Uno sguardo su CrashTest Festival

crashtest
foto Loris Lorenzini

CrashTest – Collisioni di teatro contemporaneo – Edizione 2019
L’onda d’urto teatrale”

Il Festival CrashTest nasce a Valdagno, in provincia di Vicenza, nel 2012 dalla passione per il teatro, che unisce tra di loro i membri del collettivo Livello 4.

Partecipando ad un bando, le sottoscritte hanno avuto l’occasione di prendere parte all’edizione 2019 in veste di giurate, usufruendo così di un punto di vista privilegiato, ma anche di grande responsabilità, sui quattro spettacoli finalisti, di cui dovevano decretare il vincitore.

Non solo teatro.

Come anticipato dal titolo, il festival colpisce. Colpisce sicuramente non solo per la qualità artistica delle compagnie partecipanti, ma anche per la qualità organizzativa: un gruppo di ragazzi del liceo/primi anni universitari, che mettono dentro il Festival tutta la loro energia, intelligenza (brillante!) e passione. A guidarli uno staff di estimatori, studiosi e professionisti del teatro, in grado di creare un filo diretto con il pubblico, coinvolgendo e ricreando da otto anni un’atmosfera di famiglia a Valdagno, città di montagna vicino a Vicenza, famosa per essere stata la “città-Stato” della dinastia Marzotto (una storia che meriterebbe uno spettacolo a sé).

Un festival teatrale a 360° gradi, che costruisce ogni anno un palco per gli spettacoli e per accogliere i suoi protagonisti. Niente, però, suona più vero dei giorni del Festival, in cui le emozioni prendono il sopravvento, in cui non ci si stanca di riflettere sul teatro, da cui inevitabilmente si imbocca il sentiero per parlare della società e della politica contemporanea. Un trampolino di lancio, un campione degli spettacoli che arriveranno, che hanno l’occasione di rivalutarsi e ripensare al proprio spettacolo.

Gli spettacoli.

Quattro le compagnie finaliste del Festival, selezionate tra oltre cento spettacoli.

P!nk Elephant di Siro Guglielmi: uno spettacolo di teatro danza, che con il movimento racconta di un’evoluzione personale, partendo da un’intimistica scoperta di se stesso, fino ad arrivare all’esplosione davanti al pubblico. Un lavoro in prima persona, che potrà trarre vantaggio da un occhio esterno nella sua futura imbastitura.

Icaro di Azul Teatro: la rivisitazione del noto mito si presta al mondo contemporaneo, grazie alle potenti parole di Serena Gatti. Icaro è sopravvissuto alla prima caduta, per fuggire al labirinto. Ora, dopo migliaia di anni, vuole riprovare a volare. Uno spettacolo poetico, ma che a tratti allunga troppo i ritmi scenici.

Il coro di Babele di Barbe à Papa Teatro: Babele è il grido generazionale di una comunità in movimento. Viaggia al ritmo serrato di una performance senza pause di riflessione. Gli attori sono come lo zucchero filato (il barbe à papa francese), sono colorati e leggeri.

Era meglio nascere topi di Anomalia Teatro, vincitori del CrashTest Festival: il tema della discriminazione trattato dal punto di vista dei discriminatori. Si comincia con una risata, che muore in gola a chi si riconosce. Oppure no. La verità è che tutti abbiamo un “lato oscuro” e tutti siamo responsabili di azioni poco nobili. La messa in scena restituisce l’immagine del popolo che sventola credenze religiose, professandosi non razzista e divulgando credenze comuni. Uno spettacolo efficace ed intelligente. Arriva puntuale e impietoso al punto.

L’impressione generale è stata coerente con la definizione di teatro contemporaneo. Ovvero con l’impossibilità stessa di definirlo, di tracciare un confine netto intorno al suo manifestarsi multiforme. Contemporaneo d’altronde potrà chiamarsi questo teatro finché un’avanguardia non scriverà sulla scena un nuovo manifesto. Contemporaneo lo avrebbero potuto chiamare in ogni tempo, nel momento stesso in cui prendeva corpo. Contemporanea è la lama di Anomalia Teatro che affonda e sminuzza un tema sociale, o il linguaggio che fa dell’occhio la miglior parte per Siro Guglielmi, contemporanea è l’irruenza vitale dei Barbe à papa, e il contrapposto scandirsi del tempo poetico per Azul Teatro. Contemporanea è soprattutto la bellezza di questo Festival che si nutre prima di ogni altra cosa del contributo dei suoi giovanissimi operatori.

Alessandra Pace e Marta Zannoner

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