Recensione: “Walter. I boschi a nord del futuro”

I Fratelli Dalla Via portano al Teatro PimOff il piccolo gioiellino chiamato “Walter. I boschi a nord del futuro”. Un testo avvincente e ricco di spunti in perfetto stile Dalla Via che proprio al PimOff, qualche stagione fa, avevano portato “Mio figlio era come un padre per me”.

Il pubblico in sala viene subito colpito dalla scenografia fatta di un letto di foglie secche per una storia che dà l’idea di essere ambientata in un futuro stile steampunk quando invece siamo alla fine del 2018. Così ci si trova davanti a un racconto del passato che, però, illustra una società del futuro nel mondo immaginario della Repubblica Agglomerato Urbano Serenissima dove vige la nuova democrazia ecologica digitale, tutti i cittadini devono essere muniti di social chip, avere un account sui social network. Come se non bastasse è vietato sostare nei boschi per più di 900 secondi.

La critica alla società moderna non è certo una novità nel teatro italiano, ma lo stile dei Fratelli Dalla Via resta unico e rimane il punto di forza di questo spettacolo. Tanti i botta e risposta tra i tre personaggi della storia con pillole da scrivere sul diario per non dimenticarle. “Gli occhiali dell’illusione appoggiati sul naso di una disperata” e “Reinventare se stessi ogni mattina per mettersi sul mercato della vita” sono solo un paio di gemme uscite dalla mente di Marta e Diego.

Il testo antropologico riesce ad avere spunti di noir e tocchi in stile “Into the Wild”, la recitazione si rivela coinvolgente con apprezzati segmenti di humor. A Marta Dalla Via, fresca vincitrice del Premio Hystrio Mariangela Melato e al fratello Diego si affianca Elisabetta Granara, ottima nei panni dell’hacker Ippolita. Poco spazio per la musica, ma forte l’impatto della chiusura con il brano “Iperconnessi” della band Le Luci della Centrale Elettrica. Tra l’organizzazione di un rave e messaggi propagandistici lo spettatore si spinge alla ricerca di Walter fino al sorprendente finale volante.

Ivan Filannino

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