Tra cielo e terra, Magnificat al Ringhiera

magnificat

In Magnificat, spettacolo visto al Teatro Ringhiera, tutta la poesia delle parole della scrittrice Alda Merini prende corpo e voce grazie alla restituzione di un’attrice di grande calibro come Arianna Scommegna.

Due interpreti – seppur attraverso arti differenti – in una scena spoglia, quasi vuota: presente solo un praticabile coperto da un telo. Di fianco ad Arianna Scommegna, per tutto il tempo dello spettacolo, troviamo la musicista Giulia Bertasi, un angelo silenzioso – o forse no – che con la sua fisarmonica crea le bellissime musiche di scena accompagnando in modo quasi eloquente le parole della Merini. La musica dal vivo conferma e arricchisce l’atmosfera intima e privata di tutto lo spettacolo, sostenendo la centralità dell’attrice e declinando testo ed emozioni del personaggio.

Con Magnificat è Maria Vergine che parla: una Maria contrastata, divisa tra il divino e l’umano. È proprio la sua umanità a rendere viva e vicina a noi questa donna, che parte ragazza, piena di dubbi e incertezze, ma anche di tanta verità e percorre un cammino che la porterà ad accettare e comprendere fino in fondo il suo “sì”.

Il testo, per quanto intenso, profondo, diretto e quasi sublime (un esempio per tutto, l’inizio: “Quando il cielo baciò la terra, nacque Maria”), è tutt’altro che di facile interpretazione attoriale. Magnificat presenta Maria ragazza raggiunta dall’Annunciazione, Maria in attesa, Maria madre e una madre che perde un figlio. Il percorso di vita della protagonista si delinea attraverso i propri pensieri con Dio, se stessa e gli altri, e la sua immensa sensibilità e delicatezza.

Le luci seguono i passaggi emotivi del personaggio e contribuiscono a creare un ambiente intimo, scansionato nel tempo, premurandosi di sottolineare anche i piccoli particolari. L’unico telo in scena si trasforma, insieme alla crescita di Maria, in pochi elementi significativi del suo percorso lasciando ruolo primario all’attrice e alla musica.

In conclusione attraverso Magnificat assistiamo alla possibilità di sbirciare nell’anima di una donna che vive il limbo e la dualità dell’umanità e del divino, della terra e del cielo, attraverso l’arte ponte per eccellenza, quella del teatro.

Vera Di Marco

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