopo che io e la vicepresidente dell’associazione, Anna Messina, abbiamo partecipato un po’ per gioco ad un bando del Comune di Milano per ottenere uno spazio. Inaspettatamente l’abbiamo vinto e ci è stata assegnata una bellissima sede a Quarto Oggiaro in Piazzetta Capuana. Quello che sembrava un sogno impossibile si è trasformato in un progetto realizzabile, seppure con impegno e fatica. La nostra missione è portare una programmazione continuativa di arte e cultura anche in periferia e nei quartieri privi di cinema e teatri. Vogliamo promuovere gli artisti e i professionisti giovani e al contempo far sì che il loro talento sia fruibile non solo al centro di Milano ma sconfini e vada fuori e oltre i luoghi della cultura.

Questo terzo appuntamento si tiene nel parchetto in Via Mac Mahon. Ma da dove nasce l’idea del festival Arte nei parchi? Come avete selezionato gli spettacoli?
Vania Cuppari: Arte nei parchi nasce perché dopo il lockdown abbiamo sentito ancor di più l’esigenza di organizzare eventi e diffondere occasioni di bellezza e condivisione. Poiché era necessario trovare delle formule che permettessero il rispetto dei DPCM abbiamo deciso di fondere l’arte e la natura con questa piccola rassegna. Abbiamo scelto per iniziare un evento dedicato ai bambini che avremmo dovuto realizzare a maggio e che siamo stati costretti a cancellare, H2O di PuntoTeatroStudio. Gli altri tre eventi sono invece stati immaginati e ideati proprio per l’occasione:abbiamo coinvolto una violinista, un violoncellista e molti attori nella creazione di tre eventi itineranti così da valorizzare ancor di più il fatto di essere all’aperto attraverso un percorso che ci permette di immergerci nella natura. Abbiamo scelto ciò che ci ha emozionato,che ci ha fatto ridere e commuovere e che pensiamo possa accompagnare il pubblico a fare un tuffo nella bellezza e in una dimensione non quotidiana.

Ora passiamo ad Attori aperti,il cui appuntamento è questa domenica: ci avevate parlato di voi nella rubrica Polli da volo, tenutasi durante la quarantena. Cosa è cambiato da allora?
Attori Aperti: Di sicuro non è cambiata la voglia di raccontare storie, di divertire e divertirci. Però è la prima volta che lavoriamo tutti insieme, dal vivo. È stato molto bello riuscire a dare una faccia vera, viva, a chi avevamo visto sempre e solo al computer: non tutti noi ci conoscevamo già prima. Abbiamo dovuto trovare un nuovo equilibrio e capire cosa volessimo fare davvero: fare teatro in luoghi non teatrali. Questo di In due battute è un primo tentativo. Non ci siamo inventati nulla di nuovo; il teatro di strada esiste già da molto, molto tempo, sappiamo che non stiamo innovando nulla, ma ci siamo trovati a ridere da soli alle battute di Campanile e così ci è sembrato naturale condividere queste risate con un pubblico.

Come è nato? In che senso è uno spettacolo itinerante? È una drammaturgia di gruppo?
Attori Aperti: È uno spettacolo itinerante nel senso che gli attori sono anche dei ciceroni, che accompagnano il pubblico per fare due passi in leggerezza. Le brevi scene del testo originale si prestano bene a questo gioco perché permettono di creare diverse “postazioni” e diverse modalità di approccio verso il pubblico. Avevamo l’idea, una volta finito il lockdown, di fare qualcosa dal vivo, all’aperto, magari, appunto, itinerante. E tra i vari testi proposti questo ci è sembrato il più efficace per intrattenere e alleggerire. Alcuni di noi hanno selezionato qualche scena dal testo originale, mettendole poi in un’altra sequenza e cercando un fil rouge che potesse tenerle insieme. Abbiamo poi lavorato tutti a dei canovacci che unissero una scena all’altra e rendessero tutta la drammaturgia scorrevole e (quasi) sensata. Il testo di Campanile ci ha permesso di giocare molto sui paradossi, sui giochi di parole, su quelle che potremmo definire tranquillamente “freddure”, che nel testo si susseguono con grande ritmo e vivacità. Di certo non abbiamo cercato di fare un testo impegnato e sociale. Speriamo vi possa permettere di passare un po’ di tempo senza preoccupazioni.

Noi di Milano Teatri facciamo a tutti voi un grande in bocca al lupo, vi salutiamo ma soprattutto vi ringraziamo!
Attori Aperti ed Errante Associazione: Grazie a voi! Ciao a tutti!

Appuntamento domenica 27 settembre alle 17.30 al Parco Mac Mahon

 

Intervista raccolta da Irene Raschellà

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