Polli da volo: ospiti Gianluca Frigerio e Teatro Caboto

teatro caboto

Il Gallus Sinae è un uccello domestico, allevato per moltissimi scopi, meglio noto come “pollo”.
È però celebre per non essere in grado di volare. Se non per piccoli tratti.
Per qualche piccolo slancio di necessità.
Il “Pollo da volo” è invece una razza strana, socievole, selvatica, che sfida la natura.
Cercherà sempre, giorno per giorno, di volare.
Anche se gli allevatori, da oltre un recinto lontano, continueranno ad urlare che non serve.
La rubrica “Polli da volo” nasce con l’intento di sostenere e dare voce agli esercenti dello spettacolo, messi
in difficoltà dall’attuale, terribile, tragedia che sta colpendo tutti. Tutti costoro, sono Polli da volo.
Se per oggi non si vola, domani si vedrà.

CHI SIETE?
Chi siete? Quanti siete? … Un fiorino! Viene in mente quella famosa scena del film “Non ci resta che piangere”. In effetti, forse, in questo periodo è proprio il caso di dirlo: non ci resta che piangere”!! Ed è un po’ difficile per noi perché la nostra “mission” è sempre stata invece quella di cercare di far ridere, allietando il tempo libero con qualche ora di quel particolare svago che in fondo si può trovare soltanto a teatro. Noi siamo un gruppo che è nato nel lontano 2006, in quella che era la nostra vecchia e prima sede in via Caboto, zona via Washington, da cui è nato il nome del teatro. Un nome un po’ occasionale che abbiamo voluto conservare per permettere di individuare la nostra sala. Oggi è diventato un marchio di riconoscibilità: tant’è che è stato mantenuto anche ora che non siamo più in via Caboto, ma in via Mar Nero, zona Baggio. Questo spostamento di sede è stato un momento molto difficile per noi. Dopo dodici anni d’attività sul territorio attorno a via Caboto, dopo avere maturato un’esperienza consolidata che garantiva una qualità riconosciuta degli spettacoli, nonostante fossimo diventati per il quartiere un punto di riferimento che garantiva la certezza di un paio d’ore di spensierato svago – medicina fondamentale per molti – la parrocchia, proprietaria della sala, con il cambio del parroco, ha deciso di sbatterci fuori. Non sto a riepilogare quella vicenda, se si va sul nostro sito periodo 2017/2018 c’è scritto tutto: per noi è stato un trauma. Voglio solo dire questo: si trattava di rimettere in agibilità il teatro, non solo la sala, ma anche i locali parrocchiali attorno. Ebbene, siccome la parrocchia non scuciva un soldo, noi eravamo disposti ad accendere un mutuo: avevamo vinto un bando della regione. Ma non solo: il nostro pubblico ci aveva portato in contanti la bella e incredibile, inimmaginabile somma di €45.000 per poter rimanere aperti. Nonostante questo e considerato il fatto che avremmo pagato noi il 90% del lavori di ristrutturazione, il parroco ha voluto chiudere. Così abbiamo restituito tutti i €45.000 al nostro pubblico e ce ne siamo andati. Ma cosa è successo? Ci hanno seguito nella nostra nuova sede, a Baggio, un quartiere totalmente differente, un’altra vita per noi: ma sempre con il nostro pubblico, che dalla zona via Washington prende la 67, si fa 15 fermate o 7 km in macchina e viene a vedere i nostri spettacoli. Beh, questo per noi è il più grande successo in assoluto e un prezioso riconoscimento del lavoro di 14 anni. Da quando siamo nella nuova sede, cioè dal 2018, ai “cabotiani” si stanno aggiungendo anche nuovi spettatori: i baggesi, che, piano piano, stanno cominciando a conoscerci e a riconoscere l’importanza di un teatro stabile all’interno del loro quartiere, che fino ad oggi ne era sprovvisto.
Siamo un gruppo riunito in un’associazione. Io sono Gianluca Frigerio, presidente nonché responsabile artistico e amministrativo della programmazione. Siamo circa una trentina: alcuni di noi lo fanno per professione e scelgono di calcare occasionalmente il palco del Caboto prendendosi del tempo per perfezionarsi o per recitare parti più appaganti; altri invece svolgono una professione totalmente diversa, ma sono molto bravi nell’interpretare certi ruoli e quindi vengono arruolati al bisogno; qualcuno è in pensione e può dedicarsi al teatro; qualcuno è ancora allievo e altri si prendono del tempo per capire se la vita è sogno. I nostri generi sono la commedia comica, la commedia brillante, il giallo, il teatro in lingua milanese e il teatro per ragazzi. Il nostro prezzo di ingresso è bassissimo: €7,00. Abbiamo prezzi popolari e posso dire molto semplicemente che, nonostante gli l’ingresso, il foyer, la struttura nel suo complesso non facciano “trend” o non siano “coole”, tutta la gente che vieni a vederci, esce dalla sala sempre tutta contenta e soddisfatta, gli spettatori si affezionano e ritornano. Lo dico proprio con sincerità, senza presunzione.

QUAL È LA VOSTRA POETICA ARTISTICA?
La nostra poetica artistica è l’intrattenimento. La valorizzazione del tempo libero è uno degli scopi istituzionali della nostra associazione, inteso come quel tempo dedicato alla vita quando non si lavora, quando non si è occupati nell’obbedire ai propri doveri e propri obblighi, un tempo preziosissimo perché fondamentale al fine di ottenere la ricarica necessaria per poter affrontare tutte le incombenze della giornata. Il proprio tempo libero è necessario perché, se non si recuperano le energie, la giornata diventa ancora più pesante, quindi non va mai trascurato: uno dei modi per farlo, anzi forse l’unico modo, è quello di svagarsi, staccarsi dalle cose quotidiane. Molto sfortunato è chi non ha una passione, un’occupazione che lo diverta, qualcosa che sia il proprio autentico rifugio di piacere. Uscire dal teatro più sollevato e più alleggerito può essere uno di questi momenti. Questo è il nostro scopo, questa è la nostra politica. Noi abbiamo sempre fatto spettacoli obbedendo a questo input, per il pubblico: non siamo un gruppo autoreferenziale, non facciamo teatro di regia, non facciamo un teatro che va compreso. Noi ci piace definirci teatro popolare perché non avendo mezzi economici importanti, non siamo in grado di garantire una scenografia o effetti di luce importanti: per forza, quindi, lo spettacolo si basa sulla interpretazione attoriale, sulla bravura dell’attore che deve comunicare con il pubblico. Non esiste la cosiddetta “quarta parete”: il pubblico è sempre in contatto con noi e noi siamo in contatto con loro. Gli spettacoli sono pensati per le persone che ci guardano, anche perché noi viviamo del botteghino. Non abbiamo assolutamente alcun finanziamento, non abbiamo mai avuto sovvenzioni pubbliche, né aiuti economici da privati. Se lo spettacolo non piace, la gente non viene e il teatro va in perdita. Da noi gli spettacoli stanno in scena un mese per permettere proprio il passaparola, in modo che la gente che ha assistito alla rappresentazione, possa far venire anche gli amici, i conoscenti. Il link diretto è il segreto della nostra sopravvivenza: non consiglieresti mai ad un amico qualcosa che non ti ha appassionato. Se lo spettacolo non piace, la gente non viene. Tutto qui.

COME STATE VIVENDO QUESTA SITUAZIONE?
A parte le considerazioni sulla terribile disgrazia che stiamo vivendo, non possiamo definirci sfortunati, anzi: in un certo senso viviamo una condizione privilegiata rispetto ad altri teatri che subiscono dei danni sicuramente notevoli perché hanno bisogno di coprire i propri costi fissi che possono essere molto preoccupanti. Noi invece non abbiamo costi fissi, se non molto bassi, abbiamo certamente perso anche noi dei soldi ma non parliamo di un buco irrecuperabile. Semplicemente abbiamo chiuso. Abbiamo congelato tutto e siamo in stand-by, in attesa, aspettando che passi il momento. Certamente posso dire abbiamo chiuso in un momento, se posso usare questa parola, di “picco” espansivo, perché soprattutto il quartiere di Baggio stava cominciando a febbraio a palesarsi. Cominciavamo a vedere persone nuove, facce da conoscere e avevamo anche notato un interesse reale da parte dei residenti limitrofi a pubblicizzare i nostri spettacoli all’interno dei condominii. Aggiungo poi che, parallelamente alla sala in via Mar Nero, ne avevamo aperto anche un’altra, in una zona completamente differente, dall’altra parte della città, in viale Corsica 68. Teatro Kolbe. Il giovedì facevamo una programmazione di spettacoli che stava andando bene: pur essendo all’inizio, qualcuno cominciava ad arrivare. Ma anche lì abbiamo dovuto chiudere, fermarci, stop. Ecco, noi ci siamo congelati e questo periodo ci serve per ricaricare le nostre energie. Perché in effetti siamo da quattordici anni in trincea: facciamo spettacoli uno dopo l’altro. Mentre in scena c’è lo spettacolo, proviamo il successivo: proviamo circa 10 spettacoli nuovi ogni anno e quindi per noi è sempre stato un lavoro continuo, dalla ricerca dei copioni, all’adattamento delle drammaturgie, continuando con le prove e l’allestimento, lavorando contemporaneamente con l’ufficio stampa e il reparto della comunicazione, sino alla rappresentazione. Quindi questo tempo è per noi una paralisi costruttiva perché stiamo anche prendendo il tempo per ragionare su quello che è stato in questi anni, per capire come dobbiamo adattarci al nuovo quartiere, come possiamo fare per andare avanti in una maniera più mirata, sensata, in ascolto con i desideri e i gusti dei nostri nuovi spettatori. Viviamo questa situazione di attesa chiaramente con la speranza, mai persa, che prima o poi si possa ricominciare. Anche se da questo punto di vista la vediamo molto grigia perché questo momento non sembra proprio molto vicino.

STATE PROPONENDO ALTRE PROPOSTE ALLO SPETTACOLO DAL VIVO?
Grazie alla collaborazione con il municipio sette e dell’assessore Salinari, stiamo preparando le cosiddette “pillole del giorno”: brevi video di due minuti ciascuno, durante i quali ogni attore della compagnia presenta un proprio pezzo di cabaret, una poesia, un testo di narrativa. Questi video vengono pubblicati ogni giorno a partire dal 7 aprile sul sito del municipio e rimandati sulla nostra pagina Facebook: è un modo per essere comunque presenti entrando nelle case dei nostri spettatori. Certo è un intervento che non può essere paragonato alla rappresentazione perché il teatro ha bisogno di essere svolto dal vivo. Ma è un piccolo contributo che riusciamo a dare per non perderci di vista. Inoltre, dal 14 aprile pubblicheremo anche sei puntate della favola di Pinocchio per i bambini più piccoli, sempre sul sito del municipio 7 e sulla nostra pagina Facebook.

COSA VI AUGURATE PER IL FUTURO, PER VOI OPERATORI DELLO SPETTACOLO?
Adesso come adesso, ci auguriamo di poter aprire, ma quando questo potrà accadere sta diventando sempre più una vera e propria incognita, perché noi attori siamo un po’ come i calciatori: in continuo contatto corporale epidermico salivare…secrezioni a manetta… quindi prima di essere messi in sicurezza ne passerà un bel po’ . Potrebbero aprire i cinema, senz’altro, con ingresso contingentato e spettatori seduti distanti. Ma il teatro come prestazione dal vivo è tutta un’altra dinamica. Noi ci auguriamo semplicemente di riaprire e di andare avanti come stavamo facendo: alla ricerca di nuovo pubblico che ci conosca e che ci venga a vedere. Noi abbiamo bisogno solo di questo, del pubblico e di poter mettere in scena i nostri spettacoli.
In tutto questo, ringraziamo innanzitutto voi per questa possibilità dell’intervista, ma teniamo anche a ringraziare l’assessore Antonio Salinari che ci sostiene e ci aiuta. Un grazie anche al comune di Milano perché qualche sostegno lo prevede anche per piccole realtà associative come le nostre, che non agiscono in regime di imprese. Ringraziamo sicuramente Don Davide, parroco della parrocchia proprietaria della sala teatro, l’architetto Salvatore D’Urso e l’economo Saverio Pizzi. Sono tutte persone che danno al nostro teatro un importantissimo aiuto. Ringraziamo tutto il nostro pubblico per esserci, chiedendo loro di avere pazienza: ritorneremo più forti di prima!

A cura di Irene Raschellà
Grafica di Ginevra Lanaro

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