Rita degli impossibili, una rosa bianca

rita degli impossibili

Una rosa bianca sospesa nella luce. È questa l’immagine suggestiva con cui si apre lo spettacolo “Rita degli impossibili”, di e con Laura Marinoni, in scena per la prima volta a Milano presso lo Spazio Banterle, prodotto dal Teatro de Gli Incamminati – Festival Tra Sacro e Sacro Monte.

Laura Marinoni, che è stata diretta da registi come Giorgio Strehler, Giuseppe Patroni Griffi, Luca Ronconi, Antonio Latella, ha deciso di raccontare la tormentata vicenda di Santa Rita da Cascia, la Santa dei Miracoli Impossibili, amata e venerata da milioni di fedeli e allo stesso tempo figura ambigua e controversa persino all’interno della stessa Chiesa, che aspettò vari secoli prima di farla santa. Rita infatti coniuga in sé un destino di violenza e di miracoli: nata da genitori molto anziani e circondata fin da piccola da segni prodigiosi, diventa sposa di un delinquente che lei riesce a placare e convertire ma verrà poi assassinato; madre di due figli, è lei stessa a invocare Dio pregando che muoiano prima che si macchino le mani di sangue per vendicare il padre; in seguito alla morte dei due giovani, vaga da una selva all’altra in preda alla disperazione, vivendo in cima allo Scoglio di Roccaporena, reietta dalla società: per tre volte chiede di farsi monaca e per tre volte le è negato. Ha ormai 36 anni, ha conosciuto il mondo ma è già posseduta da Dio.

“Il mio interesse era di riuscire a ricostruire la storia di una donna, prima che di una santa” dichiara l’attrice-autrice, ed infatti nella sua narrazione non si sofferma tanto sui miracoli o sul convento quanto piuttosto sull’esperienza umana che precede la vita consacrata. “L’ho immaginata al risveglio del suo “folle volo” (ndr la leggenda dice sia giunta in volo durante la notte, in una nuvola di fuoco, nel chiostro del convento di Santa Maria Maddalena) mentre cerca di ricordare, come se vedesse la sua vita a sprazzi, intuendo a poco a poco la sua storia, la sua fede, il percorso incomprensibile di arrivare a scegliere il perdono, nonostante tutto. Prima dei voti, prima della rinuncia estrema, combattuta tra i legami terreni e l’amore di Dio… Mi appassionava l’idea di scrivere il ritratto di una donna che sta per consegnarsi all’estrema rinuncia e all’estrema libertà.”

Laura Marinoni, con il suo talento di attrice, ci accompagna con passione all’interno di una biografia sì romanzata ma basata su fonti storiche e il ritratto che emerge dalla narrazione, semplice ed essenziale, nera e bianca (il costume ideato da Gianluca Sbicca sottolinea anche figurativamente questa dualità), fatta di ombra, di luce e di voce, scardina sicuramente l’idea statica e riduttiva che abbiamo oggi riguardo alla santità, spesso ingabbiata nell’immagine di un santino. Marinoni intuisce la profondità di qualcosa al di là dell’agiografia e porta in scena il racconto di una vita complessa e intensa, toccata da un immenso amore e grandi sofferenze, divisa tra mondo e Dio. La potenza di Santa Rita sta proprio nella battaglia che giorno per giorno lei, che è prima di tutto donna, moglie e madre, combatte per resistere ai mali e all’odio che la insidiano, sospinta da una forza che arriva da Dio e supera i limiti umani. È per questo che la storia di Santa Rita, donna del Medioevo umbro, parla ancora a noi, uomini e donne del ventunesimo secolo: ancora oggi per risolvere i “problemi seri” si chiede aiuto a Santa Rita, non soltanto per via dei numerosi e incredibili miracoli che le vengono attribuiti e la rendono la Santa più conosciuta al mondo ma forse e soprattutto per il coraggio incredibile e la fede che la animano nei momenti più difficili, quelli che ciascun uomo incontra nella propria esistenza. L’autrice si chiede “Possiamo credere ancora ai miracoli? È la fede che li crea?”. La vicenda della Santa dei Miracoli Impossibili testimonia come non le siano state risparmiate difficoltà e angosce, ma anziché essere soltanto subite sono diventate il terreno in cui coltivare semi di speranza e amore: “Vorrei che apparisse chiaro che Rita sente dentro di sé la chiamata, porta già in sé i segni della santità, ma vive la vita di tutti”.

Quando al termine dello spettacolo sfuma nel buio la luce sulla rosa bianca sospesa al di sopra di Rita, resta impressa nella mente l’immagine di una donna bianca, pura, amata e innamorata, che ha conosciuto le spine, i dolori della vita, ed ora è sospesa nella luce di una grazia “sovra umana” che inonda la sua esistenza.

Marzorati

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