“Una Tranquilla Rapina in Banca”: perché la fiction vale più della realtà

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Spesso ci capita di sentir parlare della società dei nostri tempi, di quanto essa sia falsa, di quanto ami nascondersi dietro lo schermo di un computer, e spesso queste critiche rimangono sterili, semplice amarcord per chi rimpiange un’altra era (spesso dimenticando i difetti che anch’essa portava con sé).

Poi, invece, può capitare che in un colpo solo si riesca a creare un ritratto perfetto di tutto il mondo che ci circonda, facendolo funzionare come una macchina perfetta.

Lo spettacolo di Giorgio Ganzerli prende spunto da un’idea solo apparentemente banale: Giulio Fracassi ha bisogno di soldi, per scappare e costruirsi una nuova vita, insieme alla propria compagna, e decide così di lanciarsi in una rapina in banca, quasi come se stessimo parlando di un film statunitense di inizio anni ’70.

Il colpo di genio si incarna però nel personaggio di Ornella Bianchi, agente dell’industria pubblicitaria, che si trovava in banca giusto nel momento del crimine: da brava esperta del mondo della pubblicità, crea una narrazione da capolavoro intorno alla rapina, convincendo Giulio a presentarsi al mondo come eroe dei più deboli, contro l’establishment e le banche, intervenuto per restituire ai contribuenti i loro soldi.

Quello che era un crimine mal progettato, nato per scopi meramente personali, apparirà così agli occhi della nazione (ovviamente attaccata al televisore per seguire la vicenda) come un esempio da seguire, fino al punto che i cittadini finiranno per opporsi all’irruzione che le forze dell’ordine tenteranno nell’edificio.

La mobilitazione dei social, la diretta televisiva, le storie dei personaggi (costruite sempre magistralmente da Ganzerli), tutto sembra incredibilmente reale, in una satira della società da far invidia a tanti comici di casa nostra.

La scelta del monologo non si rivela mai noiosa, in questo spettacolo come nel precedente “Con un’Accetta Piantata nel Cervello” (peraltro oggetto di una citazione che per quanto fulminea galvanizza lo spettatore che riesce a coglierla).

Uno spettacolo in grado di osservare la società creandone una riproduzione credibile, affascinante e mai pregiudizievole, che non può che farci attendere ferventemente il terzo capitolo della trilogia noir, in scena, sempre al Teatro Verdi, il 29 e 30 maggio.

Manuele Oliveri

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