Festival LAIVin ACTION: intervista a Nicolas Ceruti

laivin festival

Dopo l’annullamento dell’edizione del 2020 a causa dell’emergenza sanitaria, il Festival LAIVin ACTION si rilancia con le date dell’edizione 2021. Dal 3 al 7 giugno, in diretta streaming, tre giorni dedicati al teatro e alla musica nelle scuole superiori.
Protagonisti gli studenti e le studentesse delle scuole secondarie di secondo grado della Lombardia e delle province di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola che hanno partecipato al progetto LAIVin di Fondazione Cariplo.

Ne abbiamo parlato con Nicolas Ceruti – Presidente Associazione Etre.

Dopo lo stop forzato dell’anno scorso quanto era importante ripartire?

Era fondamentale per dare un segno a una comunità intera di adolescenti. L’anno scorso l’interruzione è stata traumatica. Avevamo strutturato il festival nella città di Lecco e abbiamo dovuto cancellarlo quando ormai tutto era definito. Per questo una comunità fatta da 88 scuole è rimasta senza la possibilità di chiudere il percorso che aveva svolto. Gli adolescenti sono stati quelli che hanno subito di più la pandemia, non fare il festival quest’anno voleva dire drammatizzare ancora di più la condizione di questi ragazzi in molti casi reclusi visto che il rientro a scuola in presenza è arrivato tardi. Per questo quest’anno abbiamo subito pensato a un festival che potesse svolgersi in digitale in modo da presentare la propria esperienza. Sono sessanta le scuole che hanno portato avanti il progetto e parteciperanno al Festival.

Gli adolescenti come vivono le arti performative?

È una spazio dove trovare un’alterità rispetto all’ordinario dove vivere una loro pulsione più intima. È il momento in cui l’altra parte di noi, quella nascosta, trova spazio e il proprio naturale lido. C’è una grande aderenza alla propria dimensione intima e relazionale.

Uno dei temi di quest’anno riguarda le arti e il digitale. Lei che posizione ha sull’argomento?

Sono un formatore teatrale, da una parte riconosco la necessità della presenza e dei corpi che si incontrano, dall’altra però, piuttosto che non fare nulla ben venga l’incontro in remoto. L’importante è che ci sia sempre la possibilità di mantenere viva la creatività e la relazione. Persone che non avevano questa possibilità di incontro hanno vissuto un’annata di passività assoluta. Sicuramente masticando ugualmente molta cultura ma senza possibilità di interazione. Ritengo che l’incontro in digitale non sia la nuova via ma possa essere uno degli strumenti per mantenersi ancor più collegati con le persone.

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