L’ironico Alex Cendron e la sua puericultura

cendron

“Dorme il riccio là nella piana
dorme il talpino nella sua tana
dorme lo gnu, giù nell’Avana
dormi anche tu, porca puttana!”

 

Benvenuti! Benvenuti all’appuntamento con La Grande Fava Rosa, esperta puericultrice, autrice di uno splendido manuale che vi aiuterà a mettere al mondo e allevare i vostri figli. O che forse vi terrorizzerà a tal punto dal desistere dal farlo.

Lo spettacolo “Guida estrema di puericultura” scritto da Angela Demattè e Francesca Sangalli, in scena presso il Teatro della Cooperativa dal 6 Maggio fino al 16 Maggio, è una esilarante riflessione sulla mamma post moderna, in grado di curare la propria gravidanza e la propria creatura senza rinunciare a lavoro, hobby e posizione sociale.

La Grande Fava Rosa (figlia di una sfortunata unione tra il Sig. La Grande e la Sig.ra Fava che con fantasia le diedero il nome di Rosa), autrice di questa fantastica guida, vi incontrerà in un consultorio di zona, dove le mamme si recano per ricevere consigli riguardo alla gravidanza, la cura e l’allevamento del bambino. Intrappolata in una tinozza e dotata di un microfono, questa leziosa e melliflua signora (interpretata da Alex Cendron) fornirà utilissimi consigli nonché giudizi molto, molto personali sull’argomento.

Fin da subito l’atmosfera si dimostra grottesca: il dialogo è diretto con il pubblico, la puericultrice esplica con sarcasmo tutta la procedura, dal rimanere incinte (parola dal suono volgare sostituita con la traduzione “full of something”) fino al parto e alle sue orribili conseguenze. Cioè i bambini.

L’ironia della protagonista è intervallata da aggressioni verbali a innocenti “fraulein!”(signorine) sedute in sala e da amare riflessioni su sua madre, che ha avuto cura di allevarla con metodi rigidi e funzionali, ma poco amorevoli.

Grande ammirazione per Alex Cendron, interprete del personaggio femminile, reso con moltissime sfaccettature, dalle più realistiche a parossismi di rabbia e causticità risultando pur sempre spaventosamente verosimile.

Da sottolineare inoltre la padronanza della parola e del ritmo con cui trascina tutta la sala nel riso più sfrenato.

La regia di Renato Sarti lascia spazio al testo e riesce a far emergere molto bene il “marcio” appoggiato sul fondo. L’ultimo quadro, gustosamente brechtiano, è una pugnalata allo stomaco degli spettatori, ormai resi indifesi dalle risate, con una pungente riflessione sul clima “produttivo” e forse poco umano dei nostri giorni.

Quindi se siete in dolce attesa o volete iniziare una gravidanza, ma anche se non ne avete la minima intenzione, passate dal Teatro della Cooperativa a vedere questo gioiellino teatrale, sferzante e provocatorio, capace di lasciarvi il piacere della risata e qualche spunto di riflessione.

Davide Scaccianoce

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