Hystrio Festival e Premio Hystrio: intervista a Claudia Cannella

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foto Laila Pozzo

Fino al 20 settembre il Teatro Elfo Puccini ospiterà la quinta edizione di Hystrio Festival che si concluderà con la serata-spettacolo per la consegna del Premio Hystrio nelle sue varie categorie. A riempire la settimana 10 spettacoli e 5 letture sceniche in 5 giorni per mostrare il meglio della creatività del teatro under 35 italiano. Come sempre la direzione artistica è affidata a Claudia Cannella.

Quali sono stati i criteri che hanno guidato la selezione del cartellone di questa edizione di Istrio Festival?

Il criterio che ci guida è più o meno sempre lo stesso: cercare la qualità, tentando di andare oltre il gusto personale. Io, come direttrice artistica, insieme alle mie colleghe Ilaria Angeloni e Valeria Brizzi, penso che sia importante riuscire ad andare oltre le proprie preferenze, cercando spettacoli che abbiano un loro intrinseco valore e una loro qualità. Lo stesso percorso seguono i nostri collaboratori sparsi per l’Italia, che durante l’anno ci fanno diverse segnalazioni.

Nell’arco dell’anno abbiamo visto più di 100 spettacoli, la maggior parte dal vivo, ma molti anche in video, e ne abbiamo scelti dieci, cercando di dare conto della pluralità più ampia possibile di generi. Abbiamo teatro di parola, riscritture di classici, performance, teatro musicale e teatro di figura, proprio per raccontare la vitalità e l’eterogeneità della scena italiana under 35.

Abbiamo inoltre cercato di esplorare tutta l’Italia, non soltanto il Nord, che sarebbe più facile perché qui si concentra una parte consistente delle occasioni. Ci siamo spostati invece lungo tutta la penisola: abbiamo spettacoli dalla Lombardia, dal Veneto e dal Piemonte, ma anche dalla Toscana, da Roma e fino a Napoli.

Questa attività di scouting vi permette anche di capire come sta crescendo il panorama teatrale under 35. Com’è oggi questa scena?

È una scena molto vivace, molto vitale e molto incline a raccontare le proprie storie, più che a mettere in scena i classici. Che siano classici con un portato storico legato ai secoli precedenti oppure classici contemporanei, i giovani artisti tendono a scrivere da sé i propri testi per raccontare ciò che più sta loro a cuore, ciò che li inquieta e li appassiona del nostro presente.

I temi sono spesso legati alle fragilità, alla precarietà della vita dei giovani e alle prime esperienze nel mondo del lavoro. In alcuni casi si parla di depressione, in altri si riscrivono i classici per affrontare questioni contemporanee.

È il caso, per esempio, dello spettacolo della compagnia Ctrl+Alt+Canc, che parte dalla vita di San Genesio, il protettore dei teatranti, per interrogarsi sulla vita degli aspiranti artisti e degli aspiranti attori. In sostanza, racconta una scena italiana nella quale bisogna sacrificarsi e sperare di riuscire ad avere qualche briciola, ma dove è molto difficile trasformare questa passione in una vera professione.

Ci sono poi inquietudini generazionali legate all’abuso di droghe e alcol, alla precarietà sentimentale e agli equilibri all’interno delle coppie.

Nel cartellone ci sono però anche spettacoli che si allontanano da queste tematiche generazionali.

Certamente. Penso, per esempio, al teatro di figura, dove ci spostiamo dai giovanissimi che raccontano le proprie storie alla vicenda di un anziano signore che deve fare un trasloco. Aprendo un baule si trova a fare i conti con tanti oggetti che gli sollecitano ricordi del passato. È il caso di Souvenir, uno spettacolo di teatro di figura con maschere portato in scena dalla compagnia Punto di fuga, che viene da Pisa.

Abbiamo anche una performance pura, ricavata da un romanzo di Wedekind, Mine-Haha, ovvero dell’educazione fisica delle fanciulle. La performer non parla: c’è la sua voce fuori campo. È Matilde Bernardi, diretta da Marco Corsucci. Lo spettacolo è stato poi assunto dal TPE di Torino, che adesso lo produce e lo distribuisce.

Insomma, le possibilità sono tante.

Ci sono anche spettacoli nati da partnership che Hystrio ha consolidato negli anni.

Sì. In questa annata, in particolare, ce ne sono due. Uno è Tecniche di lavoro di gruppo, punti per uno schiuma a parti, di Pietro Cerchiello, che ne è anche protagonista. È ispirato alle sue lezioni di teatro in una scuola media di una periferia remota, dove ne succedono di tutti i colori in vista del saggio finale. Questo lavoro è vincitore di Next – Regione Lombardia nella sezione Under 35, con cui abbiamo ormai un rapporto consolidato di collaborazione.

Lo stesso discorso vale per lo spettacolo vincitore del Premio Scenario, Infinita bellezza di Fondamenta Zero, con cui abbiamo una partnership altrettanto consolidata.

Nel programma troviamo anche diverse riscritture di classici.

È il caso di Amleto in Purple di Valentino Mannias, un monologo scritto e interpretato da lui, in scena con un polistrumentista e una serie di burattini e marionette molto affascinanti.

Valentino è un artista di grande talento. Tanti anni fa, appena diplomato alla Paolo Grassi, vinse il nostro Premio Hystrio alla Vocazione. Oggi ha anche una sua notorietà cinematografica, grazie alla serie Il Mostro prodotta da Netflix. E questo dimostra ancora una volta quanto sia ampio il panorama che stiamo cercando di raccontare.

Abbiamo poi Io sono verticale, che affronta il tema della depressione attraverso la parabola biblica di Lazzaro.

E Francesca torna in scena con un’altra compagnia, tutta femminile, guidata da Giulia Bartolini, regista e autrice del testo, insieme a Grazia Capraro e Giulia Trippetta. Si intitola S.P. 33 ed è la storia di tre sorelle in un paesino di poche anime, in provincia, e delle loro dinamiche relazionali a dir poco complicate.

Da cinque anni il Premio Hystrio è accompagnato dal Festival. Quanto siete soddisfatti del risultato?

Era un nostro sogno fare questo Festival. Già il Premio Hystrio era un po’ un ibrido, perché durava tre giorni e cercavamo sempre di far vedere qualcosa: avevamo le audizioni dei finalisti del Premio Hystrio alla Vocazione, la mise en espace del testo che aveva vinto il Premio Scritture di Scena e Drammaturgia Under 35. Stavamo, insomma, facendo un po’ delle prove generali.

Finalmente siamo riuscite a concretizzare l’Hystrio Festival, ovviamente grazie al sostegno di tanti partner istituzionali, a partire dal Ministero, dalla Regione Lombardia e dal Comune di Milano, ma anche di partner privati come Leggi, Fondazione Cariplo e Fondazione Monte di Lombardia. Per me è stato fondamentale per realizzare questo sogno.

E il sogno sembra essersi trasformato in una realtà capace di attirare pubblico.

Sì, ha funzionato bene. Fin da subito avevamo evidentemente intercettato una necessità, una lacuna da colmare, qualcosa che poteva destare curiosità.

Forse questa è la cosa più difficile da far capire, non tanto agli artisti e ai giovani artisti, che l’hanno compreso benissimo, quanto magari al pubblico e ai colleghi: l’Hystrio Festival non è uno dei tanti festival dove vengono semplicemente ospitati spettacoli di artisti e compagnie under 35.

Hystrio Festival ha alle spalle una rivista di teatro forte di tanti collaboratori specializzati sparsi su tutto il territorio italiano e un’autorevolezza ormai quasi quarantennale. Questo ci permette di fare un lavoro di scouting, sviluppato nell’arco di un anno, per selezionare quello che secondo noi è il meglio della scena italiana under 35 dell’ultima annata teatrale.

A volte peschiamo anche un po’ all’indietro, perché le giovani compagnie tengono in repertorio più a lungo i loro spettacoli.

L’obiettivo è farli conoscere al pubblico, agli operatori e ai giornalisti, affinché questi spettacoli abbiano una vita lunga, duratura e anche proficua, e possano contribuire ad avviare definitivamente alla professione questi giovani artisti.

Per noi è stata quindi una grande soddisfazione.

Il Festival è molto frequentato, vivo e vivace, con un pubblico trasversale: ci sono tanti giovani che vengono a vedere gli spettacoli dei loro coetanei, giornalisti, operatori e semplici curiosi. Siamo all’Elfo, occupiamo sale da 100-200 posti e spesso sono esaurite. Significa che un po’ di interesse siamo riusciti a crearlo e siamo felici di aver raggiunto questo obiettivo.

Anche la scelta dei premiati, considerando la qualità degli spettacoli, deve essere stata particolarmente difficile.

Come sempre ci riuniamo di solito tra aprile e maggio. Facciamo una riunione tra direzione, redazione e collaboratori di Hystrio e tiriamo fuori delle rose infinite di nomi per ogni categoria. Eppure le categorie sono soltanto sei.

Poi faccio partire due turni di votazioni via e-mail tra di noi, per arrivare alle terne e infine al voto conclusivo.

È un processo un po’ laborioso, perché i gusti sono diversi, le persone meritevoli sono tante e le nostre categorie sono poche. Per giunta sono categorie unisex: c’è una categoria per gli interpreti, una per la regia, una per la drammaturgia, una per i linguaggi del corpo e così via, ma non stiamo a guardare il genere.

È stato quindi un bel lavoraccio, ma siamo arrivati a conclusioni direi ampiamente condivise da tutte noi.

In un momento storico in cui a livello internazionale si parla molto di crisi della cultura e della libertà, c’è secondo lei il rischio di una maggiore censura anche nel mondo dello spettacolo? Oppure vede una reazione, una voglia di difendere la libertà degli artisti?

La situazione che stiamo vivendo sta creando molto conformismo e poca voglia e poco coraggio di esporsi e di rivendicare le proprie appartenenze e le proprie idee.

Questo perché c’è un clima di vendetta e rappresaglia costante. In modo molto brutale: tu parli di questo, a me non sta bene e io ti tolgo i finanziamenti.

E quindi sì, qualcosa comincia a farsi sentire. Sto notando un certo appiattimento della scena italiana.

Questo riguarda molto meno i giovani, naturalmente, che ancora, con la loro incoscienza e con pochi soldi in tasca perché nessuno glieli dà, vanno avanti per la loro strada. Quello che mi preoccupa sono più che altro le istituzioni consolidate.

C’è un altro elemento del Festival che vale la pena sottolineare: le letture sceniche curate insieme a Tindaro Granata.

Accanto agli spettacoli delle compagnie e degli artisti under 35, alle audizioni degli attori under 30 e ai testi che hanno partecipato al Premio Scritture di Scena Under 35, l’altra metà del programma di Hystrio Festival è costituita da cinque letture sceniche che realizziamo fin dall’inizio in collaborazione con l’insostituibile Tindaro Granata e con il suo progetto Situazione Drammatica – Il Copione.

Come vengono selezionate queste cinque letture sceniche?

Un po’ con lo stesso criterio della scelta degli spettacoli del Festival: la ricerca della qualità. Quindi leggiamo, leggiamo e leggiamo per tutto l’anno un sacco di copioni.

Recuperiamo dal Premio Scritture di Scena i testi o il testo che sono stati segnalati, non il vincitore, che ha una mise en espace a parte l’ultimo giorno del Festival. Quest’anno i testi segnalati sono due.

Accanto a questi abbiamo un testo frutto di un’altra nostra collaborazione importante e prestigiosa, quella con il Premio Riccione Tondelli: La rabbia è un corpo di Francesco Toscani.

Poi c’è un testo di Verdiana Vono, un’autrice tutta da scoprire che noi abbiamo già incontrato anche in altre edizioni di Scritture di Scena e che stavamo tenendo d’occhio.

Infine c’è una quinta lettura, frutto della collaborazione con Vesuvio Teatro e con Racconti per ricominciare, una rassegna che si svolge a Napoli e che al suo interno ha un premio per giovani autori di racconti under 30.

Con loro abbiamo iniziato un percorso di formazione: i quattro vincitori dello scorso anno, con i loro quattro racconti, hanno fatto un percorso di un anno con Renato Gabrielli, che aiuta anche Tindaro nelle letture, per trasformare i racconti in veri e propri testi teatrali.

Pochi mesi fa ci siamo riuniti, noi di Hystrio e la parte di Vesuvio Teatro, e abbiamo scelto quello che ci sembrava più interessante. È diventato una lettura scenica di un testo teatrale fatto e finito, intitolato Il Mostro, di Mattia Guarini.

Gli altri due testi segnalati sono L’Apocalisse o quel che rimane di Emanuele Siciliano e Aurelio Vatteroni e Tecniche di concimazione umana di Samuele Finocchiaro.

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