Polli da volo: ospite Puntozero Teatro

puntozero teatro
foto di Mirko Isaia

Il Gallus Sinae è un uccello domestico, allevato per moltissimi scopi, meglio noto come “pollo”.
È però celebre per non essere in grado di volare. Se non per piccoli tratti.
Per qualche piccolo slancio di necessità.
Il “Pollo da volo” è invece una razza strana, socievole, selvatica, che sfida la natura.
Cercherà sempre, giorno per giorno, di volare.
Anche se gli allevatori, da oltre un recinto lontano, continueranno ad urlare che non serve.
La rubrica “Polli da volo” nasce con l’intento di sostenere e dare voce agli esercenti dello spettacolo, messi
in difficoltà dall’attuale, terribile, tragedia che sta colpendo tutti. Tutti costoro, sono Polli da volo.
Se per oggi non si vola, domani si vedrà.

PUNTATA 9: OSPITE PUNTOZERO TEATRO

Chi siete?
Noi siamo la compagnia Puntozero. Siamo una compagnia particolare, perché composta anche da detenuti ed ex detenuti del carcere minorile di Milano “Cesare Beccaria”. La compagnia è stata fondata dal regista Giuseppe Scutellà e dalla sua compagna e attrice Lisa Mazoni, che dedicano la loro vita con incessante impegno a questo progetto. Puntozero ha un teatro, ristrutturato negli ultimi venticinque anni, dentro l’istituto penale; da pochi mesi è stato aperto alla città, diventando il primo teatro indipendente all’interno di un carcere minorile in tutta Europa. Ciò è avvenuto grazie anche all’appoggio e sostegno di meravigliose realtà come Fondazione Cariplo, Fondazione Marazzina, Teatro alla Scala, Piccolo Teatro di Milano, Fondazione Altamane Italia. Abbiamo avuto l’onore di essere inseriti per tre volte nella stagione del Piccolo Teatro di Milano, con gli spettacoli “Errare Humanum Est”, “Antigone” di Sofocle e “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare. Lavoriamo anche come volontari all’interno della sezione detentiva, per tutti quei ragazzi detenuti che non hanno la possibilità di venire in teatro (per poter fare attività in teatro i ragazzi devono avere uno specifico permesso dal magistrato, chiamato Articolo 21). Offriamo ai ragazzi delle possibilità lavorative, non solo come attori, ma come tecnici teatrali, fonici, da mantenere anche all’uscita dal carcere. Operiamo su tutto il territorio italiano, in particolare con uno spettacolo di prevenzione per le scuole sulla devianza giovanile e sul bullismo. Inoltre, da anni, lavoriamo assieme all’Università Statale degli Studi di Milano su dei laboratori riguardanti Shakespeare, durante il quale si incontrano studenti esterni universitari e ragazzi detenuti. Da uno di questi è derivato un vero e proprio spettacolo, “Romeo Montecchi, innocente o colpevole?”, che mette in scena un vero processo in un tribunale minorile a Romeo, dopo l’uccisione di Tebaldo.

Qual è la vostra poetica artistica, la vostra missione?
Puntozero ha un sogno: rendere il carcere un luogo di cultura, incontro e confronto con la società. È difficile portare avanti una rieducazione se i detenuti vengono ostracizzati e relegati in un angolo della città, lasciati a loro stessi e alle mura di una cella. Noi crediamo fermamente in un’idea di pena basata sul recupero affettivo, culturale, sociale e lavorativo del detenuto. Per questo Puntozero è composta anche da studenti liceali e universitari, è una compagnia mista per sesso, età, etnie e provenienza socioculturale. Come operatori abbiamo diverse figure professionali all’interno: scenografi, musicisti, attori, video maker, fonici, ballerini, illuminotecnici, macchinisti teatrali, psicologi, linguisti, educatori in scienze della formazione, avvocati. Vogliamo che i nostri giovani crescano attraverso il confronto con l’altro, attraverso le differenze che per natura distinguono ognuno di noi. Come testi teatrali, proponiamo classici: tragedie greche, Shakespeare. Riteniamo che nelle parole di questi autori siano contenuti messaggi universali, squisitamente umani e immortali, che ci aiutano a costruire con i nostri ragazzi una grammatica sentimentale della quale spesso sono privi. Puntozero lavora incessantemente per aiutare i ragazzi a svilupparsi ed a scoprire sé stessi, le proprie capacità e fonti di luce. Così l’atto teatrale diviene per loro un mezzo di espressione, riscatto, amor proprio e speranza.

Come state vivendo questa situazione d’emergenza? Come vi ha cambiati e che problemi vi sta dando?
Nonostante ovviamente le attività in teatro e nel carcere siano bloccate, non ci siamo fermati; stiamo continuando a progettare, cercando ogni giorno delle nuove modalità per rimane vivi, creativi e attivi. Siamo in pensiero per i ragazzi del Beccaria, con cui fatichiamo a sentirci e a vederci. Ci stiamo, nonostante tutto, tenendo in contatto attraverso lettere e video messaggi; tra qualche giorno, forse, riusciremo a vederci, tramite Skype, per salutarci e per tentare di fare un po’ di attività. All’inizio abbiamo vissuto questa chiusura con tristezza e tante preoccupazioni, avevamo in programma tantissimi lavori, molti dei quali sono stati e verranno rimandati. Ci siamo sentiti impotenti; poi, insieme, abbiamo reagito, non ci siamo persi d’animo e ci siamo resi conto che questa situazione poteva essere una possibilità, un’occasione per scoprire cose diverse e mai fatte prima. Si sono aperte occasioni a cui probabilmente, in una situazione normale, non avremmo mai pensato, nuovi strumenti, nuove tecniche da sperimentare e idee da mettere in campo. Continuiamo ad incontrarci tramite piattaforme online il martedì e il sabato (giorni in cui di solito siamo al Beccaria) per programmare la nuova stagione, occuparci dei bandi, progettare contest e mantenere vivo il nostro spirito attraverso i social. Il giovedì sera abbiamo organizzato una serata fissa di lettura di testi teatrali, in previsione e preparazione della nuova stagione che speriamo possa cominciare presto.
4- State offrendo delle proposte alternative allo spettacolo dal vivo?
Purtroppo, è difficile e quasi un controsenso fare teatro online. Però ci siamo attivati in modo da avere le autorizzazioni necessarie per poter incontrare i ragazzi detenuti tramite Skype, e poter riprendere, in qualche modo, le attività che svolgevamo nella sezione il martedì pomeriggio e in teatro. Ci teniamo attivi sui social: proprio in questi abbiamo lanciato una proposta, “ScriVIAMOci di libertà”. L’idea nasce dalla riflessione che tutti noi stiamo sperimentando in questo periodo misure restrittive a cui, in modo seppur ovviamente diverso, vanno incontro ogni giorno i nostri ragazzi. È un modo per creare un ponte tra il dentro e il fuori, e attraverso le lettere scambiare domande, pensieri e riflessioni e nuove fonti di ispirazione. Finita questa emergenza vorremmo poterci incontrare e rivedere nel nostro Teatro Puntozero Beccaria ed organizzare una jam session di lettura delle lettere ricevute.
L’altra idea, appena partorita, è quella del “SOCIAL THEATRE”. Stiamo raccogliendo dai social discussioni che hanno come tema centrale i diritti, i doveri, e le opinioni riguardo la legge, in particolare nei confronti di tutti i nuovi decreti emanati. Dopo aver chiesto il permesso ai diretti interessati per la pubblicazione, agiamo drammaturgicamente sui commenti raccolti, per renderli dei veri e propri dialoghi teatrali; sarebbe bellissimo in futuro mettere in scena anche questi testi in un vero e proprio spettacolo. Inoltre, cerchiamo drammaturghi e appassionati di teatro che vogliano aiutarci a trovare e sistemare testi! Per chi volesse seguirci, sostenerci, contattarci o mandarci post che l’ha colpito lasciamo i nostri social: Facebook: Puntozero Teatro- Errare Humanum Est. Instagram: puntozero_teatro. Twitter: @Puntozero Teatro.

Cosa vi augurate per il futuro, per voi operatori dello spettacolo?
Per il futuro ci auguriamo che le persone si rendano conto, dopo questo periodo di reclusione, di quanto la cultura sia fondamentale, un mezzo per vivere e sognare anche chiusi. Il teatro è una fonte potentissima di comunicazione, espressione, condivisione ed emozione. Speriamo che tutti i nostri compagni teatranti si rialzino insieme, più forti di prima, con un messaggio comune: l’arte non ci abbandona mai, prendiamocene cura. Ci piacerebbe, inoltre, che questa chiusura favorisca una riflessione sulle condizioni delle carceri e sui processi mentali che accompagnano la detenzione. Tutti ci stiamo sentendo chiusi, asfissiati e in trappola, sensazioni normali per chi è recluso. Speriamo di sentire, terminato questo periodo, meno “buttiamo via la chiave” e più “andiamo a vederli recitare!”
In tutto questo, vogliamo ringraziamo di cuore tutti coloro che stanno attivamente fronteggiando l’emergenza, il personale ospedaliero ma ovviamente anche tutti i lavoratori (farmacisti, cassieri, commercianti, impiegati di uffici postali, operatori ecologici e tanti altri) che continuano incessantemente a svolgere il proprio dovere per aiutarci. Vorremmo poi mandare un saluto speciale agli operatori carcerari (direttori, educatori, psicologi) e alla Polizia Penitenziaria, che si trovano davanti ad una situazione delicatissima ed estremamente difficile. Un abbraccio virtuale fortissimo anche a tutti i volontari che in vari ambiti non si sono fermati. Un saluto carico di profondissima amicizia va ai nostri ragazzi del Beccaria, che pensiamo incessantemente e a cui vogliamo un bene dell’anima. Ci mancate tanto. Un pensiero anche a tutti i detenuti: è difficilissimo, ma tenete duro, ne usciremo insieme, tutti insieme. Stiamo facendo nel nostro meglio per starvi vicini, comprendere la vostra situazione e migliorarla.
Al nostro pubblico chiediamo di stare a casa e di perdersi cura di sé con amore e dedizione. Passerà anche questa, ma dobbiamo rimanere uniti e aiutarci l’un l’altro, la rabbia e l’odio fratturano solo gli animi. Tutti possiamo fare un piccolo pezzo affinché il nostro paese si rialzi, più forte di prima. Nel frattempo, teniamo attivi corpi e cervelli! Facciamo tesoro di questo tempo, non rendiamolo perso.

A cura di Irene Raschellà
Grafica di Ginevra Lanaro

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