“Sulla morte senza esagerare”, i Gordi parlano in silenzio

sulla morte

Nell’ambito della bellissima rassegna Contemporanea, in cartellone al Teatro Menotti in queste settimane, è andato in scena “Sulla morte senza esagerare” di Teatro dei Gordi. Seduta su una panchina, in compagnia di una piccola pianta grassa, la Morte aspetta. Aspetta che il suo lampione si accenda, ad annunciare che un nuovo frammento di umanità arrivi da lei, su quella banchina da percorrere per completare definitivamente il proprio trapasso.

La Morte, di solito immaginata come onnipotente e forza oscura, è vista dai Gordi attraverso la lente di Wisława Szymborska che con la sua poesia ne dà una lettura serena, quasi umana, una figura sì immutabile ma che semplicemente porta avanti il suo lavoro in modo ordinario, con rassegnazione, a volte interdizione, cuore.

Dalla luce del lampione compaiono i personaggi più disparati, maschere simboliche di un immaginario universale vicino alla nostra esperienza da uomini nel mondo: un suicida, una prostituta, una coppia di anziani, un soldato, una donna incinta. I modi in cui si arriva al suo cospetto sono diversi, vari e infiniti, e ogni incontro si colora di sfumature diverse. Abbracciare la Morte – letteralmente – è un atto quasi sacro, sancito dai Gordi con un sorriso: i personaggi di fronte a lei devono percorrere un piccolo corridoio di luce, ogni volta volutamente personalizzato dallo scheletro incappucciato con una ricca playlist musicale, quasi a proporre nuovi optional decorativi per sentirsi maggiormente a proprio agio in un momento così importante. Non tutti però sono pronti ad abbandonarsi a Lei, a lasciarsi il proprio corpo alle spalle, perdendo la maschera della propria caducità e umanità: c’è chi torna indietro – tenendosi anima e corpo – ripercorrendo la via del lampione, e chi torna al suo cospetto più volte senza mai avere il coraggio di toccarla.

Anche la Morte vive – per quanto sia un ossimoro – i problemi di tutti i giorni: ha a che fare con un angelo controllore, che alla pari di un nostro “revisore dei conti” aziendale fa le pulci alla protagonista sulla regolarità del suo luogo di lavoro e del lavoro stesso. Come ogni comune mortale, lo scheletro incappucciato e in maglioncino ormai logoro, può subire un licenziamento ed essere brutalmente rimpiazzato al mancato raggiungimento dei risultati sperati.

Lo spettacolo dei Gordi è completamente muto, ma non lo sembra. Dai corpi degli attori, dai loro gesti puliti e studiati al millimetro, trapassano molteplici significati e tutto quel testo che comprendiamo ma non sentiamo. Si potrebbe dire che la performance traduce con abilità il silenzio dell’incontro e che proprio grazie a questa maestria lo spettacolo risulta intenso, mai estremo (difatti è dichiarato: “senza esagerare”), perfettamente equilibrato. È come se il regista Riccardo Pippa avesse trattato in forma scenica la forza di una carezza, così accogliente e delicata che sembra durare troppo poco. Vincitore di numerosi premi, Sulla morte senza esagerare si conferma uno spettacolo che merita nota e diffusione insieme ai suoi realizzatori – regista e attori – che si dimostrano in tutto e per tutto credibili e profondamente generosi sulla scena. Se vi capitasse di trovarlo in cartellone a qualche chilometro da casa, vale la pena passare una serata in silenzio.

Vera Di Marco

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