Vecchi ‘non convenzionali’

“La vecchiaia non è roba da femminucce” diceva Bette Davis, ed è la frase che mi viene in mente pensando ai quattro meravigliosi protagonisti principali di Vecchi per niente, in scena al Teatro Franco Parenti fino al 1 novembre.

Di età compresa tra i 73 e gli 80 anni circa, Benedetta Barzini, Teresa Piergentili, Agostino Tazzini e Guido Tonetti portano sulla scena con grande intensità la propria individuale bellezza, quella più profonda ed intima data dall’unicità di ognuno di noi. E questa bellezza non ha certo età perché è il risultato delle esperienze e delle scelte di ciascuno, di come abbiamo vissuto la vita fino ad oggi sapendo che è un viaggio e fondamentale diventa il nostro personale modo di viaggiare.

Testo e regia sono di Nicola Russo, che si è ispirato a “La forza del carattere” di James Hillman per questo spettacolo; celebre junghiano scomparso nel 2011, Hillman affermava che l’invecchiamento è una necessità della condizione umana, è l’anima a volerlo e serve al nostro carattere per poter portare a compimento il suo percorso di sviluppo.

Ad invecchiare, infatti, non è solo il nostro corpo ma anche la nostra natura, la particolare persona che ognuno di noi è diventato negli anni; non siamo solo creature fisiologiche che vanno verso un ineluttabile decadimento, appunto, abbiamo anche un carattere che è l’insieme di tutte le nostre sfaccettature comportamentali e che, in realtà, governa totalmente il nostro essere, incluso l’aspetto fisiologico. E allora così come il carattere guida l’invecchiamento, quest’ultimo svela tutti gli aspetti propri del nostro carattere.

La vecchiaia ci fa paura, è un’afflizione, è il collasso fisico; dobbiamo liberarci da queste visioni perché concorrono a creare proprio la patologia principale della vecchiaia stessa: l’idea che ne abbiamo. Dobbiamo rompere con questi concetti che la società ci trasmette e renderci conto che scoperte, rivelazioni e promesse non sono solo prerogative della giovinezza; con coraggio e curiosità dobbiamo aprirci e lasciarci andare a nuove idee e visioni, anche trasgressive, facendoci coinvolgere in nuove avventure mentali e non solo. E’ in questo modo, lasciando il nostro carattere libero di svolgere il suo lavoro, che diventeremo autenticamente unici ed insostituibili. E’ “l’avventura delle idee”, come l’ha definita il filosofo Alfred North Whitehead; invecchiare, quindi, in ultimo è una vera forma d’arte.

E maestri di quest’arte sono senza dubbio i protagonisti di Vecchi per niente, grandi artisti che si presentano a noi in varie vesti e situazioni di quotidiana verità, diventando un momento giovani, un momento agée, e ancora trasformandosi in una versione più estrema del loro status di vecchi, con patologie e limitazioni fisiche, e in ultimo come protagonisti invisibili del loro stesso funerale.

Nella drammaticità delle varie vicende che sono come intensi scorci esistenziali, quasi scatti rubati ad una vita, si viene rapiti dall’intimità dei monologhi e dialoghi brevi ma densi, dal cambio di quadro in una scenografia assolutamente minimale dove la parola e l’interpretazione sono tutto, e la fisicità diventa un mezzo per trasmetterci questo messaggio. L’età, come si presenta esteriormente il personaggio, a questo punto non ha più importanza.

Interessante è lo scambio di ruoli nei momenti in cui i nostri quattro protagonisti si trasformano in giovani, interagendo con gli altri due bravissimi interpreti di questa pièce, i due veri giovani Sara Borsarelli e Marco Quaglia; immagini che appaiono inconsuete nei primi secondi, ma subito dopo assumono un significato e un’intensità che svincola dalle convenzioni sociali e mentali diventando un viaggio molto interessante e stimolante.

Non c’è un luogo in questo spettacolo, infatti, non ci sono regole temporali, è un itinerario a zig zag e con balzi a tratti sorprendenti a tratti commoventi, con in più sfumature esilaranti ben stemperate nel contesto dai quattro personaggi agée decisamente non convenzionali.

Da ultraquarantenne, nel pieno della fase di mezzo tra lo sfuggire della giovinezza e delle sue illusioni e l’accoglienza dei primi segni di quello che sarà il mio personale percorso di invecchiamento, esco dal Franco Parenti emozionata, rigenerata ed ispirata da questi meravigliosi interpreti e dalla loro energia e amore per la vita. Penso che, fondamentalmente, sia la passione che mantenga sani, vitali e vivaci, non importa per cosa; proprio così, quindi, ho intenzione di vivere i miei anni a venire: con entusiasmo, fantasia, incanto e, assolutamente, passione. Da vedere.

Olga Bordoni

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