Uno sguardo su “Corpo a corpo” di Roberto Zappalà

corpo a corpo
foto Serena Nicoletti

“Corpo a Corpo” è il nuovo lavoro che Roberto Zappalà ha presentato a Milanoltre 2018 e che insieme a “Come le Ali” è parte complementare e autonoma di un più ampio progetto: “Liederduett” che ha debuttato quest’estate al festival internazionale di Bolzano Danza.

Corpo a Corpo trova spunto dalla più antica e conosciuta storia di Caino e Abele narrata dalla Bibbia nella Genesi.
È qui che avviene la rottura dell’uomo con Dio e il primo atto di violenza compiuto da Caino sul fratello Abele.
È il primo crimine umano dal quale poi discendono, a ripetersi e moltiplicarsi, altri criminosi avvenimenti che da sempre hanno macchiato e macchiano il tracciato di ogni storiografia, indipendentemente da questo o quel credo religioso.

La scelta d’inizio per questa rappresentazione è quella di un ring dove due pugili si combattono: in scena la presenza di Salvatore Cavallaro e Giuseppe Recupero, mentre – tra un pugno e l’altro – intervallati dai suoni dei gong – il clamore d’una folla immaginaria si fa sempre più acuto e frastornante, cui seguono buio e silenzio!

Cambio di scena, ma sempre di ring si tratta; adesso annotiamo una piattaforma perimetrata da grandi fari di luce, i due pugili sostituiti in mimesi dai danzatori Gaetano Montecasino e Fernando Roldan Ferrer che s’apprestano a indossare una t-shirt rossa l’uno e una medesima verde l’altro: inizia da qui il loro corpo a corpo.

Le suggestioni che riescono a proiettare attraverso gesti e movenze – supportati da una navigata esperienza da contact improvisation – sono tali da catapultarci in un viaggio mitologico e ancestrale che conduce, dalla regressione alla nostra entità primitiva, fino all’odierna attualità.

Stupefacenti i loro passaggi giocati in un set d’atmosfera di romantica fratellanza a un contrapposto set dove li vediamo abbeverarsi di cruda rivalità che, sull’incitazione della folla, li porta a contrasti di potere e sopraffazione l’uno sull’altro, fino all’esplosiva ferocia giocata a carponi sul ring in modo cagnesco e ringhioso con abbai ed espressioni facciali d’agguerriti animali.

Gli stessi poi in piedi a rinfacciarsi con voci lucifere e serpeggianti spregevoli accuse d’odio e d’invidia rivendicativa.
Complici le musiche: Johannes Brahms e Nick Cave.
Da questa dipartita l’effetto focus arriva dal plotone di luci ipnotiche ad intermittenza lampeggiate sui due danzatori che fermi sulla scena creano nello spettatore una dissonanza cognitiva sui dati reali visti per sovrapposta contraddizione.

Erano così chiari i sentimenti di reciproca e amorevole fratellanza, pertanto come possono essere stati veri insulti e rancori visti?
L’assonanza che poi ne deriva da parte dei danzatori è una fusion corpo a corpo tale da annullare l’identità dell’uno e dell’altro in una composizione non più soggettiva e conflittuale ma di coeso magma metamorfico che si dispiega in sequenze di labirintico e sotterraneo amalgamarsi di ‘essere’ ed ‘esistere’ del sottosopra male e bene.
Un amalgama fatto di solchi, pause, affetti devozionali o incestuosi che si protraggono in dilemma paradigmatico della coscienza con una ritmica lenta, per poi altalenare in un processo di ricarica rivitalizzante.

Una nuova composizione della materia che come un mantice li rianima tra infiniti abbracci e prese aggressive.
Quale lo spettro di realtà che affonda in abbracci così manifesti segmentati da sottesi processi di modificazione della materia psichica, fisica e creativa quando il torpore delle vissute emozioni li riporta nella verticalità; dapprima – forse a seguito di un tacito patto di tregua – a tracciare con il sale un proprio confine di appartenenza – in seguito ad oltrepassarlo perché spinti dal bisogno di ulteriori azzardi di attacco e difesa?

La sterzata finale arriva quando tramortiti dalla stanchezza declinano entrambi spossati e intrecciati sotto un guantone da box appeso che squarciandolo li purificherà con una doccia di sale.
Un gesto dettato da una perduta integrità morale o da una maggior consapevolezza del dolore?
Domanda cui tutti siamo richiamati a riflettere.

Non è casuale se Roberto Zappalà ha voluto accostare quest’ultima immagine alla bellezza della creatività nell’arte – trasfigurata, in questo caso, dal meraviglioso quadro di William-Adolphe Bouguereau: “Il primo lutto.”

Vitia D’Eva

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