Recensione: “I ragazzi del massacro”

i ragazzi del massacro

Una sottile e delicata metafora di tutto quello che viene identificato come il “sessantotto”.
Questo è I ragazzi del massacro in scena fino al 24 Gennaio al teatro Franco Parenti di Milano.

Siamo a Milano e una giovane maestra dedita all’insegnamento a ragazzi disagiati viene trovata morta nella sua classe. Immediatamente vengono accusati i suoi alunni, colpevoli di essere figli di famiglie problematiche e quindi con un’evidente predisposizione alla criminalità.
Ma, come detto, siamo nel ’68, come ci ricordano anche le canzoni presenti nella messinscena, come la bellissima “La musica è finita” di Califano-Bindi in versione Vanoni, tutto sta cambiando, tutto è messo in discussione, tutti i pregiudizi sono attaccati da migliaia di persone che non ci stanno e anche la colpevolezza dei ragazzi non deve essere data per scontata.

E così il commissario Duca Lamberti, storico protagonista dei romanzi di Scerbanenco, chiede di poter approfondire le indagini per capire quale sia la verità sull’omicidio.
Si ritrova ad avere a che fare con personaggi di vario genere che destabilizzano le sue certezze, rispetto al caso e rispetto alla sua vita. Una vita da medico radiato dall’albo per aver praticato un’eutanasia su una paziente terminale.

Il regista Paolo Trotti racconta la vicenda narrata nel romanzo dello scrittore italo-ucraino calandola in un’atmosfera decisamente buia e cupa che accompagna tutto lo spettacolo con un disegno luci molto particolare in cui, a tratti, spicca il rosso in controluce che fa intravedere i cambi di personaggio e a volte sembra quasi che ci si muova in un ambiente bianco-nero con luci mosse dagli stessi attori/personaggi.
Il ritmo è quello tipico di un noir, che forse fa un po’ fatica a decollare ma che, nonostante questo, è capace di tenere lo spettatore in sospeso per tutta la pièce.

Così come in quegli anni di rivoluzioni socio culturali, con una forte carica di contestazione sui pregiudizi, anche nello spettacolo della compagnia Teatro Linguaggicreativi i personaggi sono divisi nelle idee e nei modi di affrontare l’indagine del massacro. Alcuni sono decisamente schierati, da una parte o dall’altra, altri, invece, mettono in dubbio tutto. La linea principale della trama si immerge nel clima di quegli anni e le vicende personali dei protagonisti si intrecciano con grandi tematiche civili di cui, proprio in quegli anni, si iniziava a discutere, come l’omosessualità, la prostituzione, il disagio sociale.

Lo spettatore viene accompagnato nella vicenda da una girandola di personaggi interpretati da Stefano Annoni, Diego Paul Galtieri e una Federica Gelosa, convincente in ognuno dei soggetti a cui dà vita.

Ecco, la musica è finta, gli amici se ne vanno. Ma non è stata una serata inutile.

Francesca Tall

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