Recensione: “Maledetta metropoli”

maledetta metropoli

Maledetta Metropoli ti accoglie al varco con caramelle alla menta o alla liquirizia e con un bugiardino fitto di avvertenze in cui si avvisa che “non si garantisce l’incolumità coscienziale ed emozionale derivante dall’assunzione visiva e uditiva del prodotto”. In effetti lo spettacolo di Fabio Modesti è una vera panacea contro la noia e la ripetitività di standard teatrali a cui i nostri occhi e le nostre orecchie sono abituati. Irriverente ma soprattutto drammaticamente vero, Maledetta Metropoli racconta con dinamicità le disavventure del protagonista, un foresto, giunto in città, a Milapoli, per una gita che si rivela un vero inferno burocratico e umano.

Milapoli è un tumore di cemento e le persone che abitano questa città sono dei farabutti, ladri, truffaldini, assenteisti, imbruttiti come un proprietario di un cane che mente spudoratamente davanti alla polizia e accusa il malcapitato forestiero di essere un incivile perché non raccoglie gli escrementi dell’animale, un intero commissariato in sciopero, dei rappresentanti della setta de “Il grande coso” che sfiniscono gli astanti di parole e di promesse e, soprattutto, un padre degenere che ruba, spaccia cocaina e costringe la figlioletta Luigina a raccogliere cose per terra tutto il giorno.

Lo sfortunato protagonista viene derubato pian piano di tutti i soldi che aveva ma riesce a riappropriarsi della propria libertà e a donarla anche alla piccola Luigina che, alla fine, decide di portare con sé.

Dopo questa veloce descrizione della vicenda ricca di personaggi ci si aspetterebbe un cast di minimo 5 attori, e invece, la sorpresa sta proprio che la lista dei crediti dello spettacolo è veramente breve e si risolve in due nomi: Nicola Veri, professione burattinaio, e Daniele Guaragna, manovratore di burattini.

Ebbene, Maledetta metropoli è uno spettacolo di burattini per adulti che fuoriesce dai canoni tanto da rendere la visione vietata ai minori di 14 anni.

Dietro il piccolo teatrino dei burattini si avvicendano i personaggi ideati e diretti dall’autore e regista Fabio Modesti, diplomato attore ma con una spiccata dote di scrittore che lo ha portato a comporre questo piccolo capolavoro di lucida rappresentazione della vita e dei rapporti umani.

I personaggi sono estremizzati, si riempiono la bocca di parole e non ascoltano le risposte, sono volgari, irritanti e presuntuosi; la città è invivibile, giustamente maledetta. Il protagonista decide di salvare solo la piccola Luigina, unica anima ancora pura in mezzo a tutta quella spazzatura e la porta in campagna dove c’è la natura e dove la città sembra piccola, formata da microbi luminosi.

Lo spettacolo Maledetta Metropoli è paradossale, demenziale e decisamente geniale, fuori dagli schemi, così lucido da provocare effetti indesiderati come “eruzioni cutanee, sudori freddi, lira funesta, shock anaprofilattico, mal di festa domenicali, colpi di tasse, divertigini, senso di nausicaa, vomito del tennista, ballo di san Vito di gruppo, cirrosi apatica, fiato corto sul collo, panico integrale, vari cosi”. E addirittura: “In taluni casi si è riscontrato l’irritante riconoscimento da parte degli spettatori, in uno o più personaggi dell’opera, con conseguenti sfoghi di rabbia, specie nelle zone cutanee dell’anima”.

Valentina Dall’Ara

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