Uno sguardo su “Benvenuto umano”

benvenuto umano

L’1 e 2 dicembre è andato in scena al Teatro Parenti di Milano “Benvenuto Umano”, produzione targata CollettivO CineticO, compagnia fondata dalla performer e coreografa Francesca Pennini, premio UBU 2017, progetto in collaborazione tra il Teatro Franco Parenti e la Triennale di Milano.

Lo spettacolo inizia con una voce femminile, quella della performer Francesca Pennini, che guida il pubblico in una sorta di visualizzazione guidata il cui obiettivo è quello di far concentrare lo spettatore sul proprio corpo e sullo spazio attorno a sé, chiedendo, a chi se la sente, di non utilizzare il senso della vista.

Il corpo è al centro della performance, infatti i performers appaiono sul palco quasi nudi, coperti solo da boxer, con gli occhi celati da maschere al cui interno sono presenti smartphone che riproducono in video movimenti della Pennini: i danzatori, come in uno strano video game mimano i movimenti della donna, come se fossero guidati da una forza esterna e superiore, come se ci fosse un computer a farli muovere. Avanguardia ed antichità si fondono durante lo svolgimento dello spettacolo, poiché pare di essere in presenza di una tribù preistorica dove la tecnologia moderna è parte integrante. Infatti la Pennini pare essere un ibrido tra la dea della fortuna e un cyborg umanoide che decide il destino degli umani attorno a lei, tant’è che quando passa tra il pubblico, completamente bendata, crea attorno a sé un’aura di riverenza e inquietudine molto intensa.

Lo spettacolo pare trasmettere tale messaggio: spingere e sfidare il corpo oltre i propri limiti, sacrificando la vista in un’era dove video, immagini e visual la fanno da padrona. Il corpo non è solo occhi, infatti è possibile danzare bendati su di un cerchio a qualche metro da terra, è possibile attraversare una sala teatrale completamente al buio affidandosi agli altri sensi e all’ausilio degli altri. Tutto questo, perché il corpo è una macchina perfetta dalle magnifiche risorse, forse mal utilizzate in nome di una comodità decadente. I corpi sono esposti in tutta la loro magnificenza e potenza: si muovono, danzano, lottano, vincono e perdono, ritornando ad una primitiva animalità oggi assopita ma non dimenticata.

I rimandi visivi sono molteplici, e spaziano dalla cultura occidentale a quella orientale in un mix ricco e ben equilibrato dalla sapiente direzione della Pennini, dando vita immagini risalenti all’epoca greco-romana, rinascimentale e molto altro.

La conclusione è a dir poco stupefacente: al termine della lotta tra i meridiani del cuore, fegato, polmoni e stomaco (riferimenti all’antica medicina orientale), interpretati dai danzatori, uno dei corpi sconfitti, sotto il comando della dea androide, viene legato e sospeso sul palco, a simboleggiare la contraddittoria condizione esistenziale umana, ovvero l’uomo diviso, sospeso per l’appunto, tra il cielo e la terra, tra spirito e corpo, tra sacro e profano.

Spettacolo che lascia lo spettatore ammutolito e attonito di fronte alla prova fisica dei danzatori, poiché in tale performance si percepisce la potenzialità del corpo umano e allo stesso tempo la sua semplicità e concretezza, privo di filtri artificiali e giustificazioni.

Francesca Parravicini

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