Tobia Rossi presenta “Assassine”

tobia rossi

MilanoTeatri.it ripropone l’intervista esclusiva a Tobia Rossi, autore di “Assassine” Che ritorna al Teatro Libero dal 14 al 21 ottobre 2014.

 

C’è tanta curiosità intorno all’anteprima nazionale di Assassine, senza rivelare troppo, cosa deve aspettarsi uno spettatore?
In primo luogo di attraversare le storie, le passioni, la follia e le efferatezze di cinque tra le assassine più celebri della storia, ma anche di stare in compagnia di cinque attrici “sull’orlo di una crisi di nervi” (è una storia metateatrale, gran parte dello spettacolo racconta di una produzione teatrale un po’ sgangherata dove cinque attrici di diverso background ed esperienza mettono in scena le storie delle assassine).
Infine anche di divertirsi: il lavoro, che tratta temi come la morte, l’omicidio e l’orrore, assume spesso i contorni di una black comedy. Insomma si sta a tu per tu con il mostro, ma si ride anche. 

 

Come hai scelto i personaggi? Chi è la più efferata?
Non ho scelto io personaggi su cui si è lavorato. Monica, Chiara, Paola, Silvia ed Elena sono le ideatrici del progetto, lo avevano in mente da tempo e hanno fatto lunghe ricerche, fino a che non hanno individuato le aguzzine per loro più interessanti. A quel punto mi hanno invitato a pranzo e mi hanno parlato di queste donne con un grado di approfondimento, un’empatia e un  coinvolgimento tale che più che un pranzo sembrava una seduta spiritica, una rievocazione. Sono cinque professioniste straordinarie ma in questo  particolare progetto, dove lavorano su creature e storie che anno amato e scelto, dalle quali sono state in qualche modo “chiamate”, si avverte il loro interesse umano e l’investimento personale nel raccontare queste vite sfregiate dal crimine e dalla morte. Difficile dire chi fra i cinque personaggi sia il più efferato, più che attenuanti esistono motivazioni personali, diverse per ciascuna di loro, ne abbiamo discusso a lungo, abbiamo cercato  l’origine del trauma che ha portato a uccidere, il punto esatto in cui il disco si è irrimediabilmente inceppato…

 

Secondo te c’è differenza tra la la crudeltà maschile e quella femminile?
Ho la sensazione che nella crudeltà femminile ci sia più intelligenza. Anche nella bontà femminile, ora che ci penso.

 

Prosegue la collaborazione con il regista Manuel Renga, come ti trovi a lavorare con lui?

E’ il terzo testo mio che dirige (e un quarto è in cantiere…) quindi è evidente che tra noi ci sia una continuità stilistica, poetica, estetica e professionale. Ogni progetto è occasione per noi per confrontarci e conoscerci meglio, cerchiamo di rendere creative e produttive sia le nostre divergenze che le nostre affinità, è  molto entusiasmante.

Il tuo musical “Come Erika e Omar – É tutto uno show” ha debuttato a Roma, lo vedremo anche a Milano?

Assolutamente sì, quasi sicuramente il prossimo autunno. A Roma è andato molto bene, la critica lo ha amato e, quello che per  me è più importante, è stato sdoganato anche dagli amanti del musical più tradizionale. 

Il crimine è spesso protagonista dei tuoi testi, ci sono autori del passato o del presente che apprezzi maggiormente o che ti hanno ispirato?

Certo, credo che ogni nuovo testo  sorga inevitabilmente sull’opera e sulla memoria di altri autori. Ognuno poi ha i suoi cult, i miei sono prevalentemente americani e inglesi: Tennessee Williams, Edward Albee, David Mamet, Philip Ridley, Mark Ravenhill, Tony Kushner e tra i più recenti Dennis Kelly, Abi Morgan, Neil Labute, ma anche i canadesi come Bouchard e Dubois, la lista sarebbe veramente lunga, senza contare il cinema, la letteratura, le arti visive che sono inesauribile fonte di nutrimento per un drammaturgo. Addirittura la tivù, ad esempio per scrivere “Assassine”  ho fatto tesoro di una serie tv pop riuscitissima come “American Horror Story”.

 

Quali sono i prossimi progetti in cantiere?
Un altro musical su un tema nerissimo, più intimista e meno satirico di “Come Erika e Omar”, sempre in coppia col mio “socio”, il musicista Francesco Lori e un nuovo testo teatrale che parla della (dis)educazione sessuale all’interno di una famiglia altoborghese della Milano della finanza alle porte dell’Expo.

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