Shakespeare visto da Fenice dei Rifiuti

Foto di Greta Pelizzari

Sorprendere il pubblico. Questo sembra uno degli obiettivi della compagnia Teatrale Fenice dei Rifiuti in scena al Teatro Libero fino al 15 gennaio. La prima sorpresa è nella scelta dell’opera Shakesperiana messa in scena, non “Otello”, non “Macbeth” bensì “Misura per misura” commedia nera sicuramente poco nota al grande pubblico.

Le sorprese, però, continuano appena si mette piede dentro il teatro e subito si capisce di non aver certo a che fare con un’opera classica. Difficile pensare che Alessandro Veronese si sarebbe limitato a mettere in scena il lavoro di un altro (autore per quanto illustre) senza dire la sua. Il suo adattamento resta fedele alla trama, ma aggiunge un tocco personale di metateatro che personalizza l’opera e la rende unica nel suo genere.

Uno spettacolo che si apre con le note di “Innuendo” dei Queen non può che incuriosire subito gli spettatori e, senza svelare troppo di un’opera che va invece vista senza anticipazioni, possiamo dire azzeccata la scelta di annullare il palcoscenico e di rendere tutto il teatro luogo della storia.

Tanti i simboli ricorrenti, uno su tutti, il cappio che si stringe al collo di tutti i personaggi gestiti come marionette dal duca, ma che, con una visione più ampia, avvolge anche tutto il pubblico.

Infine è giusto spendere due parole sul numeroso cast, Veronese torna ad essere, non tanto protagonista, quanto perno della storia con Michela Giudici costretta a cambiar parte per modifiche al cast poche settimane prima del debutto. Il premio simpatia va, però, ad Alice Pavan, la sua interpretazione di Lucio è ineguagliabile.

Ivan Filannino

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