Recensione: “Selvatico ancestrale”

ancestrale
foto Ludovica Sagramoso Sacchetti

Selvatico e ancestrale, due parole così primordiali che ci riportano agli albori dei tempi quando natura e uomo erano una cosa sola. Da questi due termini nasce il nuovo spettacolo di Opera Liquida, la compagnia fondata e diretta da Ivana Trettel e attiva nella Casa di reclusione Milano Opera.

Nel 2050 gli abitanti della terra dovrebbero toccare i 10 miliardi di abitanti con nuove problematiche di risorse e spazi. Perché allora non trovare lo spazio riadattando le grandi foreste come quella Amazzonica e da lì creare nuovi habitat per l’uomo? Basta abbattere qualche milione di alberi per fare posto alla spianata ecologica, a una centrale elettrica e poi costruire nuovi palazzi. Pazienza per le popolazioni che vivono nella foresta e per gli animali. Da questa provocazione nasce lo spettacolo ideato da Ivana Trettel.

Nel cuore della foresta

Fin dalle prime parole dell’attore che introduce l’opera si sottolinea il paradosso di spacciare per libertà e modernismo una nuova forma di schiavitù. “Selvatico ancestrale” unisce poesia e coreografia. Danze e musiche tribali e sciamaniche.

In un’epoca in cui alla narrativa piace sempre di più rendere labile il confine tra bene e male, Ivana Trettel nel suo testo distingue nettamente i ruoli. Da un lato ci sono i “cattivi” che vogliono convincere gli indigeni ad abbandonare la loro foresta per renderla una spianata, i loro costumi composti da tuniche ricordano quelli di una setta, riportano al futuro post-apocalittico raccontato dal maestro Miyazaki in “Conan” tra l’altro ambientato tra il 2028 e il 2030, 50 anni in là rispetto all’anno di pubblicazione. Dall’altra parte abbiamo le popolazioni che si oppongono, gli animali che per sopravvivere si adattano alla distruzione umana, le farfalle che non si tingono più di verde per mimetizzarsi nella vegetazione, ma di grigio per confondersi con l’asfalto. L’intelligenza della natura sarà sempre un passo avanti rispetto a quella dell’uomo che può, però, contare sulla sua capacità distruttiva e autodistruttiva.

Nelle coreografie i Popoli Foresta si uniscono, si stringono tra loro formando una catena umana che non vuole essere spezzata. Come da tradizione il teatro di Opera Liquida mette in primo piano la sua fisicità, i movimenti scenici diventano ipnotici accompagnati dalle musiche originali di Nicolini/Troiani che creano un climax sempre più avvolgente.

Suggestive le scenografie ideate da da Marina Conti e Ivana Trettel e impreziosite da luci e video. Sono realizzate dalle persone detenute scenografe guidate da Simona Venkova. Un lavoro che rinnova la collaborazione con l’artista cinetico Giovanni Anceschi e si ispira alla sua “Strutturazione Tricroma”.  Un discorso a parte meritano i costumi disegnati da Salvatore Vignola e realizzati dalle persone detenute costumiste sotto la guida di Tommaso Massone. A renderli unici sono le foto di Giuditta Pellegrini, giornalista e fotografa che, con i suoi scatti, racconta le foreste di tutto il mondo e che ha impresso le sue immagini sui tessuti donati dall’azienda Ratti di Como. “Selvatico ancestrale” riesce a coinvolgere anche l’olfatto del pubblico grazie al lavoro della Maître Parfumeur Maria Candida Gentile, prima donna in Italia ad aver ottenuto il titolo di “naso” al prestigioso Grasse Institut of Perfumery.

Infine la recitazione degli attori Vittorio Mantovani, Alfonso Carlino, Carlo Bussetti, Eleonora Cicconi (anche assistente alla regia), Anwar Ahmed, Alessandro Arisio, Babacar Casse, Christian Ortega, Nunzio Saglimbene, Christopher Santos e Nicolae Stoleru riesce a valorizzare bene il profondo testo di Ivana Trettel. I tre distruttori riescono ad essere cinici e sprezzanti della vita umana, l’essere senziente fa da collante tra le parti con le sue riflessioni mentre i Popoli Foresta trasmettono il loro allarme.

Progetto vincente

Un inno di resistenza e non solo uno scontro tra popoli, ma anche tra generazioni coi giovani che sentono di ricevere un mondo in disgrazia e un futuro più che mai complicato. Il paragone tra i giovani e i Popoli Foresta è più che mai azzeccato, entrambi lottano contro un nemico apparentemente più forte, sgomitano per avere e per difendere i propri spazi.

“Selvatico ancestrale” è uno spettacolo che tocca il cuore dello spettatore e che conferma l’importanza del lavoro di Opera Liquida all’interno della Casa di reclusione Milano Opera.

Ivan Filannino

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