Virginedda addurata, la recensione

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verginedda 2Il considerevole successo della rassegna Palco Off di quest’anno, Autori, Attori, Storie di Sicilia si chiude al Teatro Libero con Virginedda Addurata, una drammaturgia di Giuseppina Torregrossa, diretta dalla regia di Nicola Alberto
Precedono la pièce un’intervista e il video “Into the Silence – Eremiti del terzo millennio” , la prima gioca alternando condanna e assoluzione dell’isola mediterranea, il secondo, del siciliano Carlo Bevilacqua, mostra i volti di uomini e donne silenziosamente votati alla solutidine.

Ecco che le due tematiche vengono a confluire nella recitazione di Francesca Vitale, Santa Rosalia, ed Egle Doria, portatrice delle altre voci femminili protagoniste.
S.Rosalia, patrono di Palermo, rifugiata nella grotta nella quale visse tutta la vita, riceve le protagoniste di un fatto di cronaca nera realmente accaduto a Trapani nel 2012. L’ironia caratterizza il personaggio dalle prime battute, riportandolo ad un’umanità tutta terrena, che sapendo di poca santità colora di leggerezza la cruda vicenda; l’attrice ben s’immerge in questa figura ambigua che non pretende di essere spiegata.

Egle Doria, entrando dalla platea con generosa energia e repentini cambi, assume i volti delle donne portate più per costume che per fede a rivolgersi a Santuzza.
La regia, nonistante qualche imprecisione iniziale, si fa forte di un uso metodico e attento delle luci che incorniciano una scena spoglia ma funzionale, ammantata da musica italiana leggera volutamente in contrasto con quanto raccontato.

Non si cede a nessun patetismo nonostante la tematica scabrosa, l’equilibrio del testo si sposa con una messa in scena essenziale che infine si colma degli abiti dei personaggi. Poesia e insieme monito, per esprimere la volontà di parlare della verità violenta del quotidiano con la grazia del teatro.

 

Arianna Lomolino

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