Teatro Fontana: “Suite Amletica”

suite amletica

Inizia en plein air la stagione del Fontana nell’ambientazione cinquecentesca dello storico Chiostro adiacente al teatro che accresce le suggestioni e le possibilità evocative dei testi proposti. Inizia con due spettacoli incentrati su una delle figure più enigmatiche del teatro moderno e, al contempo, più conosciute. Due diversi punti di vista, due riflessioni, due rappresentazioni dell’Amleto di Shakespeare danno vita ad una mini rassegna a tema che cerca un dialogo con la tradizione esplorando nuove modalità di trasmissione delle storie.

20-22 settembre ore 20.30
AMLETO
da William Shakespeare
di e con Michele Sinisi

Amleto si trova in una stanza e vive in completa solitudine la sua storia. Fatti e personaggi sono tutti caduti davanti ai suoi occhi e, malgrado i suoi desideri, deve confrontarsi con ciascuno di questi, prendere delle decisioni. La tragedia sta nel fatto che deve comunque risolvere la sua storia da solo. La storia è quella che tutti noi conosciamo; il testo shakespeariano è smontato e reintrodotto sulla scena attraverso un soliloquio. Amleto contiene nella sua testa la memoria fastidiosa di tutti. Polonio, Re Claudio, Ofelia, Laerte, la madre Gertrude, l’attore della compagnia girovaga: tutti assenti. L’unica compagnia reale sarà il fantasma del padre che, in quanto tale, lo metterà al corrente di ciò che veramente è successo. Le sedie vuote saranno i soli testimoni della sua esperienza. Quella di Amleto è una tragedia che sfugge alle analisi o che le accetta tutte mentre racconta di un uomo che rifiuta tutto. Rimane il mistero di un essere umano chiuso in una stanza, assillato da ricordi e immagini da cui non vede l’ora di liberarsi. L’intensità favolosa delle sue utopie che non riesce a sostenere.

27-29 settembre ore 20.30
IO SONO. SOLO. AMLETO.
progetto e interpretazione di Marco Cacciola
regia e drammaturgia di Marco Cacciola e Marco Di Stefano

Come si fa a “uccidere un padre che è già morto”? Che di vendicarlo proprio non si ha voglia… Bisogna davvero “ereditarne il nome” e seguirne i passi sulla terra? O meglio risolversi a lasciarlo riposare sotto quella terra e seguire i propri passi, rischiando pure di sparire?
Da queste e da altre domande ancora, l’interprete di Amleto parte per indagare i propri confini. E così, in questo non-luogo, misterioso e di passaggio, sono destinati a sprofondare alcuni personaggi dell’Amleto, ognuno portatore di un tema e di una rinnovata visione sulla vita e sulla morte, ognuno interpretato dallo stesso uomo, Solo.
Il progetto parte dal testo shakespeariano per attraversare i dubbi che fondano il nostro tempo: dal rapporto tra padri e figli alla relazione tra leader e società, dalle dinamiche di potere, sia nella dimensione pubblica che in quella privata, alla ricerca di una giustizia che si specchia nella vendetta. Il mito di Amleto incarna perfettamente il travaglio della crisi di conoscenza contemporanea. Siamo noi a essere Amleto: sopraffatti dal Pensiero, impossibilitati all’Azione.
La drammaturgia, la recitazione e la regia collaborano a esplorare zone di confine, tra attore e personaggio, tra palco e platea, realtà e finzione, prendendosi il rischio di provare a conquistare l’essere, lo stare.
Una ricerca tra la prontezza e l’azione.
Una riflessione sull’Identità. La Solitudine. L’Arte. Io sono. Solo. Amleto.

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