Recensione: “Barbablù”

Barbablù, una delle più arcaiche e potenti fiabe che ha attraversato ogni tradizione per il mondo.
La raffigurazione di un istinto primordiale che ancora fatichiamo ad affrontare.
A Campo Teatrale va in scena lo spettacolo con l’omonimo titolo “Barbablù” di e con Elena Lolli, con la Regia di Manuel Ferreira. Produzione della compagnia Almarosè.

Con coraggio mettono le mani in profondità in questa storia oscura e ancora così attuale. Nelle dinamiche di potere e di manipolazione di una cultura profondamente maschilista, che nel tempo si è impressa nelle abitudini e che difficilmente riusciamo ad abbandonare. Se razionalmente possiamo capirlo, istintivamente lo applichiamo. E quando ce ne accorgiamo quello che troviamo non è solo un’illusione ma anche la delusione per noi stessi.
Barbablù è il pericolo, è l’illusione della felicità che prima ti abbraccia e poi ti distrugge. La protagonista non ascolta le sorelle più grandi che questo inganno avevano già sentito nello stomaco, sulla pelle. Come un presagio.

disegno di Michele Ciardulli

Si fida invece di quest’uomo brutto e grosso, con la barba Blu, che la riempie di promesse di ricchezza e felicità nel suo grande castello. Elena Lolli riesce a trasmettere la fragilità e l’ingenuità con la quale spesso le donne devono scontrarsi. Allo stesso modo sa rappresentare a pieno l’ipocrisia del maschio, il quale, come fa il padre che le consiglia di seguirlo, diventano parte integrante di un circolo vizioso che giustifica e difende una posizione di privilegio non più accettabile.
Ma l’inganno non sta solo nell’uomo. In questo spettacolo il conflitto della donna è lacerante.
“Meno vedo e più ci credo”
Il conflitto si esprime in ogni cosa: nel desiderio di accettazione o affermazione sociale, nella realizzazione di un desiderio impresso a fuoco sulla pelle in quel ruolo di principessa ossequiosa e fedele, qualsiasi cosa succeda, in cui la storia ha spinto la donna.

Va ricordato che ora il matrimonio viene inteso come punto di arrivo di un percorso (lo si spera) di Amore. In realtà, soprattutto per l’aristocrazia, il matrimonio è sempre stato un contratto. Una unione per solidificare poteri e ricchezze. In altre situazioni per assicurarsi una difesa o una protezione.
In forme diverse, anche adesso, è spesso rimasto tale.

Nella Regia di Manuel Ferreira con i costumi e la scenografia di Lucia Lapolla e gli ambienti sonori di Mauro Buttafava, la fiaba nera viene rappresentata in tutti i suoi canoni classici, mantenendo quello spirito rituale e metaforico che emerge durante lo scorrere della narrazione. Eppure, anche in questa struttura, la verità della quotidianità che incarna ti colpisce ancor più fortemente. L’immagine fiabesca ti fa sentire al sicuro, come se tutto fosse distante. Anche questa però è un’illusione che presto svanisce arrivando a coinvolgere in profondità lo spettatore. A metterlo profondamente in discussione.

Nella scrittura e nell’interpretazione Elena Lolli mette tutto sé stessa. Non c’è solo l’esperienza di un’attrice con grande esperienza e capacità. Ma un coinvolgimento personale immenso, denso della sua urgenza espressiva nei temi che va ad affrontare.

Che uomini e donne non si perdano questo lavoro, che accettino la sfida di guardarsi allo specchio per scorgere parti che vorremmo ignorare e fatichiamo ad accettare come parte di noi. Ma sta proprio in questo il valore di questa grande storia: l’accettazione e la conoscenza sono il primo passo per la trasformazione.

Michele Ciardulli

 

 

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