Recensione: “By heart”

by heart

Se vi trovaste a dover scegliere un libro da fare vostro, da memorizzare a tal punto da diventare parte di voi, così tanto, da trasformarvi in memoria e testimonianza di quelle parole, quale scegliereste?

L’importanza della memoria, della bellezza e della coscienza custodita nella nostra mente e nel nostro cuore, viene espressa con incredibile forza dallo spettacolo “By Heart” di Tiago Rodrigues andato in scena alla Triennale di Milano l’11 e il 12 febbraio 2020.

Difficile dimenticare uno spettacolo che rompe e mette in discussione le mode più recenti del teatro e dell’arte contemporanea, disinnamorata del pubblico e tendente alla provocazione. Tiago Rodrigues accende le luci del teatro, si siede su di uno sgabello e ti parla come se fosse un amico che non vedi da troppo tempo. Ti ricorda il potere di catarsi di un teatro fatto di contatto e di volontà di condivisione poetica della bellezza.

La scena è un cubo bianco con tende color crema, molto delicato. C’è uno sgabello al centro con dieci sedie sulle quali inviterà a sedersi dieci persone del pubblico. Da qui in poi l’arco narrativo, di una precisione impressionante a livello drammaturgico, intreccia momenti di racconto programmato a momenti improvvisati, durante i quali insegna ai dieci testimoni invitati a stare con lui sul palco, il sonetto numero 30 di William Shakespeare.

Quando all’appello del silente pensiero
io cito il ricordo dei giorni passati,
sospiro l’assenza di molte cose bramate,
e a vecchie pene lamento lo spreco della mia vita…

Il tempo necessario ad imparare il sonetto è anche il tempo per scoprire il valore delle parole, la potenza evolutiva dell’arte come difesa verso il brutto, lo sporco e le tentazioni peggiori insite nell’uomo che tornano, sistematicamente, quando dimentichiamo. Quando smettiamo di riempire quella stanza dentro al nostro corpo.
Cita George Steiner, la storia di poeti rivoluzionari e poi, apparentemente più piccola, la dolce storia della nonna che amava leggere e che prima di diventare cieca chiede al nipote, Tiago Rodrigues, di scegliere un libro da ricordare e memorizzare nel buio che l’attende.

Volano queste due ore di spettacolo durante il quale come i personaggi del libro Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, diventiamo a nostra volta testimoni e memoria della bellezza insita nella poesia, della forza che le parole infinite di quel sonetto riescono a darci una volta impresse nella nostra mente e, ancor più importante, nel nostro cuore.

Michele Ciardulli

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