DOVE E’ FINITA MADAME BOVARY?
“Io non sono Madame Bovary”.
Val la pena, come spesso par esser comodo, partire dalla fine. Dall’epilogo straziante e finalmente vero di Chiara Favero che in scena, per la regia di Luciano Colavero, veste gli ardimentosi panni consunti di una donna la cui fama e connotazione psicologica pervadono la forma mentis di qualsiasi personalità di genere femminile e non solo. Il mito decadente delle aspirazioni borghesi rappresenta un paradigma di formazione identitaria di adozione o rigetto assunto, prima o dopo, da qualsiasi nevrotica pensante e desiderante.
È dal desiderio, che tanto ruvidamente si scontra col reale, che trae cominciamento il romanzo sineddoche di Flaubert. La madame Bovary proposta da Colavero propone una rilettura contemporanea dell’eroina francese tale da rinnegare la visione stessa dell’autore in termini di identificazione. Sulla scena muove una donna in bilico ma spogliata dalla sua connotazione emblematica. La Emma Rouault diretta da Colavero segue le orme di Marx arrivando a rigettare il movimento che dal suo nome trae forma e sostanza. Non so cosa comunichi questa madame Bovary, “tutto quello che so è che non è bovarista”.
Catapultato in sala, totalmente a digiuno di indicazioni concernenti lo spettacolo, un qualsivoglia spettatore farebbe fatica a riconoscer sulla scena Emma Bovary se solo non fosse per i nitidi riferimenti all’opera originale che, producendo uno iato tra quanto raccontato e quanto inscenato, assumono carattere marcatamente didascalico ma forse necessario alla identificazione del soggetto.
Ruggente, su una struttura assimilabile a un pontile, Chiara Favero imbastisce la sua ferocia con brandelli di nevrosi per finire nella solitudine abbandonata a se stessa. La noia non la appartiene, il desiderio non la spinge, la fame non la fa fremere. Una tensione sclerotica avviluppa i suoi arti, l’isteria contemporanea l’ha inghiottita.
“Io non sono madame Bovary”, non recita più alcun ruolo.
Emma è morta. Il suo dramma non si terrà più. Emma resta morta.
Resta da definire chi l’ha uccisa.
Alessandra Cutillo
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