Teatro-Cucina a Milano

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Foto di Cristian Castelnuovo

A Milano dal 28 al 30 maggio presso l’Atelier di Teatro in Polvere, il sipario si apre su una tavolata a forma di ferro di cavallo apparecchiata con tovaglie damascate, piatti in metallo e coccio, cucchiai di legno e posate d’argento, bicchieri smaltati, anforette di terracotta. Appena entrati, gIi spettatori prendono posto al banchetto per diventare commensali di un insolito spettacolo teatrale nel quale musica e farina, danza e acqua, canto e vino rallegrano e nutrono corpo e anima: “Teatro-Cucina®, intrattenimento conviviale in 5 portare e 2 atti” è uno spettacolo da mangiare, da ridere e da ricordare.

Il rito del cibo e del vino, cuore di Teatro-Cucina, affonda le radici nella cultura popolare. I piatti serviti in scena sono legati alle tradizioni, intrecciati a racconti del passato: sapori della memoria, colori della terra, canti e danze che raccontano la vita. Ognuna delle cinque portate è legata alla drammaturgia quindi lo stile narrativo cambia in base alle pietanze preparate e servite. Il cibo scandisce lo spettacolo dal riso alle lacrime, dall’ironia pungente e rinfrescante all’amore nella sua accettazione più pura.

Valentino Infuso inizia a immaginare a Teatro-Cucina nel maggio 2000, Elisabetta Faleni co-autrice ne firma la regia, il debutto dello spettacolo avviene nel novembre 2001 a Milano dopo 18 mesi di preparazione, contando ad oggi circa 300 repliche col tutto esaurito e lunghe liste d’attesa. Nel 2003 lo spettacolo venne impreziosito nella sua parte gastronomica dallo chef pluripremiato Davide Oldani, in qualità di vero e proprio Compositore del Gusto. Per le prossime repliche la compagnia ha il privilegio di presentare al pubblico una variante del menù elaborata dal creatore della “cottura emotiva”, il cuoco Gustavo Lamandragola.

Teatro-Cucina® può essere definito come un approccio gastronomico al teatro: si racconta la vita, nelle sue fasi salienti, attraverso il cibo.  Il legame tra le pietanze e la drammaturgia è stretto al punto tale che se una vivanda dovesse essere sostituita, anche l’azione scenica dovrebbe essere modificata. Questo legame rende preferibile, ai fini di una fruizione ideale, che lo spettatore non sappia quali siano le portate che gli verranno servite fino al momento in cui non saranno evocate e create in scena dagli attori, scoprendole gradatamente all’interno del gioco scenico.

L’empatia dell’attore e del commensale è naturale e fondamentale per il godimento dell’azione teatrale. Il cibo, medium emozionale tra attore e spettatore, racconta la vita, non una in particolare, ma quella in cui ognuno si riconosce, attraverso piccoli gesti, impercettibili sfumature dell’esistere, nella memoria di suggestioni, odori, sensazioni. Uno spettacolo che fonde teatro e cucina, entrambe forme potenti di crescita culturale ed entrambe fonti di nutrimento fisico e spirituale.

Per info: www.teatroinpolvere.it

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