“Quartett”: intervista a Viola Graziosi e Maximilian Nisi

quartett
foto Azzurra Primavera

Dopo aver debuttato a Catania prima e a Siracusa dopo, arriva a Milano direttamente al Teatro Franco Parenti, dal 27 gennaio al 1 febbraio 2026, lo spettacolo Quartett, capolavoro di Heiner Müller ispirato a Le relazioni pericolose di Choderlos de Laclos, in una versione intensa e contemporanea che scava negli abissi del desiderio e del potere.

In scena Maximilian Nisi, che firma anche la regia, e Viola Graziosi: due interpreti straordinari per un duello psicologico senza esclusione di colpi.

Al centro della storia ci sono la marchesa di Merteuil e il visconte di Valmont: due figure emblematiche dell’aristocrazia del XVIII secolo, spogliate di ogni maschera sociale, chiuse in un bunker fuori dal tempo e dallo spazio.

Ma chi sono la marchesa di Merteuil il visconte di Valmont? Ce lo raccontano Viola Graziosi e Maximilian Nisi.

Viola:

La marchesa Merteuil è una “donna-mostro”: vuole governare e non ha più anima, è fredda. Mentre il visconte Valmont cerca ancora la conquista: predatore violento e annoiato, scopre che il vero rischio non è l’altro, ma la propria capacità di amare.

Max:

Merteuil è la mente, la stratega.

È lucida, gelida e profondamente ferita. Indossa il cinismo come un’armatura per non soccombere al vuoto da cui è abitata.

Valmont è un predatore stanco, annoiato dalla propria capacità di sedurre. È un uomo che cerca nel sesso una prova della propria esistenza, ma che finisce per trovare solo morte.

Per stuzzicare la nostra fantasia ho continuato la chiacchierata con l’amica Viola e Maximilian ai quali ho chiesto: cosa vedremo in scena dal 27 gennaio grazie allo spettacolo Quartett?

Viola:

In scena vedremo un “buco fangoso” dove, da secoli, un uomo e una donna passano il tempo recitando altri personaggi: un gioco che li salva e li consuma.

Max:

Un gioco di specchi in uno spazio fatiscente dove il corpo è l’unica arma rimasta e dove il desiderio non è più rivolto verso un’altra persona, ma verso se stessi.

L’opera di Heiner Müller non racconta una storia, ma scava un abisso. In uno spazio claustrofobico, fatiscente, illuminato da luci fioche, il tempo è scandito dal ticchettio di un orologio. Ogni battuta è una lama, ogni silenzio un colpo trattenuto. In questo luogo sospeso, isolato da un mondo esterno devastato, i due personaggi rievocano – attraverso un perverso gioco di ruolo – le loro conquiste, i tradimenti, i fantasmi.

Ma il cuore del dispositivo scenico è lo scambio di ruoli. Valmont diventa Merteuil, Merteuil interpreta Valmont. Poi impersonano Madame de Tourvel e Cécile de Volanges, le vittime sedotte. Le identità si mescolano, si sovrappongono, si deformano. Il corpo dell’altro diventa maschera, specchio, campo di battaglia. In questa vertigine performativa, Müller interroga le dinamiche del potere, del desiderio, del genere e della sua rappresentazione. Merteuil e Valmont non cercano amore: lo usano come arma.

Quartett è un’opera complessa e frammentata: qual è stata la sfida principale nell’affrontare il testo di Heiner Müller?

Max:

Müller scrive per frammenti, e con ferocia.

La difficoltà più grande è stata dare corpo a parole che sembrano macigni, evitando che lo spettacolo fosse solo un esercizio intellettuale. Abbiamo cercato l’umanità (o il mostruoso) dietro la perfezione geometrica della crudeltà.

Viola:

Il testo è potentissimo.

Il nostro principale obiettivo è quello di farlo arrivare, senza spiegarlo: addomesticarlo quel tanto che basta perché accada, in scena.

Il testo è ispirato a Le relazioni pericolose: cosa resta del romanzo originale e cosa cambia (se cambia)?

Max:

Del romanzo di Laclos resta l’ossatura della trama e il cinismo dei protagonisti. Ma non c’è più spazio per la seduzione galante: il desiderio è diventato un meccanismo di autodistruzione e il sesso non è più piacere, ma arma.

Viola:

Restano i quattro personaggi e le loro relazioni: gli “spietati” (Merteuil e Valmont) e i “puri” (Tourvel e Volange); il linguaggio è settecentesco, ma il tempo ha esasperato le dinamiche fino a renderle incandescenti.

Le dinamiche di potere e seduzione raccontate da Müller sono ancora attuali? In che modo parlano al presente?

Max:

Attualissime.

L’idea che l’altro sia solo un oggetto da consumare per confermare il proprio ego e il proprio potere è più attuale che mai.

Viola:

Si parla di manipolazione, sopraffazione e violenza emotiva – cambia l’epoca – non il meccanismo; oggi lo conosciamo e per questo ci riguarda ancora di più.

L’amore è uno strumento di dominio? Se sì perché…

Viola:

Quando diventa sopraffazione, sì: in Quartett i personaggi stanno sul confine tra intimità e possesso, nella sempre più evidente paura di perdersi nell’altro.

Max:

Sì, anche se non è più cura, ma invasione.

Merteuil e Valmont non sanno amare, se non attraverso la sottomissione l’uno dell’altra.

Le musiche originali si Quartett sono di Stefano De Meo accompagnano questa esperienza sensoriale che abbandona la narrazione tradizionale per un linguaggio frammentato, ironico e spietato.

Vi chiedo: come le musiche accompagnano il dialogo tra suono e parola?

Max:

Sono musiche bellissime che richiamano l’eleganza del passato accompagnate da suoni distonici che suggeriscono il decadimento e la fine del mondo. Anche i silenzi raccontano bene Müller.

Viola:

Le musiche si fondono con l’azione e la parola. Sono parte integrante dello spettacolo.

Dalle vostre risposte (sempre per chi non conoscesse la trama) Quartett è un testo duro e provocatorio: cosa sperate che il pubblico porti a casa dopo averlo visto?

Viola:

Un desiderio di umanità, attraverso una domanda semplice: dopo il gioco di potere, cosa resta tra un uomo e una donna?

Max:

Speriamo che il pubblico porti a casa una sana inquietudine.

“Il teatro di Müller non è per chi vuole risposte, ma per chi ha il coraggio di abitare la domanda”

Desideriamo scuotere le coscienze, portare gli spettatori a riflettere su quanto di quel salotto crudele ci sia nelle loro vite quotidiane e nei loro rapporti.

Quartett è un testo che non dà risposte, ma “fissa il mostro negli occhi” per vedere quanto di quel mostro è rimasto in noi.

Prima di salutarvi vi chiedo cosa vi piacerebbe leggere in una recensione sullo spettacolo Quartett e cosa vi darebbe più fastidio?

Viola:

Vorremmo leggere “chiaro, necessario”; ci darebbe fastidio “tradimento del testo” e “esercizio di stile”, perché ogni scelta è al servizio del senso da comunicare oggi.

Max:

Mi piacerebbe leggere: ‘È uno spettacolo che fa male fisicamente, ma che ti costringe a guardare l’abisso senza filtri.’ Mi darebbe fastidio: ‘È una messinscena bella ed elegante fine a sé stessa.’

Viola ti va di fare un invito ai nostri lettori?

Venite a vedere i nostri resti umani…

E noi non mancheremo di andare a Teatro, quello del, Franco Parenti per vivere assieme a Viola e Maximilian un’esperienza intensa, frammentata e disturbante.

QUARTETT

27 Gennaio – 1 Febbraio 2026

di Heiner Müller

ispirato a Le relazioni pericolose di Choderlos de Laclos

traduzione Saverio Vertone

con Viola Graziosi, Maximilian Nisi

regia Maximilian Nisi

musiche originali Stefano De Meo

Foto di Azzurra Primavera

produzione Teatro della Città

Quartett, un invito a un teatro che non racconta storie, ma provoca un’esperienza estrema, visiva e intellettuale, capace di smuovere le certezze dello spettatore.

Se vi siete persi lo spettacolo a Catania e a Siracusa eppure ve lo perderete a Milano

NO PANIC

tutti al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia il 2 e 3 febbraio 2026.

TiTo

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