Intuizione geniale quella del titolo Anti(Real)gone di Laura Tanzi e Mauro Vaccari, prima assoluta, in scena alla Fabbrica dell’Esperienza. Realgone è la Tebe contemporanea di una riscrittura radicale dell’Antigone sofoclea. I colori sono sgargianti, coloriti i costumi, il linguaggio, il ritmo. La tragedia sembra accartocciarsi su se stessa, come rassegnata.
Interessante la decisione di avere dei posti ai lati del palco: gli spettatori meno diffidenti potranno seguire lo spettacolo in scena, immergersi nel buio insieme ai personaggi come essere esposti alle luci. Ed è in un buio un po’ troppo prolungato che si apre la pièce, per poi slanciarsi avvolta da luci squillanti.
Rispetto ai lavori precedenti la compagnia Lyra Teatro si misura con qualcosa di diverso; la regia di Tanzi è imperativa e insistente, abituata forse a partiture di più ampio respiro e durata. Di brechtiana memoria è lo sguardo degli attori rivolto verso la platea, come lo è il piglio volgarmente propagandistico e dittatoriale di Creonte (Claudio Coco). Attorno alla figura di Ismene si riconosce con piacere la penna solida e pungente di Laura Tanzi, una bella prova d’attrice quella i Yasmine Mamprin, contraltare della sorella protagonista. Un’interpretazione centrata, tra il faceto e il dissacrante, immersa in questa versione kitsch riesce benissimo a essere tragica senza stonare.
L’Antigone di Valentina Guarino è invece gracile, accerchiata da personaggi così rivisitati, la sua figura risulta senza tempra, è una vittima in ascolto, mentre va lieve incontro al suo destino. Il coro è muto, due alla volta i personaggi si scontrano in una lotta, circondati dagli altri che tengono il tempo con le mani insieme al pubblico, ci sono troppi sottesi in queste parentesi silenziose, appuntamenti mancati per giustificare scelte tanto energiche.
La compagnia Lyra Teatro composta, oltre che dai già citati, anche da Demetrio Triglia – un Emone -, Aurella de Rosa e Ana Gàrate Rubio (versatili e buffe nel doppio ruolo di guardie), dimostra di essere guidata con determinata coerenza da Tanzi, in una ricerca sempre più attenta verso linguaggi estremi, all’interno di una logica precisa di decifrazione della realtà. Se il coro è muto le voci dei singoli sono forti e chiare, come lo sono gli intenti che inquadrano un percorso artistico aderente alla realtà e alle distorte logiche del potere.
Arianna Lomolino
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