Vorremmo tanto poterci vantare della nostra storia antifascista, dei nostri eroi che hanno dato la vita per la libertà, per quei valori che non hanno “ma, però e se” sono semplicemente inattaccabili. Vorremmo che le loro gesta venissero ricordate in film e serie tv, ma non si può. Di fronte a questa dura realtà si trova il protagonista del nuovo spettacolo di Massimiliano Loizzi che, come nel suo classico stile, esce ed entra da diversi personaggi raccontando le vicende di un autore che vuole portare in tv la storia di Fabbrico, ma per adattarsi al mainstream deve decidere se scendere a compromessi o no.
Fabbrico è probabilmente un nome che a molti non dice nulla, bisogna andare a indagare. Fortunatamente ora le informazioni si recuperano in pochi secondi e si può venire a sapere che Fabbrico è un paese in provincia di Reggio Emilia con una storia davvero degna di un film, di una serie tv e di svariati spin off.
Filo conduttore sono due personaggi, Lino e Giuseppina, lui partigiano e lei staffetta. Figure fondamentali durante la guerra di liberazione italiana che vede un capitolo tutto da scoprire nella battaglia di Fabbrico del 27 febbraio 1945, quando i partigiani attaccarono una brigata fascista per liberare 22 ostaggi. In questo perfetto intreccio metateatrale da un lato abbiamo l’autore che cerca di accontentare le assurde richieste dei produttori che vorrebbero un film su tortellini e alieni invasori dall’altra assistiamo alla reale storia di Fabbrico che anche dopo la Seconda Guerra Mondiale continua a non abbassare mai la testa di fronte alle ingiustizie.
Vediamo Loizzi in tutte le sue versioni, sia lo stand up comedian che ben conosciamo sempre pronto a colpire con la sua satira e ironia che non risparmia nemmeno il pubblico, sia l’attore capace di interpretare qualsiasi tipo di personaggio e quando indossa i panni di Lino per un intenso monologo finale arriva dritto al cuore dello spettatore che rimane senza fiato. Il testo è ben bilanciato accompagnato da una adeguata colonna sonora, sorprendente l’idea di svelare un finale alternativo e molto apprezzati dal pubblico tutti i suoi inserti comici, dal dialetto napoletano alla macchina per nebbia. Il ricorso al video riesce a dare dinamicità allo spettacolo senza spezzarlo.
In “Fabbrico – Storia di un paese antifascista” si parla di amore e di amicizia, si ride tanto e si riflette pungolati nella voglia di saperne ancora di più su quanto successo a Fabbrico negli ultimi 100 anni.
Si ha l’impressione che alcuni degli ultimi spettacoli di Massimiliano Loizzi come “L’opera da 4 soldi” e soprattutto “The King” siano stati propedeutici per arrivare a questo nuovo grande lavoro fatto di ricerca storica, interviste, viaggi per poter tirar fuori ogni minimo dettaglio e non lasciare nulla al caso. La passione che l’autore mette nelle sue opere è sempre davvero evidente una volta rappresentata in scena, ma forse in questo caso le scintille nei suoi occhi sono ancora più luccicanti. La forza di credere che si possa davvero avere un mondo e un futuro migliore non viene mai a mancare.
“Fabbrico – Storia di un paese antifascista” di Massimiliano Loizzi è un perfetto equilibrio tra satira feroce e memoria storica. Un viaggio metateatrale che parte dai compromessi del mainstream televisivo per arrivare al cuore pulsante della Resistenza emiliana. Tra risate e commozione, Loizzi firma un lavoro maturo e documentato.
Ivan Filannino
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