Un festival per tutti, “Terreni creativi”: intervista a Tommaso Bianco

terreni creativi

Quest’oggi ci troviamo ad Albenga, nella Riviera ligure di ponente presso la foce del fiume Centa, per raccontarvi un Festival, nato grazie all’iniziativa di Kronoteatro e di alcune aziende agricole locali, che vuole essere di e per tutti Terreni Creativi.

Diventato oramai un appuntamento estivo molto atteso, noi di MilanoTeatri, abbiamo raggiunto telefonicamente l’organizzatore Tommaso Bianco al quale abbiamo chiesto, prima di farci raccontare qualcosa sull’edizione 2021 di Terreni Creativi, chi sono Kronateatro?

Kronoteatro nasce ad Albenga, nel dicembre del 2004, per volere mio e di Alberto Costa, Vittorio Gerosa, Gabriele Lupo, Alex Nesti, Nicolò Puppo, Matteo Tonarelli e Maurizio Sguotti. Siamo un’associazione culturale riconosciuta, dal 2015, dal Ministero dei beni e delle attività culturali, come Impresa di produzione under 35.

All’attività di produzione, affianchiamo quella di formazione professionale. Organizziamo una serie di corsi e laboratori indirizzati, oltre che alla compagnia anche ai giovani del territorio ingauno: il Cantiere Albenga. Inoltre organizziamo eventi, che negli anni hanno riscosso attenzione nazionale.

Quando e perché nasce un Festival come Terreni Creativi?

Nasce nel 2010 proprio ad Albenga.

L’obiettivo che ci eravamo posti era quello di unire due realtà; l’eccellenza economica del nostro territorio e il meglio del teatro, quello contemporaneo.

Tante le aziende agricole che operano sul nostro territorio, aziende con spazi molto ampi e molto belli… perché non trasformare questi luoghi per farli diventare qualcos’altro.

Da qui l’idea di Terreni Creativi.

Questo in sintesi è stato ed è lo spirito che ci ha portati alla 12° edizione aumentando negli anni la programmazione; non solo teatro, ma anche danza e musica.

Chi è lo spettatore tipo di Terreni Creativi

Direi uno spettatore multiforme.

Uno spettatore sicuramente attirato dalla nuova drammaturgia e dalla danza contemporanea, ma anche uno spettatore che per la prima volta entra nelle aziende agricole, che solitamente sono accessibili solo agli addetti ai lavori, eccellenza della piana di Albenga e quello che rappresentano a livello produttivo e provinciale.

Non ultimo uno spettatore multiforme anche in termine di età.

A proposito di provinciale… PROVINCIALI è il claim di questa edizione di Terreni Creativi.

Cosa ci dobbiamo aspettare?

Tutto quello che non ci si aspetta dai provinciali.

Ci dobbiamo aspettare un Festival che non parli di sé stesso e a sé stesso.

Provinciali vuole essere, chiaramente, una provocazione per dire:

da un territorio ritenuto marginale, periferico… provinciale, per l’appunto, può nascere qualcosa che è esemplare per il comparto nazionale”

Hai un ricordo che ti lega al primo Terreni Creativi?

Stupore… mio e quello della compagnia Kronoteatro, per essere riusciti a realizzare qualcosa che sul territorio non si era mai visto.

Stupore delle aziende agricole ospiti che non sapevano cosa aspettarsi, e forse con un minimo di diffidenza, da un progetto che voleva portare il teatro in mezzo alle serre e lo stupore di vedere le stesse aziende riempirsi di gente diversa e diversa tra loro.

Viviamo una situazione assai complessa, questa è la seconda estate in pandemia. Cosa vuol dire oggi organizzare un Festival come Terreni Creativi?

Vuol dire doversi confrontare con una serie di regole e limitazioni in più, e tanti paletti che rendono macchinosa l’organizzazione, soprattutto più investimenti per la sicurezza di tutti. Però questi paletti non ci hanno fermato perché il pubblico ha voglia di ritornare a vivere il teatro e di socialità.

Prima di segnare in agenda tutti gli appuntamenti con Terreni Creativi, noto con piacere che alcuni artisti sono presenti in più serate e questo non capita spesso in un Festival…

Si è vero, non vogliamo il mordi e fuggi. Vogliamo che il nostro pubblico allarghi lo sguardo su di un artista all’interno di un percorso di creazione. Non vedere uno spettacolo e farsi un’idea di quello spettacolo ma dare la possibilità al pubblico di vedere il percorso di un artista e all’artista di vedere il proprio lavoro e le proprie tematiche su più giorni per confrontarsi in primis con sé stesso e poi con il pubblico.

Dunque che tipo di percorso faremo durante le quattro serate con Terreni Creativi?

Faremo un percorso fra tanti diversi linguaggi creativi della scena contemporanea oggi, una sorta di meglio di…

Abbiamo cercato di portare artisti che riteniamo in questo momento esemplari grazie alla loro diversità di linguaggi che portano in scena.

Dal monologo Sergio di Francesca Sarteanesi “moderatamente brillante che fa luce su un frammento minuscolo di una vita qualsiasi” a Nina’s Drag Queen in Varietà tacco 12 una serata di teatro e cabaret, tra numeri musicali e divagazioni scanzonate, tacchi vertiginosi, colpi di scena e colpi di sole, battiti del cuore e battiti di ciglia. Un caleidoscopico campionario di animalesse e domatrici Drag, sempre divise tra l’amore per la natura e quello per la pelletteria, alla ricerca di un mondo più colorato. Ma anche il teatro, se vuoi, di narrazione che tocca temi che non possono che essere urgenti come Alessandro Berti in Black Dick, Bugie Bianche capitolo primo spettacolo che ripercorre la storia dell’uso del corpo del nero da parte della società bianca europea e americana, virando continuamente tra la conferenza, la confessione, la stand up comedy, la narrazione sarcastica e il concerto. E lo fa parlando dell’America per alludere all’Italia. L’originalità del duo Bartolini/Baronio in Dove tutto è stato preso un amore inesorabile e il progetto di un cono nel centro di una foresta dove custodirne la felicità. Ogni stanza è il racconto di un mondo ladro, consumato in un cieco inverno di macerie e veleni. Abitare dove tutto è stato preso non è comodo, ma nel suo buio, immergersi nel tempo dell’edificazione della casa ideale costringe a cercarne la possibilità di curarne le rovine ricordandone la primavera.

La danza contemporanea con ben tre appuntamenti con Daniele Ninnarello (noi di MilanoTeatri ve lo abbiamo presentato qui) il 4 agosto con il compositore Dan Kinzelman si incontrano in un territorio di esplorazione comune in Kudoku dove lo spazio è visto come luogo in cui trasfigurare il corpo, sonoro e fisico, la sua precarietà, la sua impermanenza, la fatica della resistenza. Il 5 di agosto da TerraAlta in scena Pastorale con Vera Borghini, Zoé Bernbéu, Lorenzo Covello e Francesca Dibiase dove Ninnarello punta a cercare una continua accordatura, una salda alleanza tra corpi che generano una danza che si dipana come un moto perpetuo. Il 6 agosto all’interno dell’azienda ingauna, RB Plant chiude la personale di Daniele Ninarello in Nobody Nobody Nobody – It’s not ok to be ok. Partendo dalla propria esistenza autobiografica, la performance si manifesta come processo aperto, un discorso danzato che indaga le memorie e le tracce lasciate sul corpo dalla cultura del controllo, della violenza e dell’offesa. La danza continua grazie alla performance (4 agosto) di Marco D’Agostin in Best Regards: “È la lettera che scrivo, con 8 anni di ritardo, a qualcuno che non risponderà mai. Da questo presente io rivolgo a tutti gli spettatori lo stesso invito: cantiamo assieme di una nostalgia che ci riguarda, noi che non siamo arrivati in tempo per dire quello che volevamo”. Chiude il 7 di agosto Hit Me! performance di Francesca Foscarini, costruita a partire dai pezzi al vertice delle classifiche nel giorno del suo compleanno, in ordine cronologico dalla nascita a oggi. Tra improbabili repertori e anarchie di movimento, un’altra danza arriva e si incarna, a generare energie, derive e abbandoni, dentro e fuori dal tempo, tra kitsch e tragedia.

E poi c’è la musica…

Sì, a fine serata c’è la musica.
Anche in questo caso esemplare, chiaramente per noi, per quelle che sono le nuove tendenze e le nuove sonorità, soprattutto una musica non in mainstream, ma una musica più underground.

La musica, tanto quanto il momento conviviale in cui il pubblico e gli artisti possono mangiare assieme, fa da legante a fine di ogni serata di Terreni Creativi.

C’è un artista o compagnia che NON siete riusciti ad avere quest’anno, se sì posso sapere chi?

Ma sai che più o meno sono gli artisti e spettacoli che avevamo in animo di portare a Terreni Creativi e siamo riusciti a realizzare il nostro obiettivo.
Siamo contenti così!

Prima di salutarci, che cosa rende unico il festival Terreni Creativi?

È un Festival per tutti.
Un Festival dedicato agli operatori del settore. Un Festival per un pubblico abituato al teatro contemporaneo e un pubblico che non lo è. Al giovane e al meno giovane.

A conti fatti Terreni Creativi è un Festival di e per tutti.

Quattro date, per chi come me che arriva da Milano e non potendo permettersi una mini vacanza di 4 giorni… una serata che non mi devo perdere assolutamente…

Facciamo così, non ti consiglio di scegliere questa o quella data, ma ti direi di scegliere in base a come ti senti perché ci saranno delle serate più riflessive, rivolte verso un pensiero intimo, e ci sono serate, tipo l’ultima, più esplosive. Quindi se hai la forza di fare un ragionamento in più scegli una delle serate più riflessive, caso contrario ti consiglio l’ultima data perché ci divertiremo un mondo.

Il vostro obiettivo, a fine serata, è di farci divertire o portare a casa una riflessione in più?

L’ideale, secondo me, divertirci ma tornare a casa con qualche dubbio e domanda in più.

Diamo l’appuntamento?

Assolutamente sì.
Vi aspettiamo nella splendida cornice di Albenga all’interno delle nostre belle serre e aziende agricole pur con alcune limitazioni dettate dai protocolli di sicurezza per l’emergenza CoViD19. Il format non cambia, ogni sera diversi spettacoli di teatro e danza inframezzati da un aperitivo-quasi-cena (compreso nel prezzo del biglietto) con prodotti del territorio e dj-set e musica dal vivo a concludere le serate.

Terreni Creativi 4, 5, 6 e 7 di agosto 2021 un’esperienza unica nel suo genere.

Non facciamo i provinciali!

Buon Festival a tutti!

TiTo

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